Alitalia, cinque miliardi per salvarla (VIDEO) – di Franco Esposito

WCENTER 0XIMAFPMNN 20081205 - FIUMICINO (ROMA) - POL -- ALITALIA: BERLUSCONI STASERA A CENA CON I SOCI DI CAI - Aerei Alitalia fermi a Fiumicino nelle piazzole di parcheggio. Silvio Berlusconi ricevera' stasera a Villa Madama i soci di Cai, la Compagnia Aerea Italiana che ha acquistato Alitalia. La cena si svolgera' a villa Madama e servira' per fare il punto sulla situazione del vettore, ma sara' anche un'occasione per il presidente del Consiglio di ringraziare i partner della cordata per quanto fatto per mantenere la compagnia in mani italiane. TELENEWS / ANSA / KLD

Non riesce a volare, proprio no. Potrebbe essere costretta ad un nuovo atterraggio di fortuna, se la consorella francese non le aprirà le braccia. Sos Alitalia: occorrono 5 miliardi di euro per salvarla. Dopo averne inghiottiti altrettanti, tolti dalle nostre tasche. Noi italiani ci siamo salassati, quattro anni fa. Abbiamo pagato per salvare la compagnia di bandiera e consegnarla con 7.000 dipendenti in meno. È accaduto durante il governo Berlusconi: la mossa in extremis, il classico gesto con i calzoni in mano, Alitalia se la stava facendo letteralmente addosso. Giù, sempre più, in picchiata. Adesso la storia si ripete, riproponendosi in tutta la sua drammaticità. Alleggerita all’epoca dai nostri soldi, Alitalia non riesce più a volare, fatica a mantenere la quota.

I nuovi soci stanno tentando un provvidenziale dirottamento. La compagnia di bandiera è in rotta verso Air France, uno dei colossi del trasporto aereo. Comunque non facile, il matrimonio oggi appare possibile, richiedendo inoltre tempi abbastanza lunghi. Ma è l’unica soluzione per pilotare Alitalia fuori dai guai. Air France si starebbe preparando  al matrimonio d’interesse con astuta attenzione: l’acquisizione di Alitalia gli costerebbe settecento milioni. Un quarto, meno di un quarto, di quanto offerto nel 2008. Ricorderete le polemiche, gli avanzamenti e le retromarcia: l’accordo si rivelò alla lunga impossibile. Amici come prima.

I numeri denunciano in pieno le difficoltà di Alitalia, in particolare sulla tratta Roma-Milano. Tra Fiumicino e Linate c’è stato il crollo: circa 2,5 milioni di passeggeri l’anno nel 2007, poco più di 1,5 milioni nel 2011. Un milione 104. 910 quest’anno, da gennaio a ottobre. La perdita secca è del 56%. Tramortita dai numeri, Alitalia invoca l’alibi delle carte truccate. Cancellati i sogni di grandezza, al tavolo della competitività deve fare i conti con Rayanair e Easyjet, le compagnie regine del low cost. Un’altra delle ragioni del crollo Alitalia. In Italia la compagnia irlandese trasporta 24 milioni di passeggeri l’anno, un filo appena meno di Alitalia. Dodici milioni ne trasporta Easyjet, che gestisce centotrentaquattro collegamenti. Il low cost è approdato in Italia nel 2002. All’inizio con quote basse, è cresciuto a dismisura nel tempo, fino ad occupare il 40% del mercato. Ex settima potenza al mondo nel trasporto aereo, Alitalia non è più nella condizione di confrontarsi con i colossi Air France, Lufthansa, British Airways. E soprattutto non riesce a tenere il passo del low cost nell’ambito dell’Unione Europea. Allo stato conserva soltanto il privilegio dei voli sulle rotte nazionali con il 50%, quarto mercato in Europa. Ma la botta è comunque forte, un’autentica mazzata. La ferita è destinata ad allargarsi. Anche in conseguenza del provvedimento dell’Antitrust, che ha obbligato Alitalia a cedere otto slot su 60 a un competitor nazionale. Alitalia non è competitiva in assoluto sul piano delle tariffe. Pratica ancora prezzi troppo alti, malgrado sia stata costretta ad abbassarli per non finire fuori mercato.

Un esempio, solo uno: Milano-Londra andata e ritorno, giorni fa, con EasyJet costava 72 euro; 38,48 con Rayanair, da Bergamo; circa 200 euro, 197,77 con Alitalia. “Siamo alle solite, la partita è truccata”. Alitalia vorrebbe aggiungere, che Rayanair applica al personale italiano contratti di lavoro di Dublino. “Se lo facessimo noi, risparmieremmo 150 milioni di oneri sociali. E saremmo in utile”. Verità per verità, Rayanair prende anche soldi dai piccoli aeroporti per garantire i voli. Sette milioni da Rimini nel 2007 e da Ancona 2,5. I fatti però sono questi. Quattro anni fa i contribuenti italiani si sono fatti carico di 2 milioni di debiti Alitalia, 300 milioni di prestiti andati in fumo e hanno pagato 1,5 miliardi (sì, miliardi) per ammortizzatori sociali. Un paracadute per gli esodati della vecchia Alitalia, non riassunti dalla Cai. Facili i conti, l’aritmetica non è un’opinione: uno più uno fa 4,5 miliardi di euro. Questo ci è costata Alitalia, ora di nuovo in picchiata. Stavolta il paracadute è Air France, un altro non c’è.