Made in Italy, gli americani bevono vino ‘bio’ italiano – di Roberto Zanni

Anche quest' anno si rinnova la tradizionale raccolta dell'uva dai vitigni coltivati all' interno dell'area archeologica di Pompei, 31 ottobre 2013. Il vigneto riproduce quello esistente nello stesso luogo del 79 d.C. I vitigni sono collocati, sulla base degli studi del Laboratorio di ricerche applicate, accanto ai calchi delle antiche radici e vengono coltivati secondo le tecniche di quel tempo. Il vino oggi è imbottigliato con il nome Villa dei Misteri. ANSA/CESARE ABBATE

Il vino italiano negli Stati Uniti ha scoperto una nuova tendenza, che si chiama bio. Sì, il vino biologico sta conquistando il più grande mercato mondiale del vino e quello italiano è diventato immediatamente uno dei più ricercati.  

Nel 2013 secondo il rapporto pubblicato da Wine Trend Italia, condotto da Wine Monitor, osservatorio sul vino di Nomisma, gli italiani si sono spostati sempre più sul biologico. Si è infatti arrivati all’11,6%, percentuale che raccoglie tutti coloro che, almeno una volta, hanno provato il ‘vino bio’, mentre andando indietro di un anno il tasso di penetrazione, così definito, era
stato del 2%. Di questa percentuale in grande crescita il 6,4% ha acquistato la bottiglia di vino bio certificato in un negozio, mentre il 5,2% lo ha consumato fuori dalle mura domestiche, in ristoranti o enoteche.

E qui ci vuole una parentesi per comprendere quale sia, esattamente, lo sviluppo del vino biologico in Italia: nel 2012 solo l’8% dei vigneti utilizzavano questo sistema, ma se si paragona l’Italia al resto del mondo si vede quanto avanti siano i nostri coltivatori e produttori, infatti la percentuale è doppia (8% contro il 4%). Solo la Spagna e la Francia, per superficie (rispettivamente 81.000 e 65.000 ettari) superano il nostro Paese che arriva a 57.000 (e qui comanda la Sicilia con 16.144 davanti alla Puglia ella Toscana, che si fermano rispettivamente a 10.173 e 5.887 ettari).

Con queste premesse importanti si arriva all’export, che rappresenta una voce di assoluta importanza per la nostra produzione. Nel 2013, lo ha evidenziato Nomisma, l’Italia ha esportato negli Stati Uniti vino per 1,1 miliardi di euro e di questa quota 193 milioni sono stati destinati al vino bio. Un valore importante negli Stati Uniti, in quanto rappresenta il 5,2% delle importazioni di vino imbottigliato negli USA. L’analisi effettuata dalla società bolognese ha poi evidenziato come, in questo particolare settore, per certi versi nuovo, e comunque in grande espansione, ancora una volta gli americani hanno guardato al nostro vino. Infatti dietro la Francia, che, nella quota import/valore degli States ha toccato il 33,7%, c’è subito l’Italia con il 29,3%. Risultati più che positivi, importanti per una delle industrie italiane più classiche e con una straordinaria tradizione.

Numeri importanti anche perchè in Italia, e questa sì che può essere vista come una sorpresa, si beve sempre meno vino. Secondo i dati della Coldiretti infatti i consumi in Italia sono scesi del 7% nel 2013 raggiungendo un minimo storico per trovare il quale bisogna andare indietro nel tempo fino all’Unità d’Italia, al 1861. Potrebbe sembrare incredibile, ma è proprio così: l’anno scorso gli italiani hanno bevuto 22 milioni di ettolitri di vino, meno di Francia e Stati Uniti. Se poi si passa a guardare soltanto il vino rosso, qui Italia e Francia sono state superate addirittura dalla Cina. I motivi di questo calo storico, secondo la Coldiretti, sono da collegare alla crisi che ha costretto, o comunque portato, gli italiani a rinunciare a un bicchiere su quattro. Il consumo procapite è sceso a 37 litri l’anno, solo il 21% lo beve tutti i giorni e quasi la metà invece non lo beve mai.

C’è poi da aggiungere un altro dato, ma questo riguarda la produzione, e cioè che per la prima volta la Spagna ha superato l’Italia, diventando il primo produttore a livello mondiale di vino e mosti. L’Italia si è dovuta accontentare del secondo posto, mentre il terzo è stato della Francia. Ma nonostante una calo così elevato dei consumi interni, l’industria del vino italiano non ne ha risentito. "Infatti – ha spiegato Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti – si è saputo creare reddito e occupazione in quanto si è puntato sulla qualità, sulla originalità e sul legame col territorio creando in questa maniera le condizioni per una valorizzazione sul mercato nazionale ed estero dove il vino è diventato un simbolo del Made in Italy’".

Negli USA i vini italiani sono i primi con una quota mercato che si assesta sul 30% e che, anche se lentamente, sta comunque sempre crescendo. Il mercato americano, assieme a quello tedesco, rappresenta infatti il 41% delle nostre esportazioni e in assoluto il vino è sempre una delle nostre eccellenze. "Il vino – ha detto Maurizio Martina, ministro delle politiche agricole – è la metafora del riscatto possibile del nostro Paese, i numeri dicono che quando l’Italia fa l’Italia, supera gli steccati, riesce a fare aggregazione e vince nel mondo".