Comites, (quasi) una sola voce dal mondo: no a nuove liste

Elezioni Comites rinviate, com’è noto. Ormai se ne parla da giorni: non si voterà più a dicembre, ma nell’aprile 2015, anche se c’è chi è convinto che anche in primavera il rinnovo dei Comitati degli italiani all’estero salterà. Intanto il dibattito continua, all’interno del mondo politico e associativo che ruota intorno al mondo dell’emigrazione. Mario Giro, sottosegretario agli Esteri con delega agli italiani nel mondo, intervistato da ItaliaChiamaItalia ha spiegato: “giusto il rinvio, connazionali avranno più tempo per iscriversi al registro elettorale. Ma non si potranno presentare nuove liste in quelle circoscrizioni dove già sono state presentate una o più liste”. Su questo, però, non tutti sono d’accordo.

Sergio Gaudio, segretario del Pd negli Stati Uniti, in una nota dichiara: "Preso atto della decisione del consiglio dei Ministri di uno slittamento della data delle elezioni per i Comites, e’ nostra decisa opinione che questa non possa che avere come conseguenza naturale, visto anche il dispositivo della legge istitutiva dei Comitati per gli italiani all’estero, una riapertura di tutti i termini, compreso quello per la presentazione delle liste, fermi restando i diritti acquisiti, per favorire pluralismo e partecipazione".

Della stessa opinione sono anche alcuni eletti all’estero, in particolare in Senato. Claudio Micheloni, Pd, nei giorni scorsi ha scritto che non avrebbe senso un rinvio del voto senza riaprire i termini per presentare le liste.

Naturalmente c’è anche chi è contro tale eventualità. E’ il caso del MAIE, il Movimento Associativo Italiani all’Estero guidato da Ricardo Merlo. Il presidente del Comites di Bahia e coordinatore del MAIE locale, Juan Carlos Paglialunga, dichiara: “Purtroppo a pochi giorni dalla decisione del governo di posticipare le elezioni dei Comites ad aprile, per  consentire ad un maggior numero di connazionali di iscriversi per votare, dobbiamo constatare che quanto avevamo previsto sta avverandosi. Ossia che qualcuno cominci a pensare che possano essere anche riaperti i termini per la presentazione di altre liste di candidati. Il Comites di Bahia Blanca si oppone a questa possibilità”.

Sulla stessa linea Mario Castellengo, presidente Uim: "Non avevamo dubbi sul fatto che non ci sarebbe stata grande folla, non giudico la scelta di rimandare le elezioni, ma non si devono riaprire procedure per liste, laddove ci sono liste non se ne presentano altre. Sarebbe una presa in giro per tutta la gente che si è impegnata per raccogliere le firme entro i tempi previsti".

Fabio Porta, deputato Pd eletto nella ripartizione estera Sud America, non la pensa come il Pd USA: intervenendo al quinto congresso Uim a Roma, riguardo alla questione dei Comites, il governo – ha spiegato – ha voluto "rispettare i diritti di partecipazione degli italiani all’estero e il ministro degli Esteri Gentiloni, in buona fede, ha voluto dare qualche mese in più per aumentare la partecipazione; forse non erano in buona fede quei nostri colleghi parlamentari che hanno insistito per una proroga e che ora insistono perché ci sia una proroga anche dei termini per la presentazione di nuove liste". Così Porta, sottolineando la necessità di dare un "esempio di serietà" a "chi si è dato da fare nella raccolta di firme per presentare in tempo le liste". Poi, ha aggiunto il parlamentare eletto all’estero, "bisognerà fare una riflessione sulla rappresentanza all’estero" perché "quei numeri bassi non dipendono dai tempi, ma sono figli di un problema più grande che la Uim ci deve aiutare a individuare per capire meglio quali sono oggi gli italiani nel mondo e qual è il modo migliore per rappresentarli".

Laura Garavini, deputata Pd eletta in Europa, fra coloro che hanno lottato perché le elezioni si svolgessero comunque entro il 2014, spiega: "Il governo non voleva più rimandare e aveva messo a disposizione 9 milioni di euro. Questa cifra con un 2% di iscritti sarebbe stato uno spreco enorme. Con il rinvio di quattro mesi avremo dati diversi? Il rischio è che si riproponga lo stesso stato dell’arte" ma la "sfida che ci aspetta" è "la revisione degli organi di rappresentanza a partire dai Comites, quelli più vicini alle esigenze delle comunità". (RF)