La Piadina Romagnola ambasciatrice della Romagna in quattro Capitali d’Europa

Possono quattro semplici ingredienti (farina, acqua, sale, strutto o olio d’oliva), impastati a dovere, passare alla storia al punto da rappresentare un territorio e le sue tradizioni? La risposta è sì. La Piadina Romagnola non ha bisogno di particolari presentazioni, da decenni è il prodotto simbolo della Romagna. D’altronde cosa aggiungere di questo “cibo di strada” che ha saputo unire ‘culturalmente’ due estremi come Giovanni Pascoli e Samuele Bersani.

In realtà un’aggiunta importante c’è: dal 4 novembre scorso la Piadina Romagnola ha ottenuto la certificazione IGP (Indicazione Geografica Protetta) dalla Commissione Europea.

Ci sono voluti oltre 10 anni di battaglie e la capacità della Romagna di fare sistema e mettere da parte campanilismi, per raggiungere l’ambito traguardo. Il risultato è di tutto rispetto a tutela del territorio: d’ora in poi Piadina Romagnola/Piada Romagnola, anche nella variante alla Riminese, sarà solo quella prodotta e confezionata esclusivamente nel suo luogo di origine, la Romagna, nel rispetto del Disciplinare. Nessun altro potrà farlo.

E proprio per celebrare questo importante riconoscimento il Consorzio di Promozione della Piadina Romagnola ha messo in campo una serie di iniziative per fare della Piadina l’ambasciatrice della Romagna nel mondo.
 
Il carnet delle iniziative è ampio. Già sono in campo nel 2015 quattro educational sulla Piadina Romagnola con dimostrazioni che toccheranno quattro capitali europee: Berlino, Parigi, Londra, Madrid. E ancora, il Consorzio prenderà parte a due importanti appuntamenti di settore a Parigi (Sial e Parizza), così come sarà presente a Expo 2015 insieme alla Regione Emilia Romagna con una serie di iniziative (degustazioni, laboratori, workshop con la stampa estera, incontri e tanto altro).
Prima ancora, il 28 dicembre, ai Magazzini del Sale a Cervia grande festa con l’anteprima Piadina Romagnola IGP  nell’ambito della tappa invernale di Tramonto DiVino per il fine settimana di Capodanno sulla Riviera. Agli antichi Magazzini del Sale la piadina sarà protagonista insieme alle migliori etichette del cibo e del vino della nostra regione, con uno spazio dedicato a dimostrazioni, laboratori, show cooking.

Nel mese di febbraio invece appuntamento con Beer attraction a Rimini Fiera insieme ai consorzi Mortadella Bologna IGP e Salumi Piacentini DOP, nell’area street food.
 
“Sono solo alcune delle iniziative che ci vedranno in Italia e nel mondo a presentare e promuovere la Piadina Romagnola – afferma il Presidente del Consorzio Elio Simoni – La certificazione IGP ci ha dato una marcia in più in tutti i sensi: prima, quando andavamo all’estero, a garanzia del prodotto ci chiedevano questa certificazione, e il non averla ci rendeva ‘deboli’ sui mercati; oggi si aprono tante nuove porte perché al binomio Piadina-Romagna possiamo aggiungere una qualità certificata a livello europeo”.

Gli ingredienti. Quattro gli ingredienti base della Piadina: Farina di grano tenero; Acqua (quanto basta per ottenere un impasto omogeneo); Sale (pari o inferiore a 25 grammi); Grassi (strutto, e/o olio di oliva e/o olio di oliva extravergine fino a 250 grammi). Il Disciplinare contempla anche materie prime opzionali come gli agenti lievitanti (carbonato acido di sodio, difosfato disodico, amido di mais o frumento, fino a 20 grammi), con il divieto assoluto di aggiungere conservanti, aromi e/o altri additivi.
Dopo l’impasto e la porzionatura in pani o palline, il passo successivo è la laminatura attraverso matterello manuale oppure laminatrice meccanica. Infine, la cottura su un piano cottura che varia da 200 a 250°C con un massimo di 4 minuti. Per potersi fregiare dell’IGP la Piadina deve essere confezionata nelle sole zone di produzione stabilite.

Il Disciplinare presenta la Piadina Romagnola al consumo in due tipologie: Piadina Romagnola IGP con un diametro minore (15-25 cm) ma più spessa (4-8 mm), e Piadina Romagnola IGP alla Riminese con un diametro maggiore (23-30 cm) e più sottile (fino a 3 mm).

Nel caso di adozione di un processo produttivo che comprenda la realizzazione manuale di almeno tre fasi fra quelle di preparazione dell’impasto, porzionatura, laminatura e cottura, e in assenza di confezionamento chiuso, potrà essere utilizzata la dicitura “lavorazione manuale tradizionale”.