Primo approccio in fabbrica a Taranto per Enrico Bondi. Il neo-amministratore delegato dell’ Ilva, a poco meno di 24 ore dalla sua nomina, e’ piombato a Taranto per incontrare il direttore dello stabilimento, Antonio Lupoli, capi area e dirigenti, accompagnato dal presidente Bruno Ferrante. Subito dopo ha voluto prendere visione dello stato dei lavori nelle aree maggiormente interessate dalle prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), vale a dire parchi minerali, altoforni e cokerie. Quindi e’ ripartito nel pomeriggio; nessun approccio con i giornalisti, anche perche’ Bondi tornera’ a Taranto martedi’ prossimo, 16 aprile, per rimanervi almeno sino a mercoledi’. In fabbrica Bondi, per quanto si e’ appreso, ha definito l’Aia un punto di partenza, ribadendo l’impegno dell’azienda a salvaguardare l’occupazione e definendo il compito affidatogli dai Riva ‘un’avventura, nel senso positivo del termine’, nella quale comunque crede molto. Ferrante, da parte sua, ha annunciato che cambiera’ il logo dello stabilimento e scomparira’ la scritta ‘Riva Fire’. La strada verso un ritorno alla normalita’ per l’Ilva resta comunque complicata, anche dopo la decisione della Consulta del 9 aprile che ha stabilito la costituzionalita’ della legge 231.
La Procura di Taranto, infatti, ha sostanzialmente negato il dissequestro dei prodotti finiti e semilavorati sotto sigilli dal 26 novembre 2012, in risposta all’istanza presentata mercoledi’ dall’azienda poche ore dopo il pronunciamento della Consulta. La Procura ha trasmesso gli atti al gip Patrizia Todisco per due motivi: la inesistenza giuridica del provvedimento della Corte costituzionale in base agli articoli 18, 19 e 29 della legge del 1953 che regola il funzionamento della Consulta, poiche’ fino ad oggi la sentenza della Consulta non e’ stata depositata ed e’ stato emesso solo un comunicato stampa, e il fatto che l’istanza andava presentata al gip, e non alla Procura, perche’ era stato il giudice a sospendere il giudizio in attesa della decisione della Consulta. ‘Quello della modifica intervenuta in sede di conversione sul decreto’ cosiddetto salva-Ilva, ha dichiarato oggi il presidente della Consulta, Franco Gallo, ‘e’ un tema che abbiamo affrontato e abbiamo votato. Siamo convinti che l’impostazione complessiva era la risposta da dare alla questione posta dai giudici di Taranto’.
E mentre il gip e i giudici del Tribunale attendono di ricevere copia della sentenza della Corte Costituzionale, la citta’ di Taranto si prepara al referendum consultivo di domenica prossima sulla chiusura totale dell’Ilva, o parziale della sola area a caldo, promosso dal Comitato ambientalista ‘Taranto futura’. Poche fino ad ora le adesioni, molti gli inviti all’astensione o i giudizi di inutilita’ espressi da partiti, sindacati e associazioni. ‘Rispettiamo il referendum come strumento di partecipazione democratica, ma lo riteniamo superato anche perche’ tardivo e motivo di altre divisioni’ sottolinea in una nota Francesco Rizzo, coordinatore provinciale dell’Usb (Unione sindacale di base) di Taranto. Il ‘fermo immediato degli impianti ritenuti inquinanti con conseguente reimpiego degli operai nelle opere di bonifica’ e’ stato chiesto, in una conferenza stampa, dagli aderenti al Comitato ‘Cittadini e Lavoratori liberi e pensanti’, di cui fanno parte anche numerosi dipendenti dell’Ilva.
































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