Italiani all’estero, Houston celebra la ricerca italiana – di Roberto Zanni

Un appuntamento che ha celebrato il decimo anniversario. Houston, Texas, la città celebre per il “abbiamo un problema”, la frase diventata famosa in ogni angolo della Terra per la missione Apollo 13, il film. Houston, sede di un centro di controllo della NASA, questa volta non ha avuto nessun problema a dichiarare il 6 dicembre “Giornata dei ricercatori italiani nel mondo”. La firma del proclama è arrivata dal sindaco della città texana, Annise Parker, che ha abbracciato l’edizione del decennale della conferenza, che si è svolta nell’Auditorium del Consolato italiano che si trova nella città. Un appuntamento organizzato dal Comites presieduto da Vincenzo Arcobelli, con il patrocinio del nostro Consolato, attraverso il Console Elena Sgarbi.

Ecco che la ricerca italiana, uno settori più ammirati nel mondo della nostra scienza, si è ritrovata a Houston. "Questo atto – ha detto Arcobelli riferendosi al proclama firmata dal sindaco Parker – costituisce il più profondo apprezzamento da parte delle autorità degli Stati Uniti e in particolare del Texas e di Houston per il concreto contributo dato da parte della comunità italo-americana, per la crescita e lo sviluppo e per i ricercatori italiani, i quali attraverso gli obiettivi personali e di ricerca, hanno raggiunto un grande successo. Il riconoscimento ricevuto in occasione della ‘Decima Conferenza dei Ricercatori Italiani nel mondo’ evidenzia inoltre l’operato costante del Comites in collaborazione con il CTIM e il Consolato Generale d’Italia a Houston. Questo decimo anniversario ha rappresentato la tenacia del Comitato organizzatore che dal 9 ottobre 2005, giorno della prima Conferenza, a Dallas, fino a ora, ha catalizzato importanti iniziative bilaterali attraverso questa piattaforma e i suoi ospiti eccellenti. È la celebrazione dei nostri connazionali che si sono distinti nei propri settori della ricerca".

Così sul podio si sono alternati personalità di spicco nel mondo della ricerca italiana, un po’ in tutti i campi, dalla medicina alla scienza delle arti biomediche, poi ingegneria, aerospazio, geologia, energia e anche studi umanistici. C’è stata inoltre la partecipazione, in videoconferenza, del sindaco di Palermo Leoluca Orlando e Ludovico Gippetto, esperto per la sicurezza e la tutela del patrimonio artistico.

"La Conferenza dei Ricercatori italiani nel mondo – ha sottolineato Andrea Duchini, direttore del Comitato organizzatore dell’evento – è un open day per tutta la comunità scientifica ovviamente, ma non solo, che serve a mettere in luce il grande contributo offerto dalla ricerca italiana nel mondo. Gli scienziati sono una categoria che difficilmente si concede alla ribalta, ma lavora quotidianamente per migliorare la qualità di vita di tutta la comunità. È un lavoro che merita i riflettori".

In occasione della Conferenza di Houston è stata presentata anche una partnership tra la University of Texas Medical Branch di Galveston e l’Università di Palermo per un progetto congiunto di alta formazione e di ricerca. Si tratta del Dottorato di Ricerca Internazionale in Biomedicina e Neuroscienze, con sedi operative a Galveston e a Palermo che sarà curato da Giulio Taglialatela per l’ateneo texano e Felicia Farina per quello siciliano, oltre ai responsabili di questo accordo  internazionale tra le due università, Luca Cicalese e Francesco Cappello.

La ricerca, intesa nel senso più completo del termine, come veicolo di una ulteriore collaborazione tra Stati Uniti e Italia, ma che diventa voce delle grande opere che continuano ad avere il nostro Paese come protagonista: dal racconto di Brando Ballerini, presidente della Drillmec società del gruppo Trevi, che ha spiegato il ruolo avuto dai propri ingegneri nel recupero della Costa Concordia al largo dell’Isola del Giglio all’invenzione di Andra Alù, fisico romano del dipartimento di ingegneria elettrica e informatica della University of Texas at Austin. La creazione dello scienziato italiano si chiama ‘mantello dell’invisibilità’, che è in grado di nascondere oggetti tridimensionali, si tratta di un sistema di invisibilità attivo che si basa su un metodo innovativo che, in teoria, dovrebbe aumentare, di un ordine di grandezza, l’ampiezza dello spettro di radiazione su cui la stessa invisibilità ha il proprio effetto.