L’INTERROGATIVO | Cesare Lanza: “Possiamo ancora fidarci di Giuseppe Conte?”

“Conte, nei sermoni e nei messaggi, ha sempre chiesto a tutti noi unitá e rispetto delle istituzioni. Nel suo discorso, invece, ha spaccato gli italiani e ha acceso polemiche evitabili”

Foto ANSA/MASSIMO PERCOSSI

“Non è tanto dell’aiuto degli amici che noi abbiamo bisogno, quanto della fiducia che al bisogno ce ne potremo servire” (Epicuro)

“La fiducia si guadagna goccia a goccia, ma si perde a litri” (Jean-Paul Sartre)

“Il modo migliore per scoprire se ci si può fidare qualcuno è di dargli fiducia” (Ernest Hemingway)

“Mi ha scosso, non che tu mi abbia mentito, ma che io non ti creda più” (Friedrich Nietzsche)

“Il leone e il vitello giaceranno insieme. Ma il vitello non dormirà molto” (Woody Allen)

LO SPROLOQUIO DI CONTE

Possiamo ancora fidarci di Conte dopo il discorso di venerdì sera? Un discorso detestabile per molte oggettive ragioni, al di lá dell’incredibile attacco alle opposizioni, come molti hanno subito scritto.

Desidero esprimermi da semplice cittadino, col diritto di rivolgersi al suo premier. Proverò a essere equilibrato, dimenticando di essere un giornalista e, politicamente, un uomo molto critico nei riguardi di Giuseppe: vi propongo dunque alcune riflessioni critiche, legate a realtà non discutibili.

SEI MOTIVI INDISCUTIBILI

E allora…

  1. Divisivo: Conte, nei sermoni e nei messaggi, ha sempre chiesto a tutti noi unitá e rispetto delle istituzioni. Nel suo discorso, invece, ha spaccato gli italiani e ha acceso polemiche evitabili.
  2. Scortese, arrogante: come d’abitudine, ha annunciato il discorso per una certa ora, poi ci ha fatto aspettare per ore. Non si fa! La puntualità, fondamentale per tutti e soprattutto per un leader, gli è sconosciuta.
  3. Non è trasparente: si riempie la bocca di parole come sincerità e chiarezza, poi non spiega le ragioni dell’incredibile ritardo.
  4. Pensa che siamo stupidi: è evidente che dietro le ragioni del ritardo ci siano state divergenze all’interno del governo e la necessità faticosa di ricomporle.
  5. Verboso inutilmente: doveva confermare l’estensione dei divieti al 3 maggio (tutti già lo sapevano) e l’apertura di librerie e negozi per bambini (non ha spiegato perché): sarebbero bastate dieci, venti parole al massimo, anziché il solito sproloquio.
  6. Poco chiaro: sul conflitto con l’Europa, ad esempio, ha fatto continui riferimenti al Mes. Presumo che la stragrande maggioranza dei telespettatori non sappia affatto cosa siano il Mes e gli eurobond.

PENSA A SE STESSO…

Mi fermo qui, potrei andare avanti, al di là dell’incredibile aggressività (in loro assenza) verso Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Dietro i miei rilievi si intravede un personaggio insicuro, confuso, superficiale, inadeguato. Uno che non si cura minimamente di noi (neanche due parole di auguri!) e pensa soprattutto a se stesso. Possiamo fidarci?