Italiani all’estero, Andrea Urciuoli “in ostaggio” a Kuwait City

Un italiano, Andrea Urciuoli, e un portoghese, Ricardo Pinela, dipendenti della Cmc di Ravenna, bloccati a Kuwait City. Accusati, tra l’altro, di furto e danneggiamento di macchinari da lavoro

Kuwait City

Due dipendenti della Cmc Andrea Urciuoli e Ricardo Pinela sono bloccati da giorni a Kuwait City, dopo la rescissione di un contratto da 22 milioni.

Le autorita’ del Kuwait hanno ritirato i passaporti dei due dipendenti della Cmc di Ravenna, trattenendoli con accuse che i due indicano come fittizie. L’azienda, che nel frattempo ha chiesto in Italia il concordato preventivo con riserva, ha un debito con i fornitori locali di circa 22 milioni di euro. La polizia locale starebbe quindi ritardando il piu’ possibile la partenza dei due, i quali sono di fatto gli ultimi rappresentanti della societa’ nel paese del golfo.

“I contratti vengono firmati dall’area manager (di Cmc, ndr.) che al momento non si sa dov’è”, ha dichiarato questa mattina Urciuoli all’emittente all-news TR24, indicando chiaramente come loro non abbiano responsabilita’ nei mancati pagamenti nei confronti dei sub-appaltatori. Pinela e Urciuoli hanno gia’ passato oltre dieci ore in carcere pochi giorni fa con l’accusa di furto e danneggiamento di macchinari da lavoro.

I problemi per Andrea Urciuoli e Ricardo Pinela sono iniziati il 21 novembre. Il cesenate Urciuoli e il portoghese Pinela hanno passato anche una notte in cella, con l’accusa di aver danneggiato macchinari di proprieta’ delle ditte a cui erano stati subappaltati i lavori, poi sono stati liberati.

Andrea Urciuoli

In seguito, pero’, sono stati minacciati di essere nuovamente arrestati. Ieri, attraverso il loro legale, avevano fatto avere una serie di documenti alla polizia locale ed era arrivata anche una lettera dell’azienda dove si spiegava che i due non hanno responsabilita’ legali nella coop. Ma la decisione sul loro rimpatrio, e’ emerso sempre ieri, e’ stata rinviata di altri giorni, apparentemente senza spiegazioni. Su Facebook intanto alcuni amici hanno lanciato una petizione per chiedere che vengano fatti tornare a casa.

“Siamo come prigionieri in ostaggio, chiusi in casa 24 ore su 24 e adesso che si e’ saputo della richiesta di concordato siamo ancora piu’ preoccupati, perche’ tutti i fornitori verranno da noi. Non abbiamo notizie e tutto tace da ogni parte. Abbiamo bisogno dell’intervento dei ministri degli esteri di Italia e Portogallo”, dicono i due alla agenzia Ansa.

“Al governo italiano chiediamo di intervenire il piu’ presto possibile. Sono loro che, mettendosi d’accordo, possono sbloccare la situazione, che non e’ rosea”. “Se dobbiamo aspettare le singole persone che stanno a guardare le cose burocratiche, che ci dicono di stare calmi e tranquilli, tanto il tempo risolvera’ le cose… qui piu’ il tempo passa, peggio e’. Se intervengono ci fanno un piacere, una cortesia, possiamo dire di essere grati”, ha aggiunto.

“Ha dovuto garantire per noi un kuwaitiano. Nel caso in cui ci venisse l’idea di scappare – ha raccontato Urciuoli – lui viene preso e messo in galera. Siamo rinchiusi in casa 24 ore su 24, il nostro avvocato ci ha chiesto e suggerito di non uscire, di non andare in giro e farsi vedere, di non parlare coi sub-appaltatori, con nessuno praticamente”.

LETTERA DEL SINDACO DI CESENA A MOAVERO

Paolo Lucchi, sindaco di Cesena, in una lettera al ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, intervenendo in favore del cesenate Andrea Urciuoli, dipendente Cmc bloccato da alcuni giorni a Kuwait City con il collega Ricardo Pineda, scrive: “Sono a sollecitare un rapido e urgente intervento delle forze diplomatiche, al fine di poter far rientrare il nostro concittadino e il suo collega. Il difficile momento che sta attraversando l’impresa della quale Urciuoli e Pineda sono dipendenti non deve mettere in alcun modo in pericolo i suoi lavoratori, privandoli di fatto della loro liberta’ in un Paese estero, senza che abbiano commesso alcun tipo di reato, come invece sta avvenendo in questo caso”.

“Certo che condividera’ queste mie preoccupazioni – prosegue il sindaco rivolgendosi al titolare della Farnesina – mi auguro di poter apprendere quanto prima di un Suo intervento diplomatico che possa risolvere questa vicenda e, contestualmente, le chiedo di essere tempestivamente informato dell’evolversi della situazione”.