La partita ‘musulmani contro Islam’ si gioca in Tunisia – di Fabio Ghia

Sono quattordici anni che vivo in un paese islamico, la Tunisia. La particolare filosofia di vita, che mi ha colpito sin dai primi giorni per le similarità con quella napoletana, il senso dell’accoglienza, il modo di vivere, ma anche la fierezza nazionalista e la peculiarità del modernismo islamico tunisino, hanno sviluppato in me una curiosità, quasi trascendente, che mi ha portato ad approfondire molti aspetti delle origini culturali di questo popolo, al punto da istituire un’Associazione (Association Nationale Familles des Emigrés) attraverso la quale studiare e approfondire le differenze e le diversità esistenti tra il mondo tunisino e quello italiano.

Lo scopo è dunque quello di sviluppare il "Dialogo Interculturale" tra l’Islam e l’Occidente, con il fine di migliorare l’integrazione tra i popoli di culture diverse.

Per trattare quest’argomento con la dovizia di cui necessita, da uomo occidentale di estrazione culturale cristiana (come "tutti" i popoli europei), mi sono sentito in dovere di approfondire le mie conoscenze del mondo islamico, non solo per la storiografia, tradizioni sociali e culturali (incluso la buona conoscenza del Corano, di Edith e le varie scuole di pensiero islamiche, e le ideologie delle componenti Salafite e Wahabite, etc., etc.), ma, in particolare, lo studio degli Ordinamenti Giuridici e del Diritto di Famiglia (Statuto della Donna) di alcuni paesi della sponda sud del Mediterraneo.

Orbene, io credo che, con il flusso di migrazioni ormai in corso da più di un decennio in Mediterraneo, l’argomento "integrazione tra i popoli" non possa più essere sottaciuto, né tantomeno sottovalutato. La maggior parte dei “nuovi arrivi”, soprattutto in Italia, è di religione musulmana, e ciò comporta una necessaria presa di conoscenza di quella realtà, quanto mai sconosciuta al mondo occidentale che è l’Islam nella sua più vasta accezione. Quando si parla di Islam, infatti, non si può dire che ci si riferisce alla sola religione di appartenenza, bensì l’Islam è “cultura”, è “Civiltà” a sè stante. Quindi il punto essenziale è vedere quanto e come “i popoli” educati nel corso dei tempi a questa civiltà possano o siano disponibili a vivere, abbandonando la propria tradizione di vita, in paesi di cultura diversa da quella originari. Cioè, integrarsi nel nuovo mondo rispettandone integralmente le leggi.

Integrazione! Perché che siano due "culture" di radici diverse non c’è alcun dubbio, ma il problema s’incentra non sulle differenze. Anzi le differenze e le diversità, nella maggioranza dei casi, servono a "completarsi", quindi ai fini dell’integrazione tra i popoli, credo che siano estremamente benefiche, purché “compatibili” con l’Ordinamento Giuridico che regola il sistema di vita cui si fa riferimento. Ecco, allora, che s’incomincia a intravedere il grande macigno della "Incompatibilità" tra culture diverse!

Questo certo non lo dico io, che sono l’ultimo arrivato, ma lo dice il mondo Islamico più intransigente e, se vogliamo, anche la Tunisia stessa, con la storia dei trascorsi degli ultimi anni, dalla “Rivoluzione della Dignità” a oggi, che ha dato al popolo Tunisino nuove spinte a un ritorno alla tradizione e al modo di vivere, imposto dalla religione islamica.

Ma, a distanza di più di tre anni, il risultato delle elezioni politiche svoltesi a ottobre ha mostrato una certa volontà ad abbracciare con fede un sistema di vita “moderno” e senza riferimenti a vincoli o restrizioni di matrice religiosa. Nidaa Tunzi, un partito modernista, ha vinto con più del 40% di preferenze, declassando al secondo posto con dieci punti di margine il partito Islamista El Nahdha, artefice principale del dopo rivoluzione, nonché rappresentante non ufficiale anche del pensiero Salafita Tunisino. 

Oggi, con l’appropinquarsi delle prossime elezioni del Presidente della Repubblica, previste per il 21 dicembre p.v., che prevede il ballottaggio tra il presidente uscente Moncef Marzouki, di orientamento “comunista” appoggiato da El Nahdha, e lo sfidante Beji Caid Essebsi, giovane 86enne bourghibiano, a capo del partito Nidaa Tunzi, questa contrapposizione inizialmente solo politica, è divenuta un acceso confronto a carattere ideologico; quasi una battaglia! Una battaglia, che si sta combattendo, in modo (per ora) molto dignitoso e reciprocamente rispettoso, tra le due culture (modernisti e islamisti), ma ancor di più con il "silenziosissimo" scontro (dal punto di vista politico si chiama "confronto", ma da quello culturale è un vero e proprio scontro, di cui nessuno dei due vuole – o meglio può, perché ne è a rischio una Fatwa – denunciarne le origini). Da una parte un Musulmano Modernista, dall’altra un Comunista Islamista, che persegue un più acuto ritorno alla tradizione di cui all’articolo uno della Nuova Costituzione Tunisina: La Tunisia è una Repubblica che ha per Religione l’Islam e per lingua l’Arabo. Tutto questo perché l’Islam non può e non sarà mai solo una religione: l’Islam è un modo di vivere che ahimè è diverso (molto o poco dipende dai singoli Paesi e dal loro Ordinamento Giuridico!) da quello di radici occidentali che nella maggioranza dei casi ha perso ogni ascendente religioso.

Facendo, però, un logico parallelo, è proprio qui in Tunisia che si sta giocando il futuro dell’Integrazione tra i Popoli del Mediterraneo. I modernisti sono aperti al confronto culturale, anzi lo auspicano, soprattutto all’interno della Tunisia, proprio per approfondire le differenze e cercare un percorso di comune convivenza pacifica, nel pieno rispetto l’uno delle differenti radici dell’altro; gli Islamisti (che badate bene al loro interno hanno una componente a propensione salafita stimata intorno al 60%, cioè più di due milioni di tunisini) che, per nulla scossi dagli eventi in Libia o nell’ISIS, continuano a "pompare" per una Tunisia maggiormente tradizionalista nel segno di un Islam più marcato: quello che non ha nessuna voglia di mettersi in discussione. Quello che è incompatibile con la cultura occidentale.

Ecco quindi che è proprio dalla Tunisia che arriva un forte richiamo al “dialogo interculturale”, prioritariamente interno al mondo islamico. Quello che, lo spero vivamente, aprirà anche le porte al necessario dialogo tra cultura occidentale e Islam che, nella mia personale visone del mondo, rappresenta il cardine di una vera e più accessibile e sentita integrazione tra i popoli.