"Siamo amici io e Pier Ferdinando. Nelle ultime settimane abbiamo parlato e concordo con lui su molti temi. La legge elettorale che verrà orientata sui tre poli, quasi porta al bipartitismo. Normale che la soglia dell’otto per cento obblighi ad alleanze con Renzi, con Berlusconi o anche con Grillo. Però sbaglia se parla di ‘casa dei moderati’. E’ moderato chi vuole uscire dall’euro? È moderato chi sul federalismo riprende le tesi di Miglio? E poi, attento a chi, ed è sempre meno timido, in Forza Italia va ripetendo che i populismi vanno capiti, quasi come se pensassero con chi allearsi in caso di ballottaggio". Lo afferma Gianfranco Fini in una intervista al Mattino rilasciata a margine della presentazione, a Salerno, del suo libro "Il ventennio". E aggiunge: "Immaginate cosa accadrà in caso di primarie, con le reti Mediaset schierate sul campo insieme ai giornali di famiglia? Finirà che nella caserma-Berlusconi vincerà il Toti di turno, un suo dipendente, oppure in alternativa ci saranno scelte dinastiche. Non è sbagliato il discorso che porta avanti Casini ma non commetta l’errore di non considerare le conseguenze. La politica ormai si fa fuori dal Parlamento, non dentro".
Per quanto lo riguarda l’ex leader di An afferma: "Cerco di riempire dei vuoti, è la politica di contenuti, che attualmente mancano. Ad esempio con ‘Libera destra’ siamo pronti per una iniziativa internazionale sul lavoro. Un focus di proposte sullo sviluppo visto dall’estero". E aggiunge: "Non solo io e Alfano. In Forza Italia c’è già chi si chiede ‘perché Toti, e non io?’. Io gli risponderei ‘perché è un suo dipendente’. Io avrò anche commesso degli errori di valutazione, ma non ho sbagliato quando ho fatto capire che Berlusconi vuole solo comandare".
Fini, da ex presidente della Camera, commenta lo scontro tra grillini e la presidente dalla Camera Boldrini: "Presidenti della Camera più esperti sarebbero riusciti a evitarlo. Io non posso giudicare, c’è massimo rispetto, ma forse chi è ‘nuova’ paga lo scotto. Teniamo conto che non c’è più lo strumento-partito e nemmeno la classe dirigente che i partiti creavano al loro interno. Progressivamente si è abbassata la qualità del ceto politico e parallelamente è arrivata un’ondata di discredito delle politica, che oggi è un fuscello nella tempesta. Che dire? Il Pd ad esempio aveva candidato Marini poi si è piegato a un’onda di tweet".
"A Grillo – aggiunge Fini -interessa solo alzare l’asticella, sempre di più. Non gli interessa se ci sono suoi deputati volgari o che superano il limite della decenza. Vedi l’impeachment per il presidente Napolitano: è risibile ma è utile dal loro punto di vista per delegittimare le istituzioni. Tutte le istituzioni. Puntano a diventare alternativa al sistema e la battaglia è totale, a cominciare dalle aule delle istituzioni".





























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