I ribelli islamisti rafforzano le proprie posizioni nel centro del Mali, fissando avamposti stabili per un’avanzata verso Bamako. La Francia, intanto, rafforza il suo contingente sul campo e moltiplica i contatti diplomatici per ottenere supporto. Ed il presidente francese, Francois Hollande, puntualizza che i militari francesi lasceranno il Mali solo quando ci saranno ‘autorita’ legittime’, un ‘processo elettorale’ e la ‘minaccia’ dei ribelli sara’ finita.
Al centro degli scontri resta la cittadina di Diabaly, conquistata ieri dagli islamisti e colpita durante la notte da ripetuti attacchi aerei, che pur avendo ‘centrato i loro obiettivi’ non sono riusciti a scacciare i ribelli. Testimoni hanno riferito di aver visto centinaia di soldati maliani e francesi in marcia verso la cittadina per tentare un nuovo attacco, stavolta da terra. Continuano poi i bombardamenti su un’altra citta’ strategica, Konna, ancora nelle mani degli islamisti. Piu’ calma la situazione nel nord, dove gli jihadisti dei gruppi armati Ansar Dine e Mujao hanno abbandonato le loro postazioni a Gao, bersaglio di raid aerei francesi nel fine settimana, e a Timbuctu’ e Kidal, occupate da oltre nove mesi.
Un ‘ripiegamento strategico’ verso le alture circostanti, spiegano gli esperti, con il chiaro obiettivo di sfruttare la conoscenza del deserto dei miliziani e permettere loro di raccogliere forze e approvvigionamenti. Il timore e’ ora che si possano rifugiare nei Paesi vicini, a cominciare dalla Mauritania, che ha chiuso le frontiere ma potrebbe avere difficolta’ a sorvegliare centinaia di chilometri.
Nel frattempo, la Francia prepara una duplice controffensiva, militare e diplomatica. Lo Stato maggiore ha dato il via all’aumento del numero di soldati schierati in Mali che passeranno ‘progressivamente’ dagli attuali 750-800 a 2.500.
Stamattina e’ giunta a Bamako una colonna di 40 blindati provenienti dalla Costa D’Avorio, dove l’esercito francese ha una presenza permanente dal 2002, a fianco di forze dell’Onu.
Per la missione sono inoltre gia’ mobilitati, ha detto dal ministro della Difesa Jean-Yves Le Drian, ’12 caccia e 5 aerei da rifornimento’, mentre i sei Rafale della base aerea transalpina ad Abu Dhabi sono mobilizzabili in caso di bisogno.
Sul fronte diplomatico, Hollande ha approfittato della visita negli Emirati Arabi Uniti per chiedere e ottenere l’aiuto del ricco alleato nel Golfo alla missione in Mali. Un aiuto che sara’ per il momento ‘umanitario, materiale e finanziario’, ma potrebbe ‘eventualmente’ diventare anche militare. Non ci saranno invece invii di truppe da parte di Usa e Germania, hanno messo in chiaro durante la giornata i due governi. ‘Non prevediamo invii di soldati questa volta’, ha detto il segretario Usa alla Difesa, Leon Panetta, mentre la cancelliera Angela Merkel ha ribadito che l’unica assistenza in arrivo da parte tedesca sara’ ‘un supporto logistico o un aiuto umanitario’. Dal canto suo, il Belgio ha deciso di fornire due aerei C-130 per le operazioni di trasporto e due elicotteri Agusta A-109 per l’evacuazione dei feriti, operativi da giovedi’ mattina. Sempre da Bruxelles, l’Alto rappresentante Ue per la politica estera Catherine Ashton e’ tornata a sottolineare il sostegno dell’Unione al Mali e al presidente Traore’, precisando che il ministro degli Esteri maliano sara’ presente al Consiglio degli Esteri straordinario, fissato probabilmente per giovedi’.
Si precisano intanto i contorni dell’intervento militare orchestrato dall’Ecowas, la Comunita’ economica degli Stati dell’Africa occidentale, su mandato dell’Onu, che dovrebbe prima affiancare e poi sostituire la presenza francese. Oggi a Bamako si e’ tenuto un vertice degli Stati maggiori dei Paesi coinvolti, che forniranno alla missione Misna un totale di 3.300 soldati: la maggior parte, 900 circa, arriveranno dalla Nigeria, a cui sara’ affidato il comando e dovrebbero essere schierati gia’ nelle prossime 24 ore.
Sullo sfondo, cominciano ad arrivare le prime stime dell’impatto dell’avanzata islamista e dell’intervento militare sui civili nel Mali. Secondo le cifre diffuse oggi dall’Ufficio per gli affari umanitari dell’Onu, il totale dei rifugiati maliani nei Paesi vicini e’ giunto a quota 144 mila, mentre gli sfollati interni sono ormai quasi 230 mila, di cui 30 mila circa fuggiti dopo l’arrivo delle truppe francesi.
































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