Sulle Pussy Riot la polizia non transige neppure nella giornata internazionale della donna, celebrata oggi in Russia come festivita’, tra vendite record di fiori con prezzi alle stelle, profumi e cioccolata. Gli agenti hanno infatti fermato per alcune ore sei attivisti radunatisi a Mosca davanti al ministero della Giustizia per reclamare la liberazione delle Pussy Riot, condannate a due anni per aver cantato nella cattedrale ortodossa di Mosca, nel febbraio 2012, una provocatoria preghiera punk anti Putin. Due di loro, Nadezhda Tolokonnikova e Maria Aliokhina, sono ancora in carcere, mentre a Iekaterina Samutsevich e’ stata concessa la sospensione condizionale della pena.
La manifestazione e’ cominciata intorno a mezzogiorno, ma quando gli attivisti hanno cominciato ad alzare i primi cartelli con slogan a favore delle tre giovani, gli agenti sono intervenuti portando via mezza dozzina di persone, sostenendo che si trattava di un raduno non autorizzato. A fare da contraltare c’erano i soliti attivisti ultraortodossi che si sono messi a leggere la Bibbia a voce alta. La protesta e’ passata quindi al picchettaggio solitario, consentito dalla legge: cosi’ i partecipanti, in tutto una quarantina, hanno sfidato la gelida giornata invernale (-9) alternandosi sino a sera per una decina di minuti a testa, davanti a una folla di cameramen, fotografi e giornalisti. Ciascuno ha esibito un cartello o una foto delle due Pussy Riot ancora detenute, con disegni evocanti l’8 marzo e slogan provocatori come ‘cosa ci regalate per la nostra festa?’. Non mancavano, insieme ai tulipani (il fiore piu’ popolare per la ricorrenza), i nastri bianchi, simbolo di quella rivolta anti Putin sfiorita negli ultimi mesi, anche sotto i colpi di inchieste e leggi repressive contro l’opposizione.
Ieri il leader del Cremlino non ha voluto rispondere sull’ipotesi di una liberta’ condizionata per le due Pussy Riot: ‘non dipende da me, si tratta di procedure e applicabilita’ delle norme’, ha replicato. Poi ha fatto lo smemorato: ‘Non ricordo se ho commentato la vicenda, forse l’ho fatto, ma oggi non voglio farlo’, ha aggiunto Putin, che in passato invece aveva definito ‘giusta’ la condanna e osservato che le Pussy Riot avevano ‘ottenuto quel che volevano’. La linea della fermezza era stata auspicata dallo stesso patriarca e continua ad essere rispettata anche in nome della ‘santa alleanza’ tra Cremlino e Chiesa ortodossa. Le Pussy Riot in Russia sono ormai un tabu’: nei giorni scorsi la polizia per l’immigrazione ha interrotto uno spettacolo sulla band al centro Sakharov contestando al regista svizzero di non avere un visto di lavoro, mentre oggi un’artista si e’ vista rifiutare alcune opere ispirate alle tre giovani in una mostra al centro espositivo di tutte le Russia (Vdnk). Difficile quindi pensare che nei prossimi giorni venga accolta la richiesta presentata da Nadezhda Tolokonnikova, la leader del gruppo, per ottenere quella liberta’ condizionata prevista per tutti i detenuti dopo l’espiazione di meta’ della pena con buona condotta.
La polizia oggi non e’ stata tenera neppure con le femministe che manifestavano per i diritti delle donne durante una iniziativa del partito liberale Yabloko vicino alla centralissima piazza Pushkin: 17 di loro sono state fermate, in gran parte anarco-femministe mentre distribuivano giornali per sostenere la loro causa. A contestarle, come sempre, gli attivisti ultraortodossi.
































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