Governo Letta sempre più in bilico, il PdL: ‘se cade è colpa del Pd’

05/02/2011 Roma. Assemblea Nazionale del Partito Democratico. Enrico Letta

Enrico Letta, con tutto il suo governo, ad un passo dal precipizio. Oppure no? Il clima politico italiano è infuocato, e tutto continua a ruotare attorno alla vicenda di Silvio Berlusconi. Il Pd non retrocede di un millimetro: le sentenze vanno applicate, sostiene il partito guidato da Epifani, ed è per questo che in Giunta i dem voteranno a favore della decadenza da senatore del Cavaliere. Dall’altra parte il PdL avverte: se salta tutto e si torna al voto è solo colpa del Partito Democratico.

Per Maurizio Gasparri, vice presidente del Senato, “è chiaro che c’e’ una parte del Pd che ha avvelenato il clima per far cadere il governo Letta”, perché “una parte della sinistra ha come unico obiettivo la fucilazione del nemico. E non importa se un atteggiamento ottuso e irresponsabile porterà a conseguenze inevitabili”.

Sulla stessa linea Sandro Bondi, coordinatore PdL: "In quest’Italia ipocrita e falsa, nessuno dice che il partito che più di tutti vuole andare alle elezioni e’ proprio il Pd. Quando il Pd e la sinistra assaporano la possibilita’ di sbarazzarsi degli avversari e di poter conquistare il potere non capiscono piu’ niente, non sentono ragioni e se ne infischiano, come sempre, degli interessi degli italiani".

In effetti nel Pd c’è chi è consapevole del fatto che una alleanza con il PdL non può durare per sempre. E propone di andare al voto. E’ il caso di Goffredo Bettini, secondo cui “l’alleanza tra Pd e PdL è innaturale così come lo è l’idea di proseguire l’esperienza di Governo sine die". Dunque, “il Pd deve dare lui i tempi: questo Governo ha la missione di fare la legge elettorale e di portare a termine i provvedimenti economici più urgenti ma poi deve andare al voto, perché sono 20 anni che non riusciamo a battere Berlusconi alle elezioni, che è la via più naturale in una democrazia". Bettini ha messo in guardia il Pd, "perché anche decaduto Berlusconi continuerà a fare battaglia politica, anzi lui tenterà di vittimizzarsi perché è nella natura del populismo farlo".

Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, intervistata dal Messaggero, racconta di un Cavaliere che ripete sempre: “io voglio che questo governo vada avanti e continui la sua opera”. Certo, questo – osserva Lorenzin – non deve accadere “a tutti i costi. I matrimoni si fanno in due. Il governo Letta sta facendo il bene dell’Italia e sono tanti i dossier e le riforme fatte e quelle da fare, ma il contesto in cui l’azione del governo si dispiega e’ decisivo”.

Intanto, osservatori di vario genere esprimono le proprie opinioni. Paolo Del Debbio, uno tra i fondatori di Forza Italia dalla fine del 1993 e ora conduttore di Quinta Colonna su Rete4, descrive un Berlusconi “molto razionale, ma che sa utilizzare le passioni per raggiungere i propri scopi”, “non e’ mai stato disattento rispetto alle conseguenze concrete delle proprie scelte”. “Berlusconi puo’ aprire la crisi – dice – ma difficilmente otterrebbe le elezioni, perche’ Napolitano farebbe di tutto per evitarle”. Inoltre, aggiunge, ”mandare in crisi questo governo puo’ significare trovarsene poi un altro assai piu’ ostile verso di lui e le sue aziende, e fors’anche un altro capo e dello Stato magari pregiudizialmente avverso”.

Giuliano Urbani, tra i fondatori di Forza Italia, commenta: “In questo momento ci sarebbe bisogno di una politica che si occupi di altro. Vedo soltanto scaramucce: dalla vicenda Berlusconi alle elezioni anticipate, fino alle primarie del Pd. Ma ci rendiamo conto che di queste cose tra due anni non parleremo già più? Sono tutte cose che molto presto saranno spazzate via da altri eventi ben più grandi e gravi: c’e’ una spaventosa crisi economica, incombe il pericolo di una nuova guerra mondiale”. A Berlusconi direbbe quello che gli ha gia’ detto una volta, spiega: “togliti di mezzo, non ti curar di loro ma guarda e passa, vola alto. Certo, poi mi rendo conto che ci sono altri problemi: ci saranno restrizioni alla liberta’ personale. E allora le valutazioni possono essere altre. Per quanto mi riguarda dico che in quel partito non mi riconosco piu’ e ripeto che ai problemi del Paese ora bisognerebbe guardare al netto delle partigianerie”. Il popolo di Silvio del ’94 “non c’e’ piu’ – afferma -. Allora si potevano coltivare le speranze”.

Ennio Doris, presidente di Banca Mediolanum, e uno degli amici storici di Silvio Berlusconi, spiega al Foglio che serve un ‘disarmo bilaterale’ di un anno e le forze politiche devono ascoltare l’appello del Colle all’unita’, ”ognuno rinunciando a qualcosa”. ”L’Italia ha bisogno di uno o due anni di stabilita’. E’ un problema di sistema. Sono d’accordo con il capo dello Stato quando dice che senza unita’ e coesione non c’e’ via di uscita dalla crisi economica”. E ”coesione fa rima con pacificazione…”. ”L’Italia negli ultimi anni – dice Doris – ha molto sofferto il conflitto tra la politica e la giustizia, bisogna che tutti depongano le armi e sacrifichino qualcosa. Per capire Berlusconi bisognerebbe provare a mettersi nei suoi panni, non si puo’ giudicare da fuori. Silvio sa che in ballo ci sono la sua liberta’ e i successi di una vita. Non c’e’ da stupirsi delle sue incertezze amletiche”, spiega Doris, convinto che ora sia ”necessaria stabilita’ al governo”.  “L’Italia – insiste – deve mettere da parte la lotta, i toni gladiatori, la guerra civile fredda, ci vuole un po’ di pace e di calma, ci vuole tempo per far ripartire la nostra economia”.