Dice lo Zingarelli: ‘Percezione o concetto relativamente rigido ed eccessivamente semplificato o distorto di un aspetto della realtà in particolare di persone o di gruppi sociali’. Ecco che cos’è lo stereotipo. Un esempio pratico? Negli Stati Uniti lo stereotipo del Guido include l’uso di gioielli, amuleti d’oro come un corno, medaglioni e anelli da mignolo, poi la canottiera, giacche di pelle, coupole, tute, ma anche abbigliamento da discoteca. C’è da aggiungere che Guido è un termine che per gli italo-americani assume una accezione denigratoria: un insulto etnico vero e proprio? Sicuramente no.
Stereotipi e rappresentazioni negative, quante ce ne sono? Gli italiani sono troppo interessati al cibo, oppure parlano con le mani, hanno un temperamento violento, troppo abbronzati, rumorosi e sgradevoli e mafiosi. Tutti, chi più chi meno, hanno i propri stereotipi con i quali dover lottare, ma qui ce ne sono abbastanza… Poi come se non bastassero ci si sono messi anche i reality show: e non c’è stato solo ‘Jersey Shore’, quello che forse ha avuto il maggiore successo, riuscendo anche a sbarcare in Italia, non solo nel piccolo schermo, ma anche per le riprese. L’elenco è lunghissimo e non c’è dubbio che proprio la tivù abbia avuto la grande colpa di riproporre vecchi stereotipi, pregiudizi e immagini altamente negative legate agli italiani e non solo quelli d’America, non importa la generazione. Ci sono stati i reality delle figlie dei boss, più o meno mafiosi, poi quello della figlia di John Gotti, questo sì un nome tristemente celebre nel mondo della malavita. Victoria Gotti e i suoi tre figli hanno riproposto il peggio di ciò che si poteva dire e pensare degli italo-americani. Ma anche serie tv di grande successo, come ‘The Sopranos’ non hanno entusiasmato la comunità italo-americana e coloro che combattono per cercare di cancellare questi modi oltraggiosi di dipingere una etnia. Non è una battaglia contro i mulini a vento, perchè alcuni risultati si sono avuti, ma è sicuramente una lunga guerra che deve ancora essere combattuta. Come? Anche con dei convegni come quello che lunedì 21 aprile si terrà in una celebre università americana, la Seton Hall University. Un ateneo privato, una università cattolica, che si trova a South Orange nel New Jersey. Una storia antica quella della Seton Hall, fondata nel 1856 dall’arcivescovo James Roosevelt Bayley, l’ateneo diocesiano più antico degli Stati Uniti. Ecco allora che alla Chancellor’ Suite dell’ateneo del New Jersey ci saranno le porte aperte per chi vuole combattere la guerra degli stereotipi e delle denigrazioni, degli insulti e delle facili (negative) etichette. Una sfida che ‘Italian American ONE VOICE Coalition’ ha voluto portare in prima persona.
‘Sei un italo-americano stanco delle rappresentazioni negative e delle denigrazioni del nostro patrimonio? Se è così vieni al nostro prossimo meeting’. Ecco l’invito della associazione, rivolto a chiunque voglia davvero portare il proprio, anche piccolo, contributo affinchè si smetta di rappresentare gli italo-americani solo in maniera negativa. La voce più importante, e più conosciuta, che si potrà ascoltare alla Seton Hall sarà quella di Richard Valeriani, per 31 anni corrispondente di ‘NBC News’ e della ‘The Associates Press’, che ha raccontato delle vicende del mondo da 90 nazioni oltre che tutti i 50 stati degli USA. Valeriani nella sua lunga carriera ha avuto il ruolo di corrispondente da Washington DC, coprendo gli avvenimenti della Casa Bianca, Pentagono e seguendo tutto ciò che capitava al Dipartimento di Stato. Ha scritto poi anche un libro ‘Travels with Henry’ dove ha raccontato oltre 800.000 chilometri percorsi seguendo Henry Kissinger, all’epoca in cui era Segretario di Stato. Poi ancora Daniela Gioseffi, poetessa, romanziere e critico letteraio, che ha pubblicato 16 libri e un suo verso è stato scelto per essere inciso nel marmo nella 7th Avenue Concourse of New York’s Penn Station, assieme a quelli di Walt Whitman and William Carlos Williams. Con loro anche Victoria De Marinis Miragliotta, nota attivista italo-americana che lancerà una idea, o meglio una speranza: "Avremo mai un Presidente italo-americano?". E in attesa di vedere se, prima o poi ci sarà, la battaglia contro la denigrazione da parte dell’Italian American ONE VOICE Coalition continua.
































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