Forza Italia, tra ‘patto generazionale’ e ‘rivoluzione azzurra’ (VIDEO) – di Laura Neri

Sergio Mattarella, candidato del Pd per il Colle, eletto presidente della Repubblica con un ampio consenso in Parlamento. Forza Italia, fino all’ultimo, ha deciso di votare scheda bianca, anche se fra gli azzurri diversi hanno scritto sulla scheda il nome dell’ex ministro. E lo stesso Silvio Berlusconi, in qualche modo, sapeva che questo sarebbe successo: era stato proprio lui a voler lasciare in fondo campo libero ai propri parlamentari. Tanto che in una telefonata a Mattarella, prima della quarta votazione, il Cav spiegava: “lei sarà eletto presidente, e Forza Italia non ostacolerà la sua elezione, anzi…”.

Detto questo, è anche vero che gli azzurri ora devono guardare all’interno del proprio partito. Comunque stiano le cose, qualcosa è saltato. Giovanni Toti, europarlamentare azzurro e consigliere politico di Berlusconi, lancia la sua proposta: un “patto generazionale” per il bene dell’Italia, “un patto dei quarantenni”, l’ha definito, perché “non è il momento delle divisioni”.

Apriti cielo. In un vecchio paese come l’Italia, in politica come in altri settori, parlare di “quarantenni” a volte è una vera e propria provocazione. Lo sa bene Alessandro Cattaneo, membro del Comitato di Presidenza di Forza Italia e responsabile Formazione del partito: "È bastato che Toti citasse la parola ’40enni’ parlando di futuro del partito per creare il panico fra i senatori di Forza Italia. Occhio che dico ’30enni’ io! State sereni".

Renato Brunetta risponde all’appello di Toti con seccata ironia: “allargherei l`intuizione di Toti. Oltre al patto dei quarantenni con Toti e coscritti, vedo molto bene il patto dei settantenni con Berlusconi, quello dei sessantenni con Brunetta e Romani, quello dei cinquantenni con Daniela Santanché, dei trentenni con Calabria e Giammanco, quello dei ventenni, giù fino al patto delle giovani marmotte. Uno per tutti, tutti per Toti".

Seguono altre prese di posizioni simili, tanto che Toti corregge il tiro e su Twitter chiarisce: “Per quarantenni intendo tutti coloro che hanno quell’età nello spirito, non all’anagrafe. E che guardano con fiducia al futuro di Forza Italia". Ma la frittata ormai è fatta.

Marcello Fiori, coordinatore nazionale dei Club Forza Italia, spiega che è “fondamentale dare vita a un progetto di radicale rinnovamento del nostro movimento politico per ancorarlo a solide radici popolari e ai valori della liberta’ d’impresa in economia, spirito di servizio in politica, solidarieta’ sociale e rispetto dei diritti della persona". E “dobbiamo farlo con un programma chiaro e una classe politica credibile. Fuori dai palazzi e nel cuore vivo della gente".

Secondo Fiori ci vuole una vera e propria “rivoluzione azzurra”:  "sarebbe un gesto di grande responsabilità, da parte della classe dirigente nazionale e locale di Forza Italia, rimettere tutte le deleghe nella disponibilità del presidente Berlusconi. Nessun azzeramento, ma una necessaria ‘rivoluzione azzurra’. Sarà come sempre il Presidente, unico reale punto di riferimento dei milioni di elettori del centrodestra, a riorganizzare il nostro movimento, secondo criteri di competenza, merito e consenso”. Davvero gli azzurri sono disposti a lasciare i propri incarichi per una “rivoluzione” che non si sa bene dove porterà? Noi abbiamo i nostri dubbi, ma la speranza che si possa fare la cosa giusta non muore mai.

Intanto Berlusconi ha colto l’invito del presidente della Repubblica e martedì sarà in Parlamento per il giuramento di Mattarella. Maurizio Gasparri, vicepresidente azzurro del Senato, commenta: “Quello di Mattarella e’ stato un gesto utile e molto importante che contribuisce a stabilire un clima di confronto positivo. Ribadiamo che sul Quirinale Renzi si e’ comportato in maniera scorretta, prima ha detto a noi una cosa poi ne ha fatta un’altra. E anche le dichiarazioni recenti ne confermano l’atteggiamento arrogante. Da ora in poi non gli faremo sconti ne’ regali. Ma da questa esperienza negativa puo’ nascere qualcosa di positivo per il centrodestra. C’e’ una vasta area forte nei numeri ma che non e’ una realta’ politica. Dobbiamo e possiamo ricomporre il centrodestra. Non sara’ facile, ma se abbandoniamo casting, patti e correnti e ritorniamo sul territorio, che tanti di noi non hanno mai abbandonato, possiamo ripartire".