Marò italiani all’estero, Ricky Filosa (MAIE): ora Renzi ci metta la faccia

Ancora un rinvio, l’ennesimo. La Corte suprema indiana va in vacanza e dei fucilieri di Marina italiana se ne frega. Se ne riparla a luglio, tra oltre due mesi. Questo è il rispetto che l’India ha nei confronti dell’Italia e del consesso internazionale. Il governo indiano si è rivelato in questi tre anni una vera e propria dittatura nazionalista chiusa nella conservazione del suo potere. E’ vero anche che le istituzioni italiane succedutesi nella difesa dei nostri fucilieri si sono dimostrate incapaci di farsi ascoltare, anche a livello internazionale. E lo stesso Matteo Renzi, che ha guidato il semestre europeo caricandolo di speranza, su questa questione non è riuscito a cavare un ragno dal buco. Abbiamo evidentemente a che vedere con dilettanti allo sbaraglio, su loro grava la responsabilità di non essere riusciti a riportare definitivamente in Italia Massimiliano Latorre e Salvatore Girone”. Così Ricky Filosa, coordinatore del MAIE in Centro America. 

“La vicenda dei marò – prosegue Filosa – contribuisce con forza a dare all’estero l’immagine di un’Italia debole e piccola. Che non riesce a riportare a casa due propri soldati, che non è capace di far tornare dal Brasile un ex terrorista come Cesare Battisti, ma che sembra inchinarsi davanti ai potenti di turno, come nel caso di Giovanni Lo Porto, o in quello che riguarda Pizzolato, in cui il governo ha risposto sì alla richiesta di estradizione da parte del Brasile. Facciamo ridere. Ci vorrebbe più determinazione, più autostima, più costanza. Ma ci vorrebbero anche governanti in grado di battere i pugni sui tavoli internazionali che contano, quando se ne presenta il bisogno. Se Renzi vuole essere degno del ruolo che si è dato prepotentemente – conclude l’esponente del Movimento Associativo Italiani all’Estero -, ci metta la faccia e mostri le sue doti decisionistiche e le sue capacità diplomatiche in prima persona, evitando di arrivare a dover scaricare la delusione del Paese e la sua stessa credibilità  sul povero fedele Gentiloni, troppo mite e inesperto per trattare coi potenti”.