Gli italiani più ricchi guadagnano dieci volte quelli più poveri,

Gli italiani più ricchi guadagnano dieci volte quelli più poveri, e il divario e’ cresciuto negli anni della crisi. A dirlo e’ un rapporto Ocse sulle diseguaglianze di reddito, che lancia anche un allarme sull’aumento del tasso di poverta’ tra i giovani. Secondo i dati dell’organizzazione parigina, nel 2011 il 10% piu’ ricco della popolazione italiana ha incamerato il 24,4% del reddito nazionale disponibile, mentre il 10% piu’ povero si e’ dovuto accontentare del 2,4%, ovvero un decimo di quanto guadagnato dalla fascia piu’ alta. Una spaccatura che si e’ allargata negli anni della crisi, rileva sempre l’Ocse, perche’ nel 2007 il rapporto era di 9 a 1.

L’ampiezza del divario tra gli estremi della scala di ricchezza si conferma anche considerando fasce piu’ ampie: il reddito del 20% piu’ ricco e’ infatti il 39,3% del totale nazionale, mentre quello del 20% piu’ povero arriva appena al di sopra del 7%. In questo scenario, si riscontra inevitabilmente un aumento del tasso di poverta’ relativa, ovvero della percentuale di nuclei familiari che vivono con meno della meta’ del reddito mediano nazionale. Nel 2007 era all’11,9%, e negli anni centrali della crisi e’ salita con passo costante e ininterrotto, toccando nel 2010 un picco del 13%, per poi ridiscendere leggermente, al 12,6%, nel 2011. E’ inoltre cambiata profondamente, rispetto a prima della crisi ma soprattutto rispetto ai decenni scorsi, la distribuzione del rischio di poverta’ tra le fasce d’eta’.

Negli anni Ottanta, il rischio massimo era per gli anziani, per cui il tasso di poverta’ era oltre 180% di quello medio nazionale, mentre i giovani erano a 104,4% (under 18) e 90,4% (18-25 anni). Nel 2007, i due estremi gia’ si erano avvicinati, con un tasso di poverta’ a 130% della media generale per i giovanissimi, 105% per i giovani e 124% per gli over 75. E con la crisi, nel 2011, lo scenario si e’ ribaltato: il tasso di poverta’ tra gli anziani e’ appena oltre l’80% di quello medio, mentre quello di under 18 e under 25 e’ salito rispettivamente a 137,5% e 104,4%.