Giuseppe Musumeci, il ricordo e l’abbraccio ad un leader – di Andrea Di Bella

Una di quelle occasioni in cui non sai cosa dire, questa. Allo stesso tempo, una di quelle occasioni in cui senti di essere chiamato a dirla, qualcosa. Qualsiasi cosa. Conobbi Giuseppe lo scorso agosto, via Caronda a Catania, quartier generale del padre, l’amico Nello Musumeci (ex sottosegretario del governo Berlusconi, ndr), che mi chiamò per confrontarsi sulla campagna elettorale imminente, che lo avrebbe visto candidato governatore della Sicilia per il centrodestra. Un’anima buona, ho creduto subito che fosse Giuseppe. Seduto in un angolo, mi sorrise subito appena entrato: “Tu devi essere quel pazzo”, mi disse. Si riferiva forse al mio temperamento, a quello che faccio nella vita e al come lo faccio, al mio impegno nella campagna elettorale del padre, non lo so. Risposi di sì, che ero il pazzo. Gli sorrisi, mi ricambiò.

Parlò poco, osservava ammirato papà Nello, seduto sulla poltrona. Intorno amici e colleghi di partito e di vita, parlamentari e addetti stampa. Eravamo circa in dodici, c’ero anche io. Osservai Giuseppe più volte. Umile, dolcissimo, disponibile. Portò una minerale con dei bicchieri, offrì dell’acqua ad ognuno dei presenti. La offrì anche a me. Mi sorrise dolcemente: “ancora?”, “basta così” gli risposi. Si sedette di nuovo in un angolo, ascoltò silenzioso per tutto il tempo. Con noi parlava Giorgio, il fratello giovane. Lui ci osservava. Maglia nera, un disegno quasi tribale sul davanti, jeans e scarpetta di tela, barba incolta. Semplice. Mi strinse vigoroso la mano, quando andai via. Lo incontrai ancora ad un dibattito tv tra i candidati a presidente, pochi giorni dopo. Mi fece un cenno con la mano da lontano, ricambiai. Poi ieri, la notizia, lo stupore. Più niente. Giuseppe lo hanno trovato a faccia in giù nel suo bagno di casa, a Catania. La porta chiusa dal di dentro. Trent’anni. Era lì, e non c’era.

E’ strana questa vita, non so dire altro. Spiegare sensazioni e odori è un’impresa ardua anche per me, che nella vita faccio lo “scribacchino” con umiltà. Era dolce Giuseppe, questo vi so dire. Dolce e sorrideva. Solo questo. Abbraccio il papà Nello, amico e compagno di una grande battaglia che abbiamo perso. Oggi, però, Nello Musumeci ha una battaglia ancora più grande da combattere, quella con la inutilità. Con il grande ed enorme senso di inutilità ed impotenza che probabilmente avranno già cercato di avvolgerlo. Perché è certamente questo che prova un padre che sopravvive al figlio in questo modo, non giriamoci intorno. Lo immagino, non lo provo. Ho paura.

Un abbraccio grande Nello, enorme, ti giunga dalla grande comunità umana e politica che ti ha sempre e da sempre apprezzato e stimato assai. Ciao Nello. Ciao Giuseppe.