Maltempo, un’Italia di fiumi che straripano e colline che franano – di Mario Galardi

Le regioni italiane, e particolarmente la Liguria, sono flagellate attualmente da un’ondata di mal tempo e di piogge, che in molte località hanno superato i record storici dell’ultimo secolo. Sono opportune alcune considerazioni. Molti scienziati sostengono che l’aumento delle piogge sia provocato dal cosiddetto “riscaldamento globale”. Esistono tuttavia altri scienziati che contestano questa tesi e – ammesso e non concesso che il riscaldamento globale sia in atto – negano che questo possa dipendere da una causa antropica, vale a dire che sia provocato dalle attività umane, che emettono nell’atmosfera ingenti quantità di anidride carbonica.

I mutamenti climatici sono sempre avvenuti sulla Terra, milioni di anni prima che la razza umana popolasse il pianeta ed anche in tempi storici, a causa delle naturali attività geologiche e di quella solare. Cosa poi che fa dubitare che siano scevri da pregiudizi, molti sostenitori del riscaldamento per causa antropica avversano allo stesso tempo la produzione di elettricità per mezzo delle centrali nucleari, le quali hanno proprio il pregio di non emettere CO2.

Comunque sia, risulta ormai drammaticamente evidente che le nostre città e il nostro territorio non sono in grado di far fronte, senza subire danni gravissimi, a eventi atmosferici che, qualunque ne sia la causa, non possono più definirsi eccezionali, e sono destinati a ripetersi in futuro.

Occorre quindi convincersi che è necessario definire ed approvare in tempi brevi un piano di difesa e di consolidamento del territorio, dal punto di vista idrogeologico. A Chiavari, città colpita in questi giorni dallo straripamento (adesso dicono “esondazione”, ma noi della vecchia guardia l’italiano non abbiamo bisogno di tornare a impararlo) del torrente Rupinaro e del fiume Entella, esiste il ponte della Maddalena che ha più di ottocento anni e che un tempo aveva quindici arcate. Oggi di arcate ne ha solo sei. Dal che risulta evidente che nei secoli l’alveo del fiume è stato via via ristretto, limitando quindi la portata dell’Entella, e facilitandone lo straripamento.

Quello che è accaduto in questi giorni in Liguria è emblematico di una situazione che interessa tutta l’Italia. Si è fatto poco e male in tutte le regioni per prevenire i disastri causati dagli eventi naturali. A Genova esiste addirittura un edificio abitativo di vari piani, costruito sopra e in mezzo a uno dei torrenti che attraversano la città. A Napoli si è costruito attorno e sopra le pendici del Vesuvio, senza tener conto, a parte quella del 79 d.C., che l’eruzione più recente è avvenuta nel vicino 1944.

Il problema è che per prepararsi agli eventi calamitosi è necessario prendere decisioni impopolari, perchè occorre stanziare denaro, molto denaro, e quindi si devono fare sacrifici e rinunciare ad altro. Invece, governanti e governati, fanno tutti finta di niente, sperando in qualche buona stella; salvo poi recriminare e lamentarsi quando le disgrazie colpiscono duramente.

Ci sono poi cose assurde, legate ai nostri ordinamenti giuridici e normativi, che ostacolano anche i migliori intenzionati. Si pensi a certe irragionevoli disposizioni, che prevedono sanzioni contro i sindaci che facciano dragare fiumi e torrenti, perchè le pietre appartengono al demanio. Oppure al fatto che a Genova i fondi per i lavori sul Bisagno erano bloccati da anni dal tribunale amministrativo. Oppure si consideri la “legge di stabilità”. Il cui nome, mentre franano le colline e vengono sepolte le case, assume una valenza beffarda, perchè è la legge che impedisce ai comuni virtuosi di utilizzare i fondi che hanno accumulato e che potrebbero essere destinati a migliorare la stabilità del territorio e all’ammodernamento delle infrastrutture.

Però non tutte le sciagure sono provocate da errate gestioni, e in molti casi c’è chi, alla ricerca dello scandalo, esagera nel dare tutte le colpe a coloro che costruiscono. L’alluvione che colpì le Cinque Terre, per esempio, avvenne in una zona dove da secoli i muri a secco e i terrazzamenti vengono costruiti in modo esemplare e dove non si è mai praticato l’abusivismo edilizio su larga scala.

Il fatto è che esistono eventi atmosferici per i quali non siamo e non saremo mai preparati completamente. Che fare allora? Oltre a un cambio nella politica di gestione del territorio, occorrono due cose. In primo luogo occorre predisporre migliori piani di allarme e di emergenza per salvaguardare le vite umane. E allo stesso tempo ci si deve dotare di un fondo nazionale di maggior entità, da amministrare specchiatamente, e tale da consentire di dare un giusto risarcimento ai cittadini che abbiano subito gravi danni, e che non devono essere abbandonati al loro sfortunato destino, come purtroppo oggi accade. Questo comporterà aggravi fiscali. Ma la solidarietà non può essere lasciata agli enunciati retorici, perchè in queste dolorose evenienze si tratta di un reale dovere civico, indispensabile per la coesione sociale. E poi deve essere un’assicurazione valida per tutti, anche per coloro che, come diceva Totò, pensano di allontanare la sfortuna dicendo: “oggi è toccato a te, domani toccherà a lui…”.