Francesca Alderisi a ItaliaChiamaItalia, “il mio decimo Columbus Day per gli italiani nel mondo”

Italiachiamaitalia.it a colloquio con Francesca Alderisi, per anni conduttrice e autrice di Rai Italia, amatissima dagli italiani all’estero

Francesca Alderisi al Columbus Day di New York nel 2015

Cara Francesca, come vivi questi giorni di attesa prima della parata del Columbus Day?

Per me è sempre molto emozionante e quest’anno lo sarà ancora di più, considerato che è la decima Parata del Columbus Day alla quale partecipo. Per l’occasione sarò accompagnata dalla band “Rudy Valentino e i Baleras” venuti con me dall’Italia. Abbiamo preparato un repertorio bellissimo, italian swing style, che proporremo dal vivo sfilando a piedi con gli strumenti.

Ti vedremo cantare?

Proprio cantare magari no, ma certamente canticchiare e ballare, divertendomi e facendo divertire i tanti italiani e simpatizzanti che accorreranno numerosi per partecipare alla grande festa italiana del Columbus Day.

Una festa, come la definisci tu, che quest’anno è accompagnata anche da polemiche riguardo la figura di Cristoforo Colombo. Cosa ne pensi?

Si tratta dell’eterno conflitto tra la memoria e i ricordi; chi vuole difenderli e che li vede da una prospettiva moderna. La storia è piena di conquistatori e conquistati. In questo caso specifico gli indiani d’America rivendicano la brutalità dei massacri che gli spagnoli compirono sulla loro pelle. Ma è la storia del mondo. Sicuramente precedente a Colombo anche qui nelle Americhe. I vincitori diventano sempre eroi e la storia dei perdenti viene cancellata dalla storia del mondo.

A questo punto, sarebbe il caso di sentirsi tutti una sola cosa invece di farsi la guerra per nulla o per la brutalità dei propri avi. Ci riferiamo a eventi di centinaia e centinaia di anni fa. Non si tratta comunque di una polemica contro l’italianità. L’America ama l’Italia e gli italiani.

Come mai sei così legata al Columbus Day di New York a tal punto da parteciparvi ogni anno?

Per me rappresenta un momento unico in cui in poche ore, sfilando sulla Fifth Avenue, faccio un pieno di amore e affetto da parte di tanti telespettatori di Rai Italia che urlano il mio nome, spalancando le braccia, abbracciandomi, baciandomi. Non hai idea le cose bellissime che mi sussurrano all’orecchio, i complimenti che fanno al mio lavoro di tanti anni dedicato proprio a chi, come loro, vive da tempo lontano dall’Italia. Mi incitano a non mollare e continuare a occuparmi di loro anche se quest’anno in tantissimi, ne sono più che certa, mi chiederanno come mai non mi vedono da tempo in tv.

A proposito, cosa è successo? Come mai da oltre un anno sei scomparsa dalla programmazione di Rai Italia?

Bella domada, caro Ricky. Si tratta esattamente di un anno e quattro mesi e non c’è giorno in cui non mi ponga questo quesito anche io. Sai, io sono sempre in buona fede e mi piace credere che lo siano anche gli altri e che quindi ognuno di noi, nel lavoro e nella vita in genere, venga valutato per il proprio operato, la propria professionalità e trattandosi nel mio caso specifico di televisione, per il riscontro del pubblico, seguendo insomma un criterio meritocratico. A quanto sembra nei miei confronti sono stati ben altri i parametri che hanno portato al mio allontanamento dai teleschermi.

Spiegati meglio.

A maggio 2016 sono stata convocata a colloquio dall’attuale direttore di Rai Italia, Piero Corsini, il quale mi ha comunicato senza entrare nel dettaglio delle motivazioni che “Cara Francesca…” non sarebbe più andato in onda. Ci tengo a precisare che per me le duecentocinquanta puntate di questa piccola rubrica hanno rappresentato un qualcosa di assolutamente nobile per ciò che concerne il contenuto, ovvero le storie di vita degli italiani e discendenti nel mondo, ma allo stesso tempo trattandosi di un piccolissimo spazio trasmesso tra l’altro in un orario del palinsesto non di punta, sono state un utilizzo riduttivo della mia figura professionale e delle mie precedenti esperienze a Rai Italia, che mi hanno visto trattare per molti anni e migliaia di puntate, soprattutto tematiche di servizio, in “Sportello Italia” e “Gran Sportello Italia”.

Sono stati molti i telespettatori a domandarsi e domandarmi come mai fosse stato così ridimensionato il mio ruolo, la durata e l’orario in cui “Cara Francesca…” veniva trasmesso.

Come mai non ti è stato affidato nuovamente un programma di servizio?

Questo devi chiederlo al Signor Corsini. Io so solo che glielo ho proposto molte volte, non ultima durante il nostro colloquio a maggio 2016 ma da allora non mi ha più contattato. E’ evidente che non sia interessato ad avermi nella sua squadra. I fatti parlano chiaro. Tra l’altro ora che Benedetta Rinaldi è passata meritatamente alla conduzione di un programma quotidiano su Rai Uno, nel contenitore prodotto da Rai Italia, Community, si era liberato uno spazio nel quale sarei potuta subentrare per logica e meriti, invece da parte sua silenzio totale.

A questo punto ritengo che sia molto prevenuto nei miei confronti e di non essergli molto simpatica. Probabilmente la mia grande popolarità tra il pubblico di Rai Italia risulta fastidiosa a lui e alcuni/alcune del suo gruppo di lavoro. Comunque facendo un po’ di ironia, come è nel mio stile, mi viene da dire che dai tanti complimenti che continuo a ricevere dai telespettatori e soprattutto dalle telespettatrici credo di non essere ancora del tutto da buttare via. Sapete come si dice, “gallina vecchia fa buon brodo!”.

Ciò che accaduto in passato anche con Badaloni se ben ricordo…

In un certo senso sì. Io e Badaloni non abbiamo mai legato, ma almeno lui mi offrì dopo “Sportello Italia” un programma che io rifiutai poichè non mi vedevo in quel ruolo. Corsini invece non mi ha offerto nulla in sostituzione di “Cara Francesca…”. Ripeto, da quando, più di un anno fa, mi ha comunicato a tu per tu la chiusura della rubrica non mi ha più contattato e la stessa sorte la hanno avuta anche le due autrici che lavoravano al programma, Anna Nella ed Enrica Marchesi, con le quali ho un rapporto di sincera e profonda amicizia, oltre che logicamente di grande stima professionale.

L’ indifferenza e il silenzio da parte sua non sono a mio avviso un segno di grande rispetto nei confronti di una professionista quale ritengo di essere e anche nei confronti del pubblico che domanda di me.

Avete mai avuto uno scontro?

E’ stato un rapporto molto formale tra direttore e autrice-conduttrice. Certamente non affiatato e collaborativo come quello che ho avuto in passato con Magliaro e Renzoni, con i quali a distanza di anni sono ancora in contatto e che ho sentito recentemente prima della mia partenza per gli Stati Uniti. Io e Corsini abbiamo due visioni completamente diverse della missione editoriale di Rai Italia. Per lui rappresento il passato e io di questo ne vado fiera, anche se a quanto sembra ne pago le conseguenze. Tra l’altro non sopporto quando mi si dice che prima facevamo bei programmi solo perché avevamo un budget molto più grande. Si, è vero, erano altri tempi e i tagli per gli