L’esordio di Enrico Letta è stato discreto, anche se la situazione non è facile a livello economico, politico e soprattutto strategico. Il punto centrale è vedere se durerà questo governo con l’inedita collaborazione politica e non solo tecnica tra PD, PDL e centro. Certo due mesi fa nessuno avrebbe potuto scommettere su questa evoluzione che però ha costretto i partiti maggiori a parlarsi e – sotto l’incubo di andare a votare – decidere finalmente di confrontarsi su cose concrete e non solo su slogan. Ci sono e ci saranno “falchi” e colombe, affossatori e pontieri, ma intanto un dialogo si è avviato e a guadagnarci è l’Italia che non poteva (non può) permettersi una campagna elettorale continua. In fondo in tutti i paesi d’Europa ci sono stati periodi di “grandi intese” soprattutto nel momento in cui era necessario far fronte alle emergenze e credo ci sia bisogno di un momento di tregua e di riflessione. Certo non mancheranno le tensioni (oltretutto ci sono le elezioni amministrative di fine mese a Roma e in altre città), ma Napolitano è garanzia di equilibrio. Per questo spero che l’esperienza di Letta prosegua, anche se ci sono pochi spazi per ridurre il carico fiscale e accontentare la gente su temi caldi come IMU, esodati, rifinanziamento della cassa integrazione, liquidazione dei debiti alle imprese (e agli enti locali) creditori verso lo stato.
Di positivo c’è anche che l’intesa raggiunta emargina il movimento di Grillo, SEL e compagnia che giocheranno la carta dei toni sempre più urlati intercettando sicuramente frange di protesta ma – credo – complessivamente sempre meno elettori proprio perché in poche settimane molti hanno capito che gridare è facile, ma tentare di risolvere i problemi dannatamente più difficile.
E INTANTO A DESTRA… Ma, se credo che a livello amministrativo e politico sia necessaria una intesa che vada oltre l’orgoglio e i preconcetti dei singoli, sento forte anche la necessità che nella politica tornino a muoversi delle idealità che da troppo tempo sono appannate e nascoste. Un modo diverso di fare politica che sia più riflessivo, storico, di confronto su temi che hanno poco spazio su Twitter perché impongono basi solide di partenza, esperienze, volontà di ricerca. Il voto di febbraio, per esempio, ha distrutto la Destra italiana, polverizzandola in tanti gruppi e rendendola incapace di avere una rappresentanza organica e di riferimento. E’ tempo di ricominciare a ripensare al ruolo storico di una Destra politica che è stata capace di evolversi dopo decenni di ostracismo ma che, giunta al potere, non ha saputo “vaccinare” i nuovi alleati, ma anzi ne è stata corrosa e distrutta. Sarebbe un peccato perdere capacità umane, figure rilevanti di pensiero e di azione, possibilità enormi anche di successo elettorale nel momento in cui ci si ripresentasse non tanto come “partito” ma “manifesto di idee”. Temi come il presidenzialismo e l’elezione diretta del capo dello stato (raccoglievamo le firme per leggi di iniziativa popolare già ai tempi di Almirante) sono ancora più attuali oggi, soprattutto nel momento in cui tutto sembra corrompersi tra partiti-non partiti, soubrettes e talk show che sanno tanto di plastica come i cibi precotti.
L’altro giorno ho partecipato a Roma a un incontro importante al Teatro Adriano dove ho ritrovato tanti amici di un tempo, ma non solo ex parlamentari messisi insieme come ad un convengo di combattenti e reduci, ma di persone per bene lasciate ai margini e che si sentono invece ancora in grado di dare molto per l’Italia proprio partendo da errori, insufficienze e sbagli del passato. Tutti insieme, aperti al nuovo, consci di essere non solo “memoria storica” ma convinti di poter dare un contributo serio e propositivo al bene collettivo… Credo sia ora di ripartire.
































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