Tempo brutto, pessimo, sul pianeta Rai. Frutto di studi e calcoli, le previsioni annunciano bufera per quest’anno che ha svoltato il primo trimestre. La raccolta pubblicitaria è destinata a calare dal 15 e il 20 per cento. Una botta non da poco. La situazione politica, poi. Tempo instabile, in questo caso, tendente al brutto. Un tempaccio dopo le elezioni di politiche che hanno portato solo incertezze e preoccupazioni. Il nuovo Piano Industriale Rai deve confrontarsi con la situazione di stallo internazionale. Una reazione a catena, dovendo mettere nel conto anche il problema relativo al canone. L’evasione degli italiani non diminuisce. Anche il numero degli utenti che pagano il canone però non accusa contrazioni. E la cosa viene interpretata in senso positivo dalla dirigenza Rai.
La bufera in arrivo, ampiamente prevista, non frena i progetti. In Rai si guarda avanti. Il presidente Anna Maria Tarantola e il digì Luigi Gubitosi, a loro volta, prevedono il pareggio dei conti nel 2014 e un buon ritorno all’utile nel 2015. Base di partenza, la chiusura del bilancio 2012 con perdite di 250 milioni. Profondo rosso discende da 200 milioni di deficit più 53 milioni legati ai prepensionamenti. Un programma che prevede l’uscita di 400 dipendenti anziani. Davanti ad un siffatto passivo, sorge spontanea una domanda: il presidente Tarantola e Gubitosi inseguono un’utopia?
I conti contano, ma le opere pure: sforbiciate, tagli, e una politica saggia nei centri di produzione e alla voce acquisti inducono a ritenere possibile l’avverarsi del miracolo. Il bel tempo nel 2015 dopo la bufera di quest’anno. La pubblicità cala, ma la Rai conferma la fiducia nella Sipra. Soprattutto nel nuovo direttore generale della società incaricata della raccolta degli sport pubblicitario. Piscopo proviene da Sky. La Sipra, oltretutto, ha acquisito punti a favore in occasione dell’ultimo Festival di Sanremo. Un autentico boom. Il Piano Industriale Rai prevede il raggruppamento di Rai News e Televideo sotto una comune regia. L’intento (o sogno?) è quello di dare vita ad una sorta di Cnn italiana. Saranno avviati molteplici tentativi in un’unica direzione, attraverso le fiction e i programma pensati solo per Internet. L’obiettivo è quello di catturare il pubblico giovanile. Ma il progetto non si esaurisce qui. Il Piano Industriale punta a forti investimenti nelle tecnologie digitali. La Direzione commerciale è chiamata a funzionare da moltiplicatore nella vendita di film e fiction alle televisioni estere. Il marchio Rai, a quanto si dice, avrebbe superato ampiamente la concorrente Mediaset, ovvero la Medusa Film. Pervasa da notevole attivismo, una prerogativa non abituale nel suo quotidiano passato, spesso scandito dall’inedia, casa Rai ha pensato a variazioni sostanziali nel palinsesto estivo. Il Piano Industriale prevede programmi originali. I vertici sono pervenuti a questa conclusione: la politica delle repliche ossessive non paga. Quindi, stop alla sfruttamento e allo svuotamento dei magazzini in bianco e nero. Sarà ripensato e rafforzato il Canale Rai che si rivolge alle Nazioni delle comunità che vivono all’estero. L’idea è di affidare la realizzazione del progetto anche ad autori emergenti. Il tutto all’insegna dell’originalità e anche di un pizzico di anticonformismo. Voglia di nuovo va incontro all’esigenza di garantire qualità e freschezza anche nelle attrezzature tecnologiche. Saranno spesi 50 milioni per il rinnovo delle dotazioni da campo dei giornalisti, dalle telecamere alle stazioni mobili per le dirette. Gli inviati o i cronisti dovranno abbracciare la completa multimedialità e provvedere, da soli, alle riprese in video. Coma pare già avvenga nelle migliori tv pubbliche europee.
La bufera annunciata nel 2015, è presente già in Rai, sotto altra forma. La Polizia ha sequestrato le carte sugli stipendi dei giornalisti. L’indagine della Procura di Roma ha preso le mosse dalla denuncia di un anonimo. Una lettera in cui il denunciante indicava gli abusi presenti in Rai di trentacinque giornalisti del Tg1. Firme importanti, famose, storiche. Il fascicolo è stato aperto a marzo 2013, senza indagati o ipotesi di reato. Il sindacato dei giornalisti Usigrai ha firmato un accordo con l’azienda sui controlli. Gli agenti hanno chiesto all’Ufficio del Personale di sospendere festivi e notturni senza diritto. Il Procuratore Giuseppe Pugnatone si chiede se anche i redattori di altri Tg e dei siti Internat abbiamo praticato il trucco più vecchio del mondo: la mano amica che si prende la briga di segnare la presenza oltre le 22:30 e prima delle 5:30 nei giorni festivi. In modo da beneficiare dei ricchi scatti in busta paga, senza averne diritto. L’indagine della Procura di Roma si propone di capire se 35 grandi firme, nomi di grido, del Tg1 abbiano incassato per anni il surplus dei notturni e dei festivi. Il digì Gubitosi aveva intanto ordinato un’indagine interna. Il lavoro della Procura va avanti da mesi e avrebbe già fornito risultati inquietanti. Un esempio: risulta che qualcuno avrebbe lavorato per 78 giornate in tre mesi e in 76 di queste ha percepito il benefit festivo o notturno. Molte presenze sono state smentite. Il contratto prevede che il redattore che entra prima delle 5:30 abbia diritto a un surplus del 25 per cento al giorno e il 20 per cento chi esce dalla Rai dopo le 22:30. La Procura di Roma ha aperto il 2 marzo un fascicolo con l’etichetta “modello 45”. Poi ha ordinato il blitz della Polizia in Rai. L’America per le 35 grandi firme, giornalisti di grido, che potevano concedersi un’esistenza da nababbi. Attraverso truffe continuate.
































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