M5S, Grillo e la cellula cancerogena (e dissidente)

‘La metastasi delle organizzazioni’ e’ il titolo scelto da Beppe Grillo per l’editoriale che apre ‘La settimana’, dove sono raccolti i principali temi affrontati nei post pubblicati sul blog nella settimana appena trascorsa. Non e’ difficile scorgere nelle parole scelte da Grillo, prese in prestito da Thorwald Dethlefsen ‘Malattia e destino’, un parallelo tra la ‘cellula cancerogena’ e quanto sta accadendo nel M5s con il ‘dissidente’ che, prima al servizio dell’organismo-Movimento, poi dall’interno si diffonde, lo divora portandolo alla distruzione.

Nell’editoriale, si legge: "La cellula cancerogena non e’, come per esempio i batteri, i virus e le tossine, qualcosa che viene da fuori e minaccia l’organismo, ma e’ una cellula che finora ha messo la sua attivita’ al servizio dell’intero organismo, in modo da aiutarlo nella sua sopravvivenza. Poi, di colpo, questa cellula ha cambiato i suoi intendimenti e abbandonato l’identificazione comune. Comincia a perseguire scopi propri e a realizzarli senza preoccuparsi d’altro. Pone fine alla sua normale attivita’ di servizio specifico a un organo e mette in prima linea la sua moltiplicazione".

Questa cellula ‘dissidente’, "non si comporta piu’ come un membro di un essere vivente dalle molte cellule, ma regredisce al livello precedente di esistenza. Prende le distanze dalle cellule sue simili e si diffonde rapidamente e senza riguardo alcuno con una caotica moltiplicazione, trascurando tutti i confini morfologici (infiltrazione) ed edificando ovunque basi proprie (metastasi)".

Infine, nel testo scelto da Grillo, viene sottolineato il pericolo che per la comunita’ la cellula cancerogena comporta: "Questa rapidissima diffusione delle cellule cancerogene termina soltanto quando la persona che ha svolto le funzioni di terreno di coltura e’ letteralmente divorata. La cellula sottopone la comunita’ ai propri interessi e comincia a realizzare la propria liberta’ con un comportamento il cui errore diventa evidente solo piu’ tardi quando si nota che il sacrificio dell’altro e il suo utilizzo come terreno di coltura porta con se’ anche la propria fine"