Doppia imposizione fiscale tra Thailandia e Italia, Fedi (Pd) risponde a un nostro lettore

Salvatore Foti, connazionale residente in Thailandia e affezionato lettore del nostro quotidiano online, ha scritto al direttore di ItaliaChiamaItalia, Ricky Filosa, per chiedergli precisazioni, da parte degli eletti all’estero, in merito alla doppia imposizione fiscale tra l’Italia e il suo paese di residenza.

Il messaggio di Foti inizia così: “Egregio Direttore, Le chiedo, magari pubblicando qualche articolo sul giornale da Lei diretto, molto seguito anche dai parlamentari eletti nelle circoscrizioni estero, di avere una risposta a quanto di seguito rappresentato”. E spiega: “l’Italia ha stipulato delle Convenzioni conformi al modello OCSE con oltre 80 stati nel mondo. Chi scrive e’ un pensionato ex INPDAP residente in Thailandia,  che frequentando altri pensionati qui residenti ha scoperto di essere un Italiano di serie B, perchè grazie all’art. 18 della convenzione Italia-Thailandia (modello OCSE) i pensionati INPS  possono detassare la pensione, mentre i pubblici pensionati purtroppo no, grazie all’art.19 della sopra indicata convenzione; infine, leggendo la convenzione Italia-Australia ho scoperto che grazie all’art.18 della stessa, i pubblici pensionati possono detassare la pensione, ed eccomi diventato cittadino di serie C. Trattamento a mio avviso non in linea con quanto dettato dall’art. 3 della Costituzione Italiana”.

Il connazionale prosegue: “alla luce di quanto sopra, credo che l’INPS ex INPDAP si stia accanendo contro i pochissimi pensionati ex INPDAP residenti in Thailandia. Del problema ho più volte attenzionato l’On. Marco Fedi, che ha presentato diverse interpellanze parlamentari, ultima datata Aprile 2014, dimenticando purtroppo sicuramente in buona fede di evidenziare che in Australia grazie all’art. 18 della convenzione (stipulata nel 1985 come le altre) e’ possibile detassare”.

In conclusione, Foti fa sapere “che per tre volte ho chiesto al Dott. Ponticelli, responsabile Inps delle convenzioni, il perchè di questo diverso trattamento; ancora sono in attesa di risposta”. E fa sapere anche di avere scritto al programma “Community” di Rai Italia, che però non ha raccolto la sua richiesta e non ha trattato l’argomento.
 
Ricky Filosa, rispondendo a Salvatore, gli ha assicurato che avrebbe girato il suo messaggio agli eletti all’estero. E così ha fatto. L’unico riscontro è arrivato da Marco Fedi, deputato Pd eletto oltre confine e residente in Australia. Ecco qui di seguito la risposta del parlamentare al nostro lettore.

RISPONDE MARCO FEDI, deputato Pd eletto in Australia

Caro Direttore,

       il signor Salvatore Foti pone alla mia attenzione, e all’attenzione della politica italiana, attraverso ItaliaChiamaItalia che ringrazio per l’opera di servizio, alcune questioni che reputo importanti. Le disposizioni della Convenzione contro le doppie imposizioni fiscali tra Italia e Thailandia prevedono, come stabilito dal modello OCSE, e quindi adottato nella quasi totalità dei casi, la tassazione alla fonte.

La Convenzione tra Italia e Australia, invece, per le pensioni pubbliche, prevede la tassazione nel Paese di residenza del pensionato analogamente a quanto previsto per le pensioni INPS.

Il Signor Foti, giustamente, si chiede: come mai questa disparità di trattamento e questo doppio, e qualche volta triplo, binario? La risposta, caro Foti, è nelle trattative che i Governi svolgono in sede di discussione dei trattati e successivamente in sede di ratifica. L’Australia è riuscita a far adottare un modello basato sulla parità di trattamento che appunto prevede la tassazione unica per tutte le pensioni nel Paese di residenza del pensionato e l’esenzione, che va certificata dal fisco australiano, dalla imposizione alla fonte da parte italiana. Occorre tener conto anche della posizione australiana sempre molto critica nei confronti dell’OCSE, di cui fa parte dal 1971.

La Thailandia, all’epoca della trattativa tra i Governi, non chiese o non ottenne alcun regime paritario e venne adottato il modello OCSE. Il modello OCSE prevede la tassazione separata alla fonte per le pensioni pubbliche poiché si partiva generalmente dal presupposto che le pensioni pubbliche venissero sottoposte ad un trattamento “privilegiato” e quindi risultasse generalmente più conveniente tassarle nel Paese che le eroga.

Caro Foti, le interrogazioni da me presentate, a cui Lei fa cortese riferimento, pongono alla attenzione del Governo non solo la questione in termini generali, e quindi la richiesta di possibile modifica dei testi degli accordi, tra cui quello con la Thailandia, ma anche la revisione del modello OCSE. Modello nato negli anni 70, adottato negli anni 80 e mai aggiornato.
In Italia, ad esempio, oggi non è ragionevole parlare di vera distinzione tra pubblico e privato: si tratta di regimi sempre più simili, oggi unificati anche negli Istituti, come per INPS e INPDAP, che richiedono aggiornamenti normativi nazionali ed internazionali.

Concludo con la parte sull’Australia. Non ho dimenticato di citare l’Australia nelle interrogazioni sulla Thailandia. Si tratta semplicemente di comprendere che questa partita non può essere modificata unilateralmente né con una semplice interrogazione. Interrogando il Governo poniamo la questione all’attenzione dei Ministeri competenti che dovranno verificare se esistono le condizioni per una trattativa con i singoli Paesi, in questo caso la Thailandia, per rinegoziare il trattato contro le doppie imposizioni fiscali, se esiste da parte thailandese un accordo rispetto alle stesse modifiche, e se sussistono le condizioni per proporre modifiche al modello OCSE per tutti i futuri trattati.

Spero di essere stato chiaro nella risposta. Appena riceveremo dal Governo segnali di attenzione in questa direzione, Signor Foti, sarò il primo a comunicarglielo.

On. Marco Fedi