Comites, Pd Svizzera: Giro inadatto, nessuno chiede sue dimissioni?

“La leggerezza manifestata dal Sottosegretario con delega per gli italiani all’estero, Mario Giro, nella programmazione e nella gestione dei diversi processi per giungere alle elezioni per il rinnovo dei Comitati degli italiani all’estero (Com.It.Es), convocando e sconvocando il rinnovo del più autorevole e popolare organismo di rappresentanza delle comunità all’estero, fa rabbrividire e ci lascia costernati. Non riusciamo a capire come mai nessuna voce si sia ancora sollevata per chiederne le dimissioni”. Così in una nota Michele Schiavone, segretario del Pd in Svizzera.

GIRO A ITALIACHIAMAITALIA: GIUSTO RINVIO COMITES, NO A NUOVE LISTE

“Proprio per la faciloneria con cui questa vicenda rischia di passare in cavalleria come se si trattasse di un piccolo peccato veniale, chiediamo seriamente al governo se il sottosegretario Mario Giro sia la persona giusta, al posto giusto nel momento giusto, e se l’autorevolezza di questo governo debba essere misurata parametrando le difficoltà del Paese con le sorti di una macchina complessa e delicata, qual è la comunità italiana all’estero, che deve districarsi attraverso irti e tortuosi percorsi nei diversi continenti. In altri paesi un provvedimento di dimissioni del sottosegretario in questione sarebbe stato preso nel giro di 24 ore dopo l’approvazione del decreto 37 da parte del consiglio dei ministri”.

“Si stanno facendo i salti mortali per far quadrare il bilancio dello stato, siamo chiamati per l’ottavo anno consecutivo a dare il nostro contributo e a stringere la cinghia spezzando il capello con le poche risorse che vengono destinate alle politiche per gli italiani all’estero, e non abbiamo più né la pazienza, né la volontà di sopportare gente che decide per non decidere. Gli italiani all’estero si aspettano dall’attuale governo, ma anche dall’amministrazione del Ministero degli affari esteri, maggiore considerazione e professionalità. In questa brutta vicenda, purtroppo, sono emerse profonde carenze e insufficiente conoscenza delle norme elementari di giurisprudenza della disciplina elettorale. Con decisioni approssimate si è voluto accontentare tutti senza tener conto degli effetti che avrebbe portato l’introduzione di una nuova procedura elettorale (l’opzione di voto) nel sistema di voto per corrispondenza. Ora che si è andati a sbattere contro il muro rendendosi conto, che i tempi per coinvolgere in questa operazione tre milioni di cittadini con il diritto di voto sono più lunghi del previsto, si cerca di correre ai ripari. Ben venga un’inversione di tendenza ma vogliamo sperare che il nuovo regolamento applicativo per la partecipazione al voto tenga in seria considerazione le svariate istanze che provengono da una comunità eterogenea. Se l’innovazione dell’opzione deve servire ad avviare un nuovo percorso di partecipazione, che ciò si fondi sulla democratica inclusiva e non punitiva, che permetta pari opportunità di partenza e dei diritti. Se il sottosegretario riuscisse a trovare un po’ di tempo libero lo invitiamo a leggere ‘dei delitti e delle pene’ di Cesare Beccaria, di cui in questi giorni ricorre il 250° anniversario della morte. Quest’esercizio a qualcosa potrebbe servire”.