Roma – I contributi all’editoria aumentano e il Movimento 5 Stelle alza la voce. Da sempre nemici dichiarati del finanziamento ai giornali, i grillini non si sono lasciati sfuggire l’occasione per ribadire la propria contrarietà. È venuto il momento di fare i conti in tasca a chi fa impresa con l’aiuto di soldi pubblici? Sembra proprio di sì, a sentire Alessio Tacconi, cittadino eletto alla Camera e residente in Svizzera. E, stavolta, nel mirino finiscono proprio le pubblicazioni estere.
On. Tacconi, a parole, il movimento è da sempre contrario ai finanziamenti per l’editoria. Non avete in programma iniziative parlamentari concrete?
“Siamo per l’abolizione dei finanziamenti – spiega l’unico grillino eletto all’estero a Italiachiamaitalia.it – perché riteniamo che, come accade normalmente nella vendita, se un prodotto piace viene comprato. Siamo stati gli unici a presentare, come emendamento alla legge di stabilità, una proposta per togliere tutti i soldi assegnati al Senato per finanziare l’editoria italiana all’estero attraverso gli emendamenti del Pd, e siamo stati ancora gli unici a proporre di azzerare questo capitolo di spesa e dare gli stessi soldi ai corsi di lingua e cultura oppure al sostegno degli italiani indigenti all’estero. Il nostro emendamento, però, è stato bocciato, ci siamo trovati di fronte a un muro di gomma e non abbiamo avuto la possibilità di dare una svolta. Per questo motivo, abbiamo deciso che nelle prossime settimane verificheremo chi prende i soldi e, soprattutto, in base a quali criteri”.
I criteri di assegnazione sono già noti.
“Sì, li conosciamo già, ma vogliamo appurare che vengano rispettati”.
Quindi intendete controllare se le copie distribuite coincidono con quelle dichiarate?
“Chiederemo al Mae la lista di coloro ai quali vengono destinati i contributi e poi andremo a verificare la correttezza e la regolarità dell’assegnazione e dell’utilizzo dei finanziamenti. È giusto che, ai tanti soldi elargiti in questo settore, corrisponda la massima trasparenza. Abbiamo già pianificato tutto questo per le prossime settimane”.
Questa iniziativa riguarderà solamente la stampa italiana all’estero o anche quella nazionale?
“Per la stampa italiana all’estero stiamo seguendo la questione noi eletti del movimento all’interno della commissione Esteri. Per quanto riguarda l’editoria nazionale, la sta seguendo il gruppo parlamentare M5S”.
A proposito del Movimento, come vi state preparando alle elezioni europee dopo il flop delle candidature in Sardegna?
“Il movimento si sta preparando e arriverà pronto, come già successo alle politiche del 2013. Le modalità con cui si selezioneranno candidati stanno per essere perfezionate, nel giro di poche settimane saranno definiti tutti i dettagli”.
Si parla molto del nuovo metodo di voto delle “parlamentarie”, il Corriere della Sera citava proprio lei, nelle scorse settimane, come esempio delle sorprese che il voto con preferenze può portare. Sapete già quali cambiamenti saranno effettuati?
“Il processo sta andando avanti e credo che un metodo come quello delle parlamentarie sia ottimale, anche se si può perfezionare con dei correttivi. Tutta la procedura è allo studio dello staff del movimento, ci fidiamo di loro”.
Non solo il Corriere. Anche una pagina Facebook, ‘Cittadini M5S attenti alle spese dei propri parlamentari’, la cita per le spese sostenute. Ha intenzione di rispondere e motivare le sue spese?
“Anche i primi mesi dopo la mia elezione ci sono state discussioni su questo e ho sempre cercato di fare presente che la situazione di chi vive all’estero è diversa, soprattutto in relazione a dove si vive. Naturalmente una persona che risiede in Europa sostiene delle spese differenti da chi, ad esempio, viene dal Sud America. Ci saranno anche altre occasioni per ribadirlo, bisognerebbe trovare una soluzione finale che possa andare bene ora e per gli eletti della prossima legislatura da altri continenti. Il dialogo è aperto e spero in una maggiore sensibilizzazione”.
Non si sente esposto a un’eccessiva gogna mediatica?
“Sì, ma è anche necessario capire che, in un periodo in cui molte persone vivono ormai nell’indigenza, un argomento di questo tipo scatena discussioni animate. È comprensibile”.
Lei spende di più, ma vive all’estero. Com’è possibile che altri suoi colleghi spendano altrettanto?
“C’è la rendicontazione pubblica, ognuno può vedere come e perché si spende e farsi la propria opinione. Non spetta a me commentare”.
Lei è stato eletto all’estero, in Europa. Perché si sta battendo per l’ambasciata di Santo Domingo, una ripartizione dove lei non ha voti?
“Alcuni attivisti mi hanno contattato e spiegato la situazione. In accordo con loro sto cercando di vedere come risolverla, stiamo aspettando questa famosa ‘Farnesina 2015’ per capire che cosa si intende con il termine di ‘rappresentanza’ sull’isola. Giovedì mattina abbamo avuto un incontro con il viceministro Dassù che, come aveva già fatto nell’incontro prima di Natale, ci ha confermato che la decisione delle varie chiusure è irrevocabile. Il messaggio è stato molto chiaro e, di risposta, la collega senatrice Mussini ha fatto un intervento molto duro. Non siamo d’accordo con questo tipo di chiusure, le scelte devono essere fatte seguendo i giusti criteri”.
