Caro Babbo Natale – di Marco Chierici

Caro Babbo Natale,

           non ricordo di averti mai scritto prima d’ora, neanche quando ero un bambino in una modesta famiglia italiana degli anni sessanta. Papà, con enormi sacrifici, fu, con milioni di suoi connazionali, tra coloro che ricostruirono il nostro Paese dopo le macerie della guerra. La sua generazione, quella di chi aveva vent’anni durante il conflitto mondiale, ci permise di arrivare ai primi posti tra le nazioni più industrializzate del mondo. Eravamo i primi o tra i primissimi in tanti settori: dalla moda all’alimentare, nel manifatturiero, nel tessile, nella tecnica, nell’industria dell’auto, con i vini, con le invenzioni straordinarie, nella medicina, nell’arte, nella letteratura, e chissà in quanti altri compartimenti dell’economia del pianeta.

Ora sono un uomo e neanche tanto giovane, ero fuori pericolo, proprio per merito della generazione dei nostri padri, ho una casa, un lavoro indipendente, una famiglia, una bella macchina; ho sempre trascorso le vacanze in hotel, ho viaggiato in vari paesi, ho letto tanti libri e ne ho anche scritti. Ho una figlia all’università, già ben più colta dei suoi genitori; tuttavia oggi ho pensato di scriverti e sai perché? Per chiederti il regalo più bello del mondo e per te il più difficile da portare a termine; un regalo che non è solo per me, ma per tutto il mio Paese, per le persone che hanno perso la speranza, per tutti coloro che hanno perso il lavoro, per tutti coloro che hanno gravi malattie o famigliari disabili, anziani o non autosufficienti. Io vorrei che tu, con la tua forza, potessi prendere per il bavero tutti coloro che hanno ruoli di potere politico, finanziario, governativo, istituzionale; prenderli per il bavero bruscamente, sbattere i loro musi davanti allo specchio e chiedere loro: guardate la vostra coscienza e pensate a come avete ridotto l’Italia.

Vorrei che tu per un minuto potessi uscire dalle vesti del Babbo Natale con barba e capelli bianchissimi, uscire dal tuo morbido vestito rosso e dire a questi farabutti: …brutti figli di puttana, avete distrutto tutto, avete cancellato con la vostra incapacità vergognosa l’enorme lavoro fatto da chi vi ha preceduto con decenni di sudore e di sacrifici, siate maledetti! Poi potrai rivestirti, risistemarti gli abiti e calmarti; sederti e metterti in contatto con chi sai tu per il vero regalo; ecco quello che ti chiedo, in ginocchio, te ne supplico. Che tutta la classe politica sia dimezzata e sostituita integralmente da persone oneste, intelligenti, capaci, quelle che sanno sognare, ma anche realizzare i sogni, perchè i sogni sono quelli che hanno fatto andare avanti il mondo.

Vorrei che chi ha in mano le redini del nostro destino riconosca la solidarietà dalla stupidità, la logica dalle fazioni, che abbia la lucidità per compiere ogni volta la scelta giusta. Vorrei che invece di odiarsi tra loro insultandosi in tv, questi imbecilli, si aggreghino con fratellanza e lealtà per trovare lavoro a chi non ce l’ha più, per fare uscire immediatamente dalla tragedia le famiglie disperate. Vorrei che i milioni di immigrati che stiamo ospitando non sputino sul piatto che offriamo loro; che le banche non siano come avvoltoi sui corpi di chi è in difficoltà. Vorrei che coloro che stanno pensando al suicidio, cambino immediatamente idea, aprendo la mente verso un mondo nuovo, un mondo di speranza, di fiducia. Vorrei che i nostri figli escano dagli studi con la possibilità di esprimersi nel lavoro, che abbiano la possibilità di mantenersi e di sposarsi e di vivere dignitosamente senza subire indicibili umiliazioni causate dall’inettitudine altrui. Vorrei che i nostri anziani possano sopravvivere con il denaro sufficiente per non desiderare la morte, che possano affrontare l’ultima parte della loro vita in un ambiente amorevole e sereno.

Vorrei che le persone non siano così affamate da dover svaligiare le nostre case o scippare la nostra gente. Vorrei che ogni centesimo di denaro pubblico sia amministrato da chi ha un’onestà solida come una inscalfibile roccia. Vorrei che il nostro ambiente sia rispettato perchè è sacro e unico; il mondo è la nostra unica casa. Sacra è l’aria, sacra è l’acqua, la terra, sacri sono i loro frutti. E sacra è la nostra vita, che va tutelata, onorata e amata perchè è un dono di Dio e Dio tu lo conosci perchè sei Babbo Natale.

Ti chiedo di risvegliare le coscienze e di far invertire la rotta a questa stupida umanità che si sta scavando la fossa stupidamente, ottusamente, senza criterio, senza senso, con una distruttività suicida che sembra aver accecato ogni ragione. Il pensiero, Dio ci ha privilegiato con il pensiero e oggi viviamo senza più pensare.

Lo so, caro vecchio mio, non ti aspettavi una lettera così, ma io mi sento ancora un bambino e il mondo giusto è quello che vedono i bambini, quindi cerca di ascoltarmi; sono qui piccolo piccolo che ti tiro la stoffa dei pantaloni… Io so ancora sognare, so ancora gioire, so ancora ringraziare Dio per tutte le cose belle che mi ha donato e per tutte le cose brutte che mi ha evitato. Vorrei condividere con il mondo la felicità e non la preoccupazione, la serenità e non la miseria, la partecipazione e non la rivalità dell’odio. Grazie. Ehi, io aspetto qui, davanti al camino.