Addio a Gigi Proietti, morto nel giorno del suo 80esimo compleanno

Fra i più grandi e noti mattatori del teatro italiano, amava Roma e Roma era innamorata di lui. Al suo fianco, al momento della morte, c'era la sua famiglia

Addio a Gigi Proietti. L’attore è si è spento in una clinica di Roma proprio nel giorno in cui avrebbe compiuto 80 anni. Se n’è andato dopo alcuni giorni di ricovero per problemi di cuore. Proietti, fra i più grandi e noti mattatori del teatro italiano, amava Roma e Roma era innamorata di lui. Al suo fianco, al momento della morte, c’era la sua famiglia: la compagnia Sagitta Alter e le figlie Susanna e Carlotta.

Teatro, cinema, fiction, televisione, musica, canto, ballo, danza, radio, tv. Gigi Proietti era lo Spettacolo con la esse maiuscola. Avvocato mancato dopo essersi formato all’Università La Sapienza di Roma, abbandona gli studi dopo sei esami per concentrarsi sulla musica, il pianoforte, il contrabbasso, la fisarmonica.

Inizia a frequentare il corso di mimica di Giancarlo Cobelli, al Centro Universitario Teatrale, il quale nota subito delle qualità in questo giovane e lo scrittura per uno spettacolo d’avanguardia: “Can Can degli italiani”. Lo spettacolo A me gli occhi, please, esempio di teatro-grafia segnò uno spartiacque nel modo di intendere il teatro, e al quale seguiranno numerosissime repliche anche con nuove versioni nel 1993, nel 1996, e nel 2000, attraversando i più importanti teatri italiani. Lo spettacolo segnò un record di oltre 500.000 presenze al Teatro Olimpico di Roma.

In circa 50 anni di attivita’ ha collezionato 33 fiction, 42 film, 51 spettacoli teatrali di cui 37 da regista, oltre ad aver registrato 10 album come solista e diretto 8 opere liriche.

Conduttore (suo un Fantastico 4 nel 1983) poi protagonista di fiction fortunatissime come Il Maresciallo Rocca, arrivata a conquistare anche 16 milioni di telespettatori, poi L’avvocato Porta sempre uscito dalla penna di Marotta e Toscan, Una pallottola nel cuore e molto altro.

”Raccontare la propria vita non e’ cosa da tutti – scrisse nella sua autobiografia – Certo, chiunque puo’ ricordare gli episodi, cercare di storicizzare, fare riflessioni su come passa il tempo e come cambiano le cose. Ma l’odore della poverta’ misto a quello del sugo della domenica, i richiami delle mamme ai figli discoli che non tornano per cena, l’allegria irrecuperabile del mercato, le chiacchiere sui marciapiedi come li spieghi a chi non c’era? I ‘faccio un goccio d’acqua’ sui muri ancora freschi di calce, la partita a tressette, la vita in strada, le donne ai davanzali, le chiacchiere dei disoccupati… Tutto questo, come puoi farlo rivivere in chi legge?”, per arrivare a concludere che ”forse non e’ stato neppure come lo ricordi tu, perche’ nel ricordo hai enfatizzato qualcosa, e qualcos’altro hai rimosso”.