Comites, questi sconosciuti: sulla stampa nazionale favorevoli e contrari – di Laura Neri

Comites, questi sconosciuti. In questo periodo si leggono articoli di ogni forma e colore che vedono i Comitati degli italiani all’estero protagonisti assoluti. E non solo sulle testate giornalistiche o sui blog che si occupano di italiani nel mondo ogni giorno. Interventi di ogni tipo a proposito di Comites sono stati pubblicati anche sulle pagine di alcune testate nazionali o su importanti blog. Come quello di Beppe Grillo, per esempio.

Su quello che in fondo è un po’ anche l’organo politico del Movimento 5 Stelle, Stefano Lucidi, portavoce M5S al Senato in Commissione Esteri, a proposito di Comites, scrive: “È l’ennesimo carrozzone nato con la vecchia politica che alimenta una situazione da tempo fuori controllo. La riunione al Senato del Comitato per le questioni degli italiani all’estero presieduto dal piddino Micheloni ha mostrato come i nostri connazionali non siano affatto coinvolti, sia per quanto riguarda l’elettorato attivo sia per quanto riguarda l’elettorato passivo”. Lucidi informa: “nelle sedi consolari di Charleroi, su 134.000 residenti si sono iscritti per le prossime elezioni solamente 51 cittadini residenti all’estero, e a Zurigo su 200.000 residenti se ne sono iscritti appena 251”.

Sull’Huffington Post l’intervento di Allegra Salvadori, delegata in Assemblea Nazionale del PD, Circoscrizione Estero. Una che, pur facendo parte dell’Assemblea Pd – per giunta Circoscrizione Estero –, per sua stessa ammissione, fino all’altro giorno – benedetta ingenuità – non sapeva nemmeno cosa fossero ‘sti Comites. Dopo essersi informata, ci ricorda, fra le altre cose, che in seguito alle elezioni del 2004, “operano oggi 124 Comites diffusi in 38 Paesi: di questi, 67 si trovano in Europa, 23 in America latina, 4 in America centrale, 16 in Nord America, 7 in Asia e Oceania e 7 in Africa”.

Cita poi dei casi reali, che riguardano il Regno Unito, dove vive: “Al Comites di Bedford, dal momento della chiusura del Vice Consolato (dal 2009), sono stati erogati dal Ministero degli Esteri contributi pari a circa 93 mila euro; al Comites di Manchester, dalla chiusura del Consolato, sono stati erogati circa 48 mila euro”. In totale si tratta quindi di oltre 140 mila euro erogati. Bei soldini. Per fare cosa? “La relazione del Comites di Bedford, riferisce, per il 2013, di ‘Diversi incontri con i rappresentanti della comunità’, ‘Notevolissimo impegno di alcuni consiglieri eletti nelle aree periferiche’ o di ‘Informazioni per telefono o di persona sul servizio del funzionario itinerante’. Tra queste, appare l’organizzazione della visita al cimitero militare di Brookwood (a proprie spese, il Presidente ha provveduto a ‘Distribuire una busta con panini e bevande’)”. Giudicate voi.

Queste elezioni sono sempre più criticate. In maniera trasversale. E lo sono anche i Comites in sé, ovviamente. Il Fatto Quotidiano in un articolo ricorda che nelle ultime elezioni, “solo nella circoscrizione di Londra, sono stati spesi 413mila euro e hanno votato 8.736 persone, pari al 4,8 per cento degli aventi diritto. Una cosa ridicola”. E ancora non esisteva l’obbligo di registrarsi per potere esercitare il proprio diritto al voto…

Sempre il Fatto Quotidiano: “Scartabellando nei verbali online si scopre che proprio a Manchester la segretaria amministrativa è tal Anna Lucci Coronato (con tanto di stipendio annuale, per il quale non è previsto tetto di spesa, né stabilisce requisiti per l’assunzione). E l’impiegato consolare che certifica la riunione è tal Luigi Coronato. Sono parenti, coniugi o è uno strano caso di omonimia? I verbali si trovano online, sono tristissimi resoconti di un’attività a metà tra la bocciofila e la riunione di condominio. I nomi sono una sfilza di Dott. Ing, e Cav. Commendatori e Ing Cav Uff. che fanno molto Fantozzi e rispecchiano l’età media dei rappresentanti (over 60) e l’immigrato anni Cinquanta. Vero che i presidenti e i consiglieri non vengono pagati, ma l’anno scorso i Comites sono costati 53 mila euro solo tra sedi, segreteria e diarie. Si riuniscono perlopiù per approvare i bilanci. E per approvare i verbali dove approvano i bilanci. Ogni tanto però vanno anche in missione. Per esempio a Nottingham per partecipare alla festa di Padre Pio. Con diaria di 200 euro a viaggio a carico dello Stato”. 

La signora Coronato, leggo il presente articolo, ci segnala che nel verbale del 23 giugno 2013 si legge: "Il Presidente e l’Ing. Bertali esprimono preoccupazione ed in particolar modo il Presidente, ritiene che sia indispensabile la riduzione di alcune spese. La Sig.ra Anna Lucci Coronato, espone ai presenti l’attuale situazione finanziaria del COMITES ed informa che avendo redatto un pre-consuntivo che include le spese già effettuate e quelle da effettuare, ( e senza includere tra le entrate i fondi propri che ammontano a £ 3,507.22) viene rilevato che se il COMITES facesse fronte a tutte le spese previste, senza apportare alcun taglio, l’anno finanziario si chiuderebbe con un disavanzo di oltre £ 1,000.00. La Sig.ra Lucci fa notare che la spesa maggiore è quella destinata alle spese per il personale amministrativo e pertanto, la deduzione di £ 2000,00 dalle £ 8000,00 annue previste per questa voce, aiuterebbe il COMITES a chiudere il bilancio in pari".

Per finire il nostro giro fra le testate nazionali, citiamo la lettera di un connazionale pubblicata sul sito web del Corriere della Sera, nella rubrica “Italians”, curata da Beppe Severgnini. Un italiano nel mondo secondo cui, al contrario di quanto possano pensare tanti altri, a prescindere dall’utilità o meno dei Comites, vale la pena esserci, lottare, in queste elezioni. Scrive Rodolfo Ambrosetti: “Anche se so perfettamente che non tutti i Comites hanno dato bella mostra di sè, tanto è vero che ho scoperto che molti ne ignoravano perfino l’esistenza, è importante secondo me partecipare e dare il proprio contributo. Uno degli insegnamenti chiave che ho imparato durante la mia permanenza ormai quasi ventennale negli Stati Uniti è che ‘chi non è parte della soluzione è parte del problema’: lamentarsi senza provare a fare nulla per cambiare è perfettamente inutile. Anche se, mi dispiace dirlo, talvolta molto ‘italiano’”.