La partita Clinton VS Bush – di Emanuela Medoro

Parecchie lettere circolari diffuse da “Hillary for America” sottolineano una richiesta speciale: “Se sei dalla mia parte, vuoi versare 1 dollaro, subito, per aiutare a costruire la nostra campagna dal basso verso l’alto?”. La richiesta di immediata offerta minima serve per capire quanti cittadini americani sono disposti a seguirla in questo viaggio verso la Casa Bianca, faticoso e lungo, iniziato un anno e mezzo prima delle votazioni finali che si terranno nel novembre 2016.

Il viaggio di Hillary è incominciato su un bel prato di New York, con un discorso letto con precisione ad un folto pubblico che sventolava bandierine, interrotto da frequenti applausi, il più intenso per i matrimoni fra persone dello stesso sesso.

Hillary ha parlato di sé in linea femminile, citando la mamma come radice del suo pensiero, prima da bambina e poi nel corso della sua vita politica. Mia madre mi diceva: “La vita non riguarda solo te, ma quello che tu fai con ciò che accade intorno a te…”. Non ricorda il padre, e poco il celebre marito con cui è già stata alla Casa Bianca per otto anni come First Lady. E rivolgendosi alle giovani donne di oggi, lancia un messaggio particolare, degno di essere ricordato: “Se io divento Presidente, significa che voi potrete diventare tutto quello che volete”. Aggiungo al messaggio, un buon matrimonio può essere utile, per le donne, ed anche per gli uomini. 

Per quanto riguarda il futuro, un futuro in cui l’America dovrà combattere parecchio per mantenere il suo ruolo leader nel mondo, ha rivolto il suo pensiero alla figlia ed ai bambini, per cui ha promesso speciali attenzione alle scuole per l’infanzia, considerato che il talento nasce dappertutto, ma che per svilupparsi ha bisogno delle giuste opportunità.

Scherza Hillary sulla sua età, “non sono la più giovane aspirante alla Casa Bianca, ma sono la donna più giovane aspirante… E poi, non sbiancherò i capelli una volta presidente, perché li tingo già da tanto tempo”. Scherza sì, ma nello stesso tempo si rivolge all’elettorato ricordando il diritto dell’esercizio di voto, ed anche offrendo loro un qualcosa per cui votare. Per questo sintetizza i valori storici del suo partito, relativi alla crescita delle classi medie, al benessere diffuso per tutti ed alla diminuzione delle diseguaglianze, anche con opportuno uso della tassazione.

Quanto alla leadership, ovvero all’esercizio del potere politico, Hillary usa due parole, perseveranza e scelte difficili.

Da parte repubblicana, ecco, poche ore fa, l’annuncio ufficiale della candidatura di Jeb Bush, governatore della Florida, che si presenta con moglie e figli. Cercando di sbiadire la memoria del padre e dell’ingombrante fratello, non mette il cognome sul suo logo, ma solo il nome ed un grosso punto esclamativo, quasi ad esprimere meraviglia per la sua proposta. 

Per ora, insomma, si annuncia una partita accanita fra due dinastie, quella più recente dei Clinton, e quella più antica dei Bush, proveniente dai petrodollari del Texas. Chissà che cosa succederà durante le primarie dei due partiti. Pochissimi i rivali di Hillary, più numerosi quelli di Jeb!.