Sono 318 gli emendamenti al testo base di riforma della legge elettorale depositati oggi alla Camera in commissione Affari costituzionali. Dopo il vaglio sulla loro ammissibilità, le proposte di modifica del testo dovrebbero essere votate già a partire da stasera dopo la fine dei lavori dell’aula di Montecitorio impegnata nella discussione degli ordini del giorno sul decreto legge Imu-Bankitalia. Tuttavia la seduta della prima commissione prevista per stasera potrebbe slittare per il protrarsi dell’aula visto l’ostruzionismo del Movimento Cinque Stelle.
L’arrivo del provvedimento in aula è previsto per dopodomani pomeriggio, 29 gennaio e il voto finale dovrebbe arrivare tra il 30 e il 31 (almeno secondo quando previsto dalla conferenza dei capigruppo della scorsa settimana). Il gruppo dell’M5S è quello che ha presentato più proposte di modifica all’Italicum (una sessantina), segue la Lega con circa 50 emendamenti, 27 da Fratelli d’Italia e Forza Italia una ventina mentre nella maggioranza il Pd ha depositato 36 proposte di modifica, Scelta Civica 20, Centro democratico 14, Popolari per l’Italia 32 e il Nuovo centrodestra solo 11.
Molti i punti dell’accordo tra Renzi e Berlusconi messi in discussione dai deputati che su un tema però sembrano aver trovato quasi l’unanimità: la delega al governo per la riscrittura dei collegi elettorali, inizialmente prevista per via parlamentare, sulla quale sembra esserci anche l’apertura di Forza Italia, rimasta sola a difendere la scelta sottoscritta dai due leader. "Le nostre proposte sono tutte finalizzate a eliminare le porcate dell’Italicum – afferma il deputato M5s e vice presidente della commissione Affari costituzionali della Camera Danilo Toninelli – in particolare a inserire il sistema proporzionale nel rispetto del referendum votato giorni fa dalla base del Movimento e anche nel rispetto della sentenza della Consulta. "L’aggiunta ulteriore che facciamo – sottolinea – sono le preferenze sul modello Svizzera con preferenza positiva e preferenza negativa. In pratica si potrà cancellare dalla lista colui che si ritiene impresentabile". Dalla Lega nord, invece, arriva tra le altre proposte "il salva- Carroccio" con l’introduzione di uno "sbarramento territoriale" che permetterebbe alle formazioni politiche che superino una media di almeno il 7% dei voti in 7 circoscrizioni di entrare in Parlamento. Secondo i leghisti, infatti, le soglie per l’accesso a Camera e Senato troppo alte per i partiti più piccoli (del 5% se in coalizione e dell’8 se corrono da soli).
"Abbiamo presentato emendamenti per abbassare le soglie contenute nel testo base – spiega il deputato leghista Cristian Invernizzi – e anche lo sbarramento territoriale. Chiediamo poi un diritto di tribuna per i partiti non coalizzati e che nella ripartizione dei seggi rientrino anche i partiti della coalizione che non superano la soglia di sbarramento ma che hanno contribuito alla vittoria". La richiesta principale di Sinistra ecologia e libertà, invece, è quella arrivata anche dal congresso di Riccione per un abbassamento netto delle soglie: dal 5 al 2% per i partiti coalizzati e dall’8 al 4% per quelli che vanno da soli. Si punta inoltre a inserire un tetto massimo per le spese elettorali e ad alzare la soglia per ottenere il premio di maggioranza. Opposizioni a parte (Forza Italia in questo caso fa storia a sé), gli emendamenti che arrivano dal Partito democratico non hanno un carattere unitario (tranne quello sulla delega al governo per i collegi elettorali) e arrivano per lo più da esponenti della minoranza. Come spiega Emanuele Fiano, capogruppo in prima commissione del Pd, in sostanza si possono dividere "in tre gruppi", quelli che riguardano il sistema delle soglie di accesso dei partiti, alcuni sulla parità di genere e altri che disegnano un sistema elettorale "con una maggiore vicinanza tra elettori e eletti". In particolare si prevede di abbassare la soglia di sbarramento dal 5 al 4% per i partiti che si presentano in coalizione, quella dell’8% al 5% per chi corre da solo e poi l’innalzamento della soglia per accedere al premio di maggioranza dall’attuale 35 al 38 o al 40%. Per quanto riguarda le liste bloccate, infine, i deputati dem ipotizzano varie opzioni, dalle preferenze ai collegi uninominali fino alle primarie per legge (ci sono anche emendamenti per dare la possibilità di formare coalizioni tra il primo e l’eventuale secondo turno o per il voto degli italiani temporaneamente eletti all’estero).
Il Nuovo Centrodestra continua la battaglia sulle preferenze e la vice capogruppo Ncd e capogruppo in commissione Affari costituzionali Dorina Bianchi parla di un giusto compromesso proposto dal partito di Angelino Alfano con il 50% di liste con collegi uninominali e il 50% di liste con le preferenze, in particolare con la doppia preferenza di genere. Prevista poi la reintroduzione delle pluricandidature e l’abbassamento della soglia per le coalizioni dal 12 all’8%. Per Scelta civica, invece, il nodo cruciale, come ribadito dalla vice presidente del Senato Linda Lanzillotta, è "innalzare la soglia del premio di maggioranza perché al 35% è incostituzionale".
Inoltre il partito di Monti dice no alle preferenze e presenta una modifica per introdurre i collegi uninominali (proposte anche le primarie per legge). I popolari per l’Italia, pur avendo sottoscritto il testo base insieme a Pd, Fi e Ncd, hanno presentato una serie di proposte che cambiano profondamente il testo, a partire dal premio di maggioranza, sulle soglie di sbarramento, sul secondo turno e puntano a reintrodurre preferenze. Ma a fronte di tutte queste proposte c’è la posizione di Forza Italia che continua a difendere strenuamente il patto Renzi-Berlusconi e dice no a qualsiasi intervento sul testo che ne possa stravolgere l’impianto, a cominciare da soglie di sbarramento e preferenze: "Gli italiani hanno diritto a essere governati, senza trucchi e senza inganni, e senza annegare o annaspare nella palude", scrive "Il Mattinale", la nota politica redatta dallo staff del gruppo Forza Italia della Camera dei deputati. E a ribadire la linea è la responsabile della comunicazione Deborah Bergamini: "La portata dell’intesa tra Berlusconi e Renzi trascende la legge elettorale e le riforme per coinvolgere, più in generale, la dinamica del dibattito politico e le nuove prospettive di confronto, in un’ottica sì dialettica ma priva delle sue derive brutalmente muscolari. Se dovessero prevalere i piccoli ricatti, interni ai partiti o tra i partiti, non verrebbe meno solo un accordo che va rispettato, verrebbe meno una prospettiva di normalizzazione politica che, se pure fa paura a qualcuno, gli italiani attendono da tempo".




























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