Secondo lei, invece, le chiusure vengono stabilite senza alcun criterio?
“Non dico questo, ma penso che si dovrebbe tenere conto delle effettive e singole situazioni. A Manchester, ad esempio, ci sono 40mila italiani e ora sembra vogliano chiudere il consolato. Possiamo capire che bisogna razionalizzare e che in Europa la presenza degli italiani è ormai stabile, ma non è corretto fare in modo che questi italiani siano abbandonati”.
Quindi non è corretto sostenere, come hanno fatto altri eletti all’estero, che c’è una nuova apertura da parte del Mae?
“Ogni volta che parliamo con i rappresentanti del governo ci viene detto che, in parallelo alle chiusure, si potenzieranno gli strumenti informatici. Il problema è che, invece, questo servizio al cittadino non si vede, sembra che da un lato si acceleri e dall’altro si vada piano. Questa modalità non ci sta bene e l’esempio di Manchester dimostra tutto questo. Inoltre, chiudere degli istituti italiani di cultura significa toccare la promozione della lingua, è molto grave e non sono ottimista perché non ho mai visto nessuna apertura da parte del Mae. Non è vero, come dice il governo, che c’è stato un ampio confronto. Quando il viceministro Dassù dice che si è confrontata con gli altri suoi pari dei paesi europei conferma che non hanno nemmeno considerato i messaggi arrivati dalle commissioni alla Camera e al Senato, dal Cgie e dai Comites, ha tenuto in considerazione solo alcuni dibattiti privati con altri colleghi di altri paesi. Il dialogo ci sarà anche stato, ma con le persone sbagliate”.
A proposito di dialogo, non collaborerete con Renzi per la riforma elettorale?
“Il dialogo potrebbe anche esserci, ma non si vede la possibilità di parlare serenamente: le tre proposte di Renzi sono molto generiche, non vediamo una concretezza tale da sederci a un tavolo”.
E se diventassero meno generiche?
“Staremo a vedere, ora non ci sono le condizioni”.
Sulla questione della riforma in Senato, lei e il suo collega Aris Prodiani non avete gradito il commento di Paolo Becchi, “Renzi si metta il cuore in pace, non ci sarà alcuna riforma con l’aiuto del M5S”, tanto che su Twitter è partito il tormentone #becchichiè. Volete lasciarvi una strada aperta?
“Non cerchiamo un accordo con Renzi, ma non spetta a Paolo Becchi dirlo. È uno stimatissimo professore, ma non è certo la persona più adatta per rispondere o parlare a nome del movimento, sarebbe fuori luogo farlo e, quindi, gli abbiamo fatto presente che dovrebbe specificare quando esprime una sua personale opinione”.
Al consolato di Londra, con “Primo approdo”, stanno facendo quanto lei aveva suggerito più volte. Considerata la lentezza dei tempi parlamentari, non potreste organizzare delle iniziative per esportare questo modello in altri paesi?
“Sono stato molto felice di vedere che una sede estera si è dimostrata così attenta alla nuova emigrazione, per questo ho fatto notare che noi del movimento avevamo già fatto la stessa proposta mesi fa, per introdurre uno sportello che fosse in grado di dare il giusto supporto a chi è emigrato da poco, per dare informazioni su come si vive in quel paese, come si può fare per trovare una casa o un lavoro. Spero che ‘Primo approdo’ vada bene, la prima sessione è andata sold out e mi auguro che il Mae se ne accorga e faccia in modo di sostenere e replicare l’iniziativa”.
Non pensate di replicare l’iniziativa voi come movimento, attraverso i vostri attivisti, invece di aspettare il Mae?
“Il Movimento 5 Stelle è presente in molte località e so che alcuni gruppi sono già attivi in questo senso dando supporto a chi lo richiede. È una cosa che già facciamo, anche se non ufficialmente, sarebbe il caso di strutturarla a un livello superiore”.
Quali sono le prossime iniziative in programma per l’estero?
“Anche nell’ultimo incontro con il viceministro Dassù è stato ribadito che, che nel momento in cui saranno chiusi gli istituti di lingua e cultura, sarà prevista la presenza di un ufficio o di una persona che si continui a occupare della promozione della cultura italiana all’interno del consolato più vicino. Si tratta di una proposta che avevamo pronta nel cassetto e stavamo aspettando un momento di confronto con il governo per presentarla. Ben venga che l’idea venga anche dal Mae, la presenteremo ugualmente facendo sì che, oltre a procedere con uno sportello dedicato alla cultura, si faccia in modo che la sede consolare abbia le giuste risorse economiche per fare il proprio lavoro. Punteremo i piedi affinchè queste persone abbiano le risorse per poter lavorare bene e portare a casa risultati importanti, da parte ministeriale pretendiamo un supporto reale”.
































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