IMMIGRAZIONE | Di Maio: “Stop ai fondi per la Tunisia”. Deputato tunisino: “Prima l’Italia rispetti gli accordi”

Di Maio ha chiesto al comitato congiunto per la cooperazione allo sviluppo della Farnesina di rimandare la discussione sullo stanziamento di fondi della cooperazione in favore di Tunisi. Replica Sami Ben Abdelaali, deputato tunisino ma che vive tra Palermo e Tunisi: “Molto dispiaciuto dalle parole del ministro”

Luigi Di Maio, ministro degli Esteri

Luigi Di Maio, ministro degli Esteri, ha chiesto al comitato congiunto per la cooperazione allo sviluppo della Farnesina di rimandare la discussione sullo stanziamento di fondi della cooperazione in favore di Tunisi. La ragione? Semplice: le autorità tunisine al momento non stanno collaborando per quanto per quanto riguarda il tema dei migranti.

“Vi chiedo di sospendere questo stanziamento di 6,5 mln di euro – ha detto il titolare della Farnesina – in attesa di un piano integrato piu’ ampio proposto dalla viceministra del Re e di un risvolto nella collaborazione che abbiamo chiesto alle autorita’ tunisine in materia migratoria”.

Alle dichiarazioni del ministro targato M5S replica Sami Ben Abdelaali, deputato tunisino ma che vive tra Palermo e Tunisi, il quale – raggiunto dall’Adskronos – dichiara: “Il ministro degli Esteri Di Maio prima di minacciare il blocco dei fondi per la Tunisia dovrebbe pensare ai rapporti storici che ci sono tra l’Italia e la Tunisia e nello stesso tempo dovrebbe prima vedere prima cosa prevedono gli accordi presi in passato tra i due Paesi”.

Il deputato tunisino si dice “molto dispiaciuto” per le dichiarazioni rese oggi dal capo della Farnesina; di fatto Di Maio ha chiesto al comitato congiunto per la cooperazione allo sviluppo della Farnesina di rimandare la discussione sullo stanziamento di fondi della cooperazione in favore di Tunisi.

“La collaborazione e la cooperazione tra due Paesi è come il matrimonio – dice ancora Sami Ben Abdelaali – nella buona e nella cattiva sorte. Quando ci sono disagi in un paese bisogna intervenire con il dialogo e non minacciando di bloccare i fondi. Non è questa la condizione ottimale per i nostri rapporti. L’Italia ovviamente prima di pretendere che la Tunisia mantenga suoi impegni e i suoi accordi dovrebbe anche mantenere gli impegni presi nel 2011 nell’accordo tra governo italiano e governo tunisino. Perché dal 2017 l’Italia ha bloccato gli aiuti previsti nell’accordo, per l’acquisto di strumenti e tecnologici e per controllare le coste tunisine”. “Addirittura ci sono oltre 30 milioni che dovrebbe pagare l’Italia nella tranche 2020-2022 e solo dal 2017 risultano 3 milioni di euro non pagati”.