Governo, Renzi: obiettivo 2023, 10 anni per cambiare l’Italia

"Il mio obiettivo è di arrivare al 2023, secondo il principio dei due mandati che non è solo nella tradizione anglosassone, ma anche in quella della Leopolda e dei rottamatori. Un ciclo di dieci anni, me ne restano nove, se vinco le elezioni del 2018. A 48 anni potrei godermi finalmente la vita. Quale? Non lo so: professore, bibliotecario, padre, nonno. Tutto quello che sto facendo ha senso se c’è una data di scadenza. Quando salgo nell’appartamento al terzo piano di Palazzo Chigi e vado a dormire mi chiedo sempre come facessero quelli che hanno lavorato in questo palazzo prima di me a immaginare che quella fosse la loro vita per sempre". Così il premier Matteo Renzi nella intervista pubblicata nel nuovo libro di Bruno Vespa. Il settimanale Panorama ne pubblica in anteprima alcuni brani.

Alla domanda se si senta solo, Renzi risponde: "Come può sentirsi solo uno al quale 11 milioni di italiani hanno chiesto di fare la rivoluzione?", "solitudine politica non ne avverto. E nemmeno solitudine personale perché so che questa è una parentesi. So che durerà un po’ di anni, ma è solo una parte della mia vita, non la mia vita. L’ho voluta, l’ho cercata, la vivo con entusiasmo. Ma so che c’è stato un giorno zero e che ci sarà un ultimo giorno. Voglio arrivarci con grandissima serenità e tranquillità quando avrò fatto tutto il possibile per l’Italia".

"Sono l’unico presidente del Consiglio che non viene dal Palazzo. Nemmeno Dini, Ciampi, il primo Prodi, Monti venivano dalla vita parlamentare. Ma erano personalità del Palazzo. Io no. Fino al 22 febbraio 2014, quando sono entrato qui a Palazzo Chigi, non avevo mai avuto la scorta, non avevo mai visto un lampeggiante. Andavo in bicicletta per i quartieri di Firenze e se entravo in una libreria, me ne stavo in santa pace a consultare i libri. Adesso sono scortato in ogni movimento. E se entro in una libreria, quattro, cinque, sei persone entrano con me. Giusto, inevitabile. Ma tutto questo mi stupisce".

Il premier aggiunge: "questo lavoro non è facile da conciliare con le abitudini quotidiane di una famiglia. I bambini hanno 13,11 e 8 anni. Oddio, non sono più tanto bambini… Insomma, finora li stiamo preservando dalla vita romana. La loro vita, i loro eventuali trasferimenti sono regolati dai cicli scolastici. Non abbiamo ancora affrontato questi problemi…".

GOVERNO "Nei primi cento giorni abbiamo messo in campo tutti i provvedimenti strategici. Spero che nessuno abbia immaginato che bastassero tre o quattro mesi per approvarli tutti. Per farlo avremmo dovuto chiudere il Parlamento… Però, scusi, mi trovi una persona che possa negare lo shock che abbiamo determinato nelle istituzioni". "Lo stesso Parlamento ha cambiato passo… Se nei prossimi otto mesi (da novembre ’14 a giugno 2015) facessimo la metà di quel che abbiamo fatto nei primi otto, avremmo vinto game, set e match. Fisco, giustizia, pubblica amministrazione, riforma costituzionale, legge elettorale. Avremo cambiato definitivamente l’Italia. Quanto tempo? Qualche mese, non di più. Questo Parlamento ha davvero la grande occasione di riscrivere le regole del gioco dei prossimi anni. Elezioni anticipate? A me converrebbe portare a casa il consenso fortissimo delle elezioni europee per individuare un gruppo dirigente più vicino e più fedele. Ma se vogliamo rispettare gli interessi degli italiani, non ha senso cambiare verso a 300 deputati, ma cambiare il Paese. Quindi no, niente elezioni anticipate".

LAVORO E ART. 18 "Rivendico la scelta sull’articolo 18, ma respingo l’accusa di non aver trovato i soldi necessari alla tutela dei più deboli. E’ finito il tempo delle coperte di Linus ideologiche. Queste servono più a rasserenare il proprio animo che a risolvere i problemi. Siamo i primi ad aver messo i soldi, veri e tanti, sul tavolo degli ammortizzatori sociali". "Ricordo a chi negli anni Novanta e anche nel 2006 diceva che le riforme vanno fatte ‘a saldi invariati’, cioè senza tirare fuori un euro, che noi abbiamo stanziato un miliardo e mezzo".

EUROPA "Mi sarei aspettato maggiore solidarietà per la battaglia che stiamo conducendo in Europa. Alcuni di quelli che mi contestano furono determinanti nelle aule parlamentari quando sono state chiuse e ratificate le intese sul Fiscal Compact", "segnalo l’incoerenza di quelle manovre che ci costringono a correre la maratona con lo zaino addosso". "Stiamo scavando goccia dopo goccia il marmo della inflessibilità e della burocrazia europea. A Bruxelles non c’è un’automobile con la quale sia possibile fare una rapida inversione di marcia. C’è una nave enorme che impiega molto tempo per fare una manovra. Eppure io sono davvero soddisfatto di come siamo riusciti a orientare il dibattito europeo sulla flessibilità, sulla crescita, sulla promessa di Juncker di destinare 300 miliardi di euro agli investimenti. Loro mi hanno accusato di essere entrato nella cristalleria comunitaria come un elefante, per sostenere la Mogherini e non solo. Ma piano piano i risultati li stiamo portando a casa. E il percorso sarebbe più facile, se la minoranza del mio partito mi riconoscesse questi sforzi".

ANGELA MERKEL Con Angela Merkel "Il rapporto personale è buono, quello politico è chiaro. Io ho uno stile profondamente diverso da quello paludato e felpato che si usa in Europa. Si discute per ore per cambiare una virgola. Non ricordo un solo dossier che non abbia richiesto almeno un momento di duro confronto. Ma sulle questioni di sostanza abbiamo trovato una intesa". "La Merkel – prosegue Renzi – ama l’Italia e mi chiamò a Berlino per conoscermi quando al governo c’era Letta. Lo informai dell’invito e lui mi diede il via libera. Oggi per ottenere i risultati che desideriamo dobbiamo cambiare l’Italia. Su questo punto la Cancelliera e io la pensiamo allo stesso modo e lei riconosce che l’Italia può aspirare a un ruolo di leadership continentale. Certo, dobbiamo aggiustare molte cose e superare una pregiudiziale che in parte ci siamo costruiti da soli, ma che abbatteremo e distruggeremo".

IL QUIRINALE "La successione a un gigante come Napolitano non è un problema di genere. Quando arriverà il momento, i nostri parlamentari dovranno resistere alle campagne di comunicazione. Nel 2013 un Parlamento appena eletto si è trovato stretto tra la rivoluzione dei social network e la debolezza della classe politica. Ne è nato un corto circuito"."Il voto per il capo dello Stato non è un concorso a premi. Mi piace pensare che per scegliere il garante supremo delle istituzioni la prossima volta si spengano i telefonini e si accendano le antenne per capire quale figura serve davvero all’Italia". Il premier quindi sottolinea che "sulle grandi scelte di quadro, istituzionali, è sempre auspicabile la più ampia convergenza possibile".