Marò italiani all’estero, Napolitano ci è o ci fa? – di Leonardo Cecca

Italian President Giorgio Napolitano speaks during a meeting with US President Barack Obama in the Oval Office at the White House in Washington on February 15, 2013. AFP PHOTO/Jewel Samad

Per amore della mia Patria o Paese, come oggi si usa chiamare secondo il politicamente corretto, non vedo l’ora che Napolitano lasci la dorata poltrona. Ormai le sue sortite, o meglio i suoi sermoni, sono prive di significato, sono un trito di buonismo, di richiami tardivi e, soprattutto, di dimenticanze. Il giorno 22 u.s. parlando della deplorevole situazione dei due Marò ha detto che è necessario mantenere un dialogo con le Autorità indiane nonostante abbiano finora "dato prove negative di sordità, mostrando scarsa volontà politica di dare una soluzione equa ad una vicenda che purtroppo si trascina da tempo in modo insopportabile".

Che si addossi la colpa di quanto è accaduto alle autorità indiane sembra giusto per quanto riguarda le lungaggini della giustizia, ma sorvolare sull’intollerante e completa inettitudine mostrata dalle autorità italiane mi sembra fuori luogo e sembra che Napolitano abbia del tutto dimenticato che la vicenda è nata durante il primo e nefasto dei suoi governi e che il Ministro degli Esteri di allora Terzi si dimise, in quanto nauseato dalla condotta dell’esecutivo. Dimentica, Napolitano, anche con quale formale distacco ha parlato dei due Marò quando le circostanze lo hanno reso necessario. Sorprende non poco questa sua uscita che sa tanto di "scaricabarile". Che forse abbia in mente di riciclarsi, come avvenne alla fine della guerra quando dai GUF passò al PCI?