Italiani all’estero, il ‘nuovo’ CGIE: europeo al 56% – di Giorgio Brignola

Il prossimo Consiglio Generale degli italiani all’Estero (CGIE), che dovrebbe essere eletto, entro l’anno dai rappresentanti dei Com. It.Es. e delle Associazioni, sarà ridotto nei numeri e, probabilmente, nelle sue finalità istitutive. Lo prevede il D.L. 24/04/2014 (art.19 bis).

I ventinove membri di nomina governativa restano tutti. Solo i membri eletti all’estero saranno quarantatre (ora 65). Il Decreto Applicativo sarà reso noto in tempi successivi. Con buona approssimazione, il 56% dei Membri saranno eletti in Europa, il 32% in America meridionale, il 7% in Nord e America centrale, il 5% in Australia. D’Africa e Asia non c’è riferimento.

Questi sono dati assodati e, di conseguenza, non riteniamo modificabili. A questo punto, se, per il passato, il CGIE non aveva una discrezione analitica importante a livello decisionale sul fronte dell’Esecutivo nazionale, ancor meno l’avrà nella nuova formulazione prevista per legge.

Se queste sono le volontà dei politici, torniamo a proporre di cambiare il CGIE con l’UPSIM (Ufficio per le Politiche Sociale degli Italiani nel Mondo). La natura e le finalità di questa struttura, tutta composta di Membri eletti all’estero, che dovrebbe dipendere direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e non più dal MAECI, sono già note, ai Lettori che ci seguono su questo quotidiano online.

Al momento, la strada che avevamo ipotizzato ci sembra percorribile e realistica; anche a fronte dei provvedimenti normativi che abbiamo riportato. Ora sono i politici che devono rendersene conto. Ogni loro segnale di coerenza, al di fuori dalle “cordate”, sarà esaminato e reso pubblico.