Immigrati, guerra tra poveri – di Giorgio Brignola

Non ci siamo mai risparmiati nell’esporre fatti e vicende che hanno implicato la nostra Comunità nel mondo. Abbiamo iniziato da oltre mezzo secolo tentando, nei limiti della ragione, d’analizzare “fatti” e “misfatti” che hanno coinvolto il Bel Paese e il suo meraviglioso Popolo; anche quello presente oltre i confini nazionali.

Poi, è stata la volta dei barconi della morte, di un Mare Mediterraneo usato come via verso un’apparente libertà di vita. Sulla questione non ci siamo mai addentrati. L’hanno fatto altri e in tutte le ottiche possibili. “Giustificando” o “condannando” in modo soggettivo. Insomma, sino ad ora abbiamo preferito restare al di fuori di una realtà che dovrebbe essere gestita dall’UE e non solo.

Ora c’è proposto d’esprimere una nostra opinione. Lo facciamo senza pregiudiziali. Ammettendo solo che la vita è da tutelare e la libertà non può essere mezzo di baratto. In primo luogo, ci siamo resi conto che la caduta di certi regimi in nord dell’Africa e Medio Oriente non ha favorito la libertà, com’è intesa in occidente, ma sono stati cause di caos e di situazioni che durante le “dittature” non erano neppure supponibili.

Senza guide e con leggi non rispettate, i Popoli hanno cercato altrove quelle certezze introvabili nelle loro terre d’origine. Così, è iniziato l’esodo che ha portato il nostro Paese ad affrontare emergenze e spese che dovevano, da subito, essere condivise con tutti i Paesi dell’Europa stellata. Senza se e senza ma. Invece, l’emergenza è più nostra che d’altri e la Penisola non è più in grado di far fronte alle necessità di un’umanità che non ha più nulla e che ha bisogno di tutto.

Così, prima di valutare, bisognerebbe evidenziare anche lo “status” di tanti cittadini della Repubblica che hanno perso tutto e che dalla Patria hanno ricevuto sempre poco, o nulla. Ogni parallelismo con altre situazioni similari, a nostro avviso, non regge; proprio perché sono molto differenti le cause scatenanti. Se proprio di “guerra” tra poveri c’è da trattare, non ci tiriamo indietro. Ma preferiamo un dialogo aperto con i lettori.

L’insieme delle loro riflessioni favorirà l’elaborazione di un’opinione più globale. Ma se, come spesso accade, sarà la polemica a imporsi per favorire l’inasprimento degli animi, preferiamo restarne fuori. Senza progetti, che non tengano conto delle cause scatenanti, sarebbe impossibile trovare delle soluzioni percorribili per tutti. Né intendiamo schierarci politicamente sui progetti d’accoglienza senza un protocollo effettivo d’emergenza europeo.