La Lega con Matteo Salvini gioca la sua partita anti Renzi – di Andrea Lorusso

Anche a destra c’è un Matteo che cannibalizzerà l’elettorato? Per il momento, di sicuro, Salvini gode del miglior appeal come successore di Silvio Berlusconi alla guida dei moderati (forse un po’ meno moderati di un tempo) di centrodestra. Un popolo arrabbiato, vessato da un fisco opprimente, da una Unione Europea che pare piuttosto una catena di vincoli e da una moneta che i conservatori non hanno mai digerito del tutto.

Il contesto è favorevole, forte del vento dei sondaggi che soffia sul braciere del Nord facendo segnare alla Lega un balzo dal 6.2% delle scorse europee ad un 7.5% indicato oggi. Lo spread tra il Carroccio e Forza Italia s’assottiglia, sia per l’aumento del primo che per il calo del secondo.

L’anti-renzismo, corrente che si oppone al buonismo di maniera del Pd, vuole porre un argine all’immigrazione (“Non un solo immigrato in più finché ci sarà un disoccupato italiano”), alla UE (“Che mentre legifera sulla lunghezza delle spigole non combatte 60 miliardi l’anno di contraffazioni del made in Italy), all’euro (“Noi non siamo contro l’euro, è l’euro contro di noi”), al fisco (“Una aliquota fiscale secca al 20% col sistema delle deduzioni per la no tax area in base ai famigliari a carico).

Salvini ancora, rincara sulla famiglia (“Chiunque è libero di amare chi vuole, senza discriminazioni, ma la famiglia è formata da una mamma e di un papà, è di questo che hanno bisogno i figli”) e per questa ha pronto anche un piano (“Tassare la prostituzione e con i proventi costruire asili nido gratuiti”).

Insomma, le idee non mancano, e la flat tax (vecchio cavallo di battaglia di Forza Italia nel ’94 col prof. Martino), è la giusta frustata ad un mondo produttivo senza più forze. Qui vale l’assioma dei Tea Party, non “pagare tutti per pagare meno” ma “pagare meno, per pagare tutti!”.

Lo stampo è lepenista, però Matteo si guarda bene da candidarsi a guidare un centro-destra che a dir suo (e anche nostro) non c’è e non si intravede all’orizzonte. Le alchimie di sigle partitiche non funzionano quando non v’è un comune sentire di progetti, idee, sensibilità ed intenti. Inoltre, ha aperto la Lega Nord alla trazione Nazionale ma non vede maturi i tempi per una trasformazione anche nel nome e nell’assetto. Salvini sa bene che un popolo conservatore è legato al suo feudo, se dovesse andare male il rassemblement dell’area avrà sempre il suo partito da traino in coalizione.

Le carte sono in tavola e non resta che giocare. Aspettando la prossima mossa del Cavaliere, i leghisti puntano all’all in. Vinceranno?

Twitter @andrewlorusso