Il destino di Berlusconi divide il PdL, Pd compatto: ‘voteremo decadenza’

Italy's former Prime Minister Silvio Berlusconi appears as a guest on the RAI television show Porta a Porta (Door to Door) in Rome January 9, 2013. REUTERS/Remo Casilli

Il destino umano e politico di Silvio Berlusconi continua ad essere al centro del dibattito politico italiano. Il PdL, diviso fra falchi e colombe, è alle prese con un dibattito interno accesissimo. Tornare alle urne o continuare a sostenere questo governo? E chi potrebbe essere il leader del centrodestra, se non Silvio? Gli azzurri sono alle prese con la partita doppia del destino di Berlusconi e del governo. Se le ‘colombe’ graffiano la ‘pitonessa’ sostenendo che "non prenderanno ordini dalla Santanchè", l’interessata replica con un tweet velenoso: "Prendere ordini da Napolitano invece va bene?", si chiede Daniela Santanchè sul social network.

Intanto Gianfranco Rotondi, ex ministro e parlamentare PdL, torna a ribadire: “Con questa legge elettorale siamo eletti attraverso il voto al leader. Se Berlusconi decade, con lui si delegittimano duecento parlamentari e la legislatura si conclude. Le nostre dimissioni da parlamentari saranno inevitabili".

Dall’altra parte, il Partito Democratico è compatto sul sì alla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore. Il senatore democratico Giorgio Tonini afferma: “A me sembra che tutte le evidenze vadano in quella direzione e cioè che si debba votare a favore della decadenza". E Davide Zoggia, Pd, osserva: "a me pare che la legge Severino sia chiara, molto chiara". "E’ vero che viene applicata per le prime volte, un approfondimento va fatt, ma mi pare che la posizione del Partito Democratico sia gia’ stata espressa: non legare le vicende processuali a quelle del governo, fare tutti gli approfondimenti del caso, ma per carità, non si puo’ certo chiedere al Pd di risolvere questa situazione".

Rosy Bindi, intervistata dal quotidiano “La Repubblica”, invita Berlusconi a prendere atto “dell’imbarazzo in cui rischia di mettere il Parlamento” e dunque a dimettersi “prima della riunione della giunta del Senato”. Bindi parla di “un gesto che avrebbe un grande significato politico: Berlusconi, pur legittimamente criticandola, riconosce la sentenza di condanna e i suoi effetti. Dimettendosi da parlamentare non rinuncia certo a guidare la sua formazione politica, ma lo fa da cittadino che rispetta le leggi. A quel punto ritengo che anche per il Capo dello Stato sarebbe più semplice riconoscere quel gesto politico. Non certo con la grazia, che mi pare una strada impraticabile. Ma forse con la commutazione della pena principale. E’ naturalmente un’ipotesi. Sono valutazioni che spettano solo al Colle”.