La ricerca made in Italy che continua a vincere – di Roberto Zanni

C’è sempre una Italia che piace. E non possiamo dire che sia una novità. Ma quando l’apprezzamento arriva da una sigla come l’ASCO, acronimo che vuol dire American Society of Clinical Oncology, allora si può essere anche orgogliosi. A Chicago si è svolto infatti il meeting annuale di questa associazione che raccoglie medici, ricercatori, esperti, oltre 40.000, tutti con una unica missione: combattere e curare il cancro. All’interno di questa sigla c’è anche un premio che si chiama ‘Conquer Cancer Foundation Merit Award’, uno dei più prestigiosi in ambito internazionale. Si tratta di un riconoscimento che viene attribuito a coloro i quali, giovani oncologi, si mettono in evidenza in questo settore così importante della medicina.

Il premio, da un punto di vista economico, ha il supporto di alcune delle più importanti aziende farmaceutiche tra le quali si possono ricordare Lilly, Takeda, Jannsen, Celgene, Astra Zeneca. Il premio è una base di lancio per i giovani che stanno studiando e facendo delle ricerche, e vuole riconoscere soprattutto coloro i quali si sono distinti per particolari intuizioni e che hanno una già profonda preparazione nel campo oncologico. L’Italia? Beh, è andata davvero forte perchè il ‘Conquer’ ha premiato due oncologhe, Carlotta Antoniotti e Emanuela Palmerini.

La dottoressa Antoniotti, toscana di Podenzana in provincia di Massa Carrara, lavora al Polo Oncologico della Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana, si occupa di forme tumorali colon-rettali, mentre la collega dottoressa Palmerini, 41 anni, originaria di Urbino, è una specialista in forme oncologiche dell’apparato locomotore e sta portando avanti uno studio sulla sinovite pigmentosa all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna. È il successo del made in Italy in un settore così importante come la ricerca medica, anche se forse, purtroppo, non si concede a queste vittorie tutto lo spazio che meritano.

La dottoressa Palmerini infatti è al suo sesto premio ASCO per le ricerche portare avanti in Italia. La dottoressa che lavora all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna è specializzata in tumori rari e la sua ricerca l’ha portata avanti in  collaborazione con il Royal Melven Hospital di Londra. Una partenrship internazionale per un riconoscimento che è arrivato al di là dell’Oceano a una convention che ha portato a Chicago migliaia di esperti

"Siamo riusciti a dimostrare – ha spiegato la ricercatrice – l’efficacia di un nuovo trattamento chemioterapico, arrivato dalla combinazione di due farmaci, su pazienti colpiti da malattia metastatica". Lo studio della dottoressa Palmerini, che è stato svolto su un campione di 51 pazienti, ha portato a una guarigione con la scomparsa della metastasi di cinque malati, con una sopravvivenza ad un anno che ha superato l’80%, mentre in dodici altri casi si è arrivati a una diminuzione metastatica del 12%. "Si tratta – ha sottolineato la dottoressa Palmerini – di un grande risultato anche perchè questo è un tumore raro che interessa soprattutto i bambini".

Ecco, una ragione in più per accogliere questo splendido risultato con un enorme entusiasmo perchè poi ci si trova di fronte a una conferma: la scuola italiana della medicina, della ricerca, se messa in condizione di lavorare (purtroppo a volte non succede) è capace di raggiungere i migliori risultati. Se si investisse di più, se si ponesse più attenzione, il campo della ricerca italiana potrebbe ottenere questi risultati più spesso, in Italia, evitando così il ‘prestito’ dei cervelli in fuga, il più delle in qualche grande centro americano… Anche perchè il lavoro svolto dalla dottoressa Palmerini merita i riflettori del palcoscenico medico internazionale anche per un altro, importantissimo, motivo: questo genere di tumori, definiti appunto rari, non hanno il sostegno dei finanziatori (in questo caso in generale e non solo ci si riferisce all’Italia) della ricerca e un esempio lo fornisce il fatto che dal 1989 a oggi per l’osteosarcoma è stato registrato solo un nuovo farmaco. Ma con questo premio, con il lavoro di ricercatori come la dottoressa Palmerini, anche il settore dei tumori rari può avere un suo spazio, mentre la ricerca italiana, in assoluto, con i due riconoscimenti conquistati, ottenuti in mezzo a istituzioni di fama mondiale, e con sovvenzioni di gran lunga superiori alla nostra, ha ribadito la forza di una grande scuola, che non teme confronti, in qualsiasi parte del mondo.