Il Parlamento degli italiani all’estero – di Nello Passaro

Non so quanti di noi italiani all’estero si siano posti la domanda circa il diritto “morale” ad esprimere il voto elettorale che la normativa italiana garantisce agli italiani nel mondo. Personalmente ho sempre ritenuto che questo diritto al voto riflettesse il mio modo di propormi rispetto ad una realtà sociale di cui ormai da anni non sono membro, diciamo, attivo, non vivendo, se non durante le ferie, sul territorio nazionale.

Mi sono chiesto perciò se io avessi ancora il diritto di inserirmi in quella realtà, cosa che in effetti l’espressione di voto mi consente, e concorrere con il mio voto alla determinazione di decisioni che non mi coinvolgono direttamente, né personalmente, nè nella mia famiglia. Sia per quanto attiene l’aspetto lavorativo o pensionistico, sia per la scolarizzazione dei figli che per tutto il resto, ad eccezione della mia posizione di "cittadino italiano residente all’estero", in futuro, restando la situazione attuale immutata, il mio rapporto con l’Italia non cambierà, il mio centro di interesse vitale è e resterà la Nazione in cui vivo attualmente.

Analoga alla mia penso sia la situazione della maggior parte degli italiani all’estero. Anche loro, al di là delle ferie che eventualmente trascorrono in Italia, al di là dei legami affettivi, al di là di eventuali interessi culturali e di altra natura, al di là delle loro origini, non hanno altro tipo di interessi pratici. Anche loro, come me – penso -,  si  augurano che i nostri connazionali in Italia possano migliorare il loro tenore di vita e che il Paese possa progredire: tutti noi partecipiamo emotivamente e siamo sentimentalmente legati alle sorti della nostra Nazione di provenienza.

Abbiamo quindi noi il diritto di "ingerenza" nella vita sociale della nostra madrepatria attraverso l’espressione di voto? E’ opportuno e giusto che si abbia il diritto di voto per decidere su scelte che non ci coinvolgono direttamente?

Diverso è invece il discorso che attiene al diritto degli italiani all’estero di esprimersi relativamente ai propri interessi diretti nel momento in cui si considera la sua situazione di cittadino italiano residente all’estero, o di cittadino italiano all’estero  proprietario di immobili sul territorio italiano.

La condizione specifica di italiano residente all’estero dovrebbe riguardare il rispetto dell’esercizio di voto per determinare quei diritti sanciti dalla Costituzione che l’Italia deve garantire ai suoi figli residenti oltre confine, nonchè per difendere i suoi interessi per il possesso di immobili sul territorio nazionale acquisiti per eredità o come frutto di investimento dei loro risparmi. L’espressione del voto dovrebbe essere limitata e concessa solo a tale scopo.

Ne deriva che al cittadino italiano all’estero lo Stato italiano dovrebbe consentire di eleggersi un proprio Parlamento scegliendo i propri rappresentanti. Il Parlamento degli italiani all’estero ed il Parlamento italiano,  con apposite modalità che tengano conto di un rapporto proporzionale di membri in sede decisionale, esaminano ed approvano leggi e normative di interesse specifico.

La politica per gli italiani all’estero verrebbe svolta all’estero e le sue proposte passerebbero in seconda lettura all’esame del Parlamento italiano. Niente Comites, niente consiglio CGIE, nessun rappresentante eletto all’estero presso il Parlamento italiano, solo il Parlamento degli italiani all’estero, che sarà eletto previa apposita iscrizione elettorale da parte degli italiani all’estero che intendano esprimere il loro voto. I nostri rappresentanti restano sui loro territori di elezione e lavorano solo in funzione del Parlamento per il quale sono stati eletti.