Le promesse (non mantenute) di Renzi e il centrodestra spappolato – di Marco Zacchera

Matteo Renzi parla bene, benissimo. Coltiva prima di tutto la sua immagine, piace alla gente, preannuncia soluzioni condivise che entusiasmano e molti pensano “finalmente!”. Ad essere obiettivi va anche detto che è sorretto da un coro monocorde di elogi di stampa e tv dove appare ovunque, altro che “par condicio”. Provate ad immaginare una presenza così massiccia del Berlusconi dei tempi d’oro: sarebbero state polemiche e proteste, ma per Renzi tutto è dovuto, i media si inchinano negli applausi. Oddio… non proprio tutto è ok se consideriamo che all’“effetto annuncio” e all’“operazione immagine” non segue spesso la realtà. Qualche esempio?

La vendita “on line” delle auto blu va lentamente e non rende quasi nulla, i “bravo” e gli “evviva” che secondo la nostra stampa hanno accompagnato le applaudite visite di Renzi in Germania, Francia, Gran Bretagna e Bruxelles avrebbero dovuto “rendere” qualcosa e invece – a parte qualche pacca sulle spalle – l’Europa continua a dire “nein” ad allargare la borsa. 

La promessa degli 80 euro pre-elettorali in busta paga era ormai obbligatoria dopo essere stata strombazzata così tanto, ma costa strappi e tagli da altre parti.

Intanto il premier abbatte il risparmio – che viene supertassato – e alla fine anche la tanto sbandierata cancellazione delle province si è rilevata  una bufala con nessun vantaggio effettivo per la spesa pubblica.

Se Renzi “vende” come risultato le quote rosa imposte negli Enti di stato, a grattare la vernice si vede subito che è soprattutto questione di facciata, visto che comunque a comandare sono gli amministratori delegati – sapientemente lottizzati dal Pd – e non i presidenti, così come contano poco le “capolista rosa” democratiche per le elezioni europee dove si vota comunque con la preferenza.

Renzi è furbo e si guarda bene, per esempio, dall’applicare le stesse quote rosa nell’“Italicum”, il nuovo sistema elettorale con il trucco dove saranno invece i (bloccati) minicapolista di collegio ad essere poi i veri futuri eletti in parlamento, tutti di nomina dei leader di partito e alla faccia del parere della gente.

Ma i guai veri per Renzi sono altri: l’economia non cresce, il bilancio non pareggia, la disoccupazione incalza. “Una riforma al mese” aveva annunciato, ma quella del Senato è impantanata così come quella elettorale. I giorni corrono e sicuramente l’immagine renziana “renderà” al Pd soprattutto per le imminenti elezioni, ma poi?

Peccato che, purtroppo, dall’altra parte il centro-destra sia spappolato e diviso, incapace di trovare nuovi leader credibili e fili conduttori di una politica comune, mentre Grillo insiste con la quotidiana demagogia tesa allo spasimo a raccogliere proteste e consensi sapendo che ci guadagna dal derby quotidiano con il premier e con il grande vantaggio di non essere mai verificato alla prova dei fatti.