Kobe Bryant a Vinci, da quel genio di Leonardo – di Franco Esposito

Zainetto in spalla, maglietta chiara a righe orizzontali scure, occhiali da sole firmati. Fisico strepitoso, un gigante. E una faccia conosciuta, che dice tanto e tanto significa. Ma chi è e dove l’abbiamo visto questo signore con famiglia che si mescola con normali turisti? Ma sì, ecco, è lui, proprio lui: Kobe Bryant, il dio del basket, una stella planetaria, su Twitter lo seguono 3 milioni e 128 mila appassionati suoi fan. Trentaquattro anni, ricco sfondato, ha vinto cinque titoli Nba, come dire il massimo nel basket. Cinque anelli con i Los Angeles Lakers e due titoli olimpionici, medaglia d’oro Pechino e Londra con il Dream Team degli Stati Uniti. Nessuno come lui: 81 punti in una sola partita contro il Toronto Raptors dell’italiano Andrea Bargnani, il 22 gennaio 2006. Ma chi ci fa il turista Kobe Bryant con famiglia a passeggio in collina? No, non è in cerca di botte di frescura, non è interessato a sfuggire al caldo opprimente che rende impraticabili le grandi città italiane, in questi giorni. Semplicemente è a Vinci, quindicimila abitanti, cittadina collinare in provincia di Firenze, nella parte settentrionale della Toscana, con il suo centro a forma di mandorla, molto particolare.

Vinci è la città di Leonardo, il Genio. Kobe è qui per rendergli omaggio, lui che del basket è un autentico genio. Il Museo Leonardiano di Vinci raggruppa tutte le opere d’ingegneria del Maestro. “Meritano di essere viste”, mentre firma autografi e accetta l’affettuoso, spontaneo abbraccio di turisti italiani e stranieri. L’incontro è casuale, nessuna intervista, solo un breve scambio di battute. Un incontro casuale, tout court. L’Italia è un po’ casa sua. Papà Joe Bryant ha giocato a lungo nel campionato italiano, ne è stato perfino il capocannoniere, e lui in Italia ha trascorso l’infanzia. Bambino, è qui che ha appreso l’abc della pallacanestro. Ma sapete dove? A Pistoia, proprio in Toscana, una delle tappe del percorso cestistico italiano di papà Joe. E lui, piacevole sorpresa, non ha smarrito la dimestichezza con l’idioma di Dante. Fanno epoca, sono cult, i suoi video su YouTube, in cui apostrofa arbitri e avversari utilizzando colorite espressioni in italiano. E pure in toscano, certo. Gli tornano utili per schivare guai disciplinari.

Kobe Bryant è in vacanza in Italia. Soggiorna in questi giorni a Siena, lui che la Toscana la conosce molto bene. A Vinci è approdato dopo una visita al Duomo di Firenze, incantato dalle magnificenze che la città di Giotto e Cimabue propone ai comuni mortali italiani e stranieri. Un’intervista, si può, Kobe? “No, grazie”, prima di guadagnare l’ingresso al Museo Leonardiano. L’attesa, all’esterno, è durata un’ora. Protetta dalla privacy, la visita si è protratta dalle 19 alle 20, in un orario tecnicamente di chiusura. Una cortesia dei dipendenti, destinatari di lauta mancia e tanti ringraziamenti.

Di Leonardo, tempo fa, ha indossato i panni in uno spot per pubblicizzare un paio di nuove scarpe da gioco, di cui è testimonial. La stella del basket travestito da Genio del Rinascimento. Palleggi rapidissimi, schiacciate, quelle mosse feline.

Terminata la visita, l’immenso Kobe si è concesso per una breve chiacchierata informale con il gruppo che ne ha aspettato pazientemente l’uscita dal Museo Leonardiano. “Leonardo è un gradissimo genio. Mi piacerebbe tornare a Vinci. Vorrei farlo prima di rientrare negli States e dopo aver fatto visita ai miei amici di Pistoia”. Poche battute, solo su Leonardo, sull’arte del Genio e sulle bellezza artistiche dell’Italia, che Kobe ritiene un po’ anche sua.

“Sento un sentimento di appartenenza. I ricordi dell’infanzia trasmettono sempre qualcosa di particolare”. Vinci è cittadina di provincia, troppo discreta e tranquilla: qui regna la quiete scandita paradossalmente dal silenzio dei turisti in visita. Urla e schiamazzi eventuali toglierebbero pezzi importanti alla magia di questo posto che il genio di Leonardo ha reso famoso nel mondo. “Ma è l’Italia tutta molto bella, unica. Quando sono qui, per me è come un ritorno a casa”. In Italia, quest’anno, si è concesso anche una breve visita a Milanello. La casa del Milan, di cui lui è un tifoso affezionato e confesso.

Ma in questa vacanza l’aspetto mirato, desiderato da anni, era proprio la visita al Museo Leonardiano. Vedere le terre dove il Genio è nato, percepirne gli odori, gli umori, i suoni. E soprattutto i sapori di Leonardo. Kobe curioso di scoprire l’effetto che fa. Il genio del basket è rimasto a bocca aperta davanti all’inarrivabile genio di Vinci. “Ne è valsa la pena, ho visto e ammirato cose incredibili”.