Ddl Zan, Adinolfi: “Quella di mercoledì è stata una giornata di liberazione”

“E’ stata un’imboscata interna al Pd, Letta ha pagato dazio anche per aver fatto fuori Marcucci. Se in un momento come questo il Pd sceglie la battaglia lgbt come sua priorità è normale che qualcuno nel partito non sia d’accordo. Proposta alternativa di Salvini? Partiamo da altre priorità, l’Italia non è un Paese omofobo”

Mario Adinolfi, presidente del Popolo della famiglia, è intervenuto su Radio Cusano Campus e sull’affossamento del Ddl Zan ha dichiarato: “L’imboscata è stata interna al Pd, questo ormai è assodato. Ci sono stati segnali molto precisi alla leadership di Enrico Letta, è un passaggio evidente, sancito dalle lacrime della Fedeli. Non fai fuori un presidente di gruppo amato come Andrea Marcucci pensando di non pagare poi dazio, a Enrico Letta sono stati presentati i conti. Letta comunque è stato politicamente sconclusionato. Fissare il Pd, mettendo come elemento centrale della propria identità la battaglia lgbt, in un momento economico come questo, è un errore che all’interno di un partito popolare alla fine paghi. Renzi ha fatto una sua battaglia molto chiara, ha detto quali articoli secondo lui andavano rimossi dal ddl Zan, non è quello il punto. Il punto è che se il PD sceglie questa come battaglia principale della sinistra, in un momento in cui vanno in crisi il diritto al lavoro, la condizione delle famiglie, la scuola, è normale che dentro il partito qualcuno pensa che così non sia”.

Sulla proposta alternativa di Salvini al Ddl zan. “La politica si fa con una scala di priorità. Partiamo da altri priorità. Io nego che l’Italia sia un Paese omofobo, non è vero”.

Sul gender nelle scuole. “Io non voglio che nella scuola di mia figlia di 3 anni si vada a fare la giornata della omotransfobia spiegando cose che una bambina di 3 anni non può capire, con un indottrinamento affidato ad una lobby che ha interessi economici e interessi propri che io come famiglia contesto. Lo decido io quando e come affrontare certi argomenti con mia figlia, non lo decide lo Stato. Questa cosa era vergognosa ed è un sollievo che il Parlamento l’abbia abbattuta, quella di mercoledì è stata una giornata di liberazione”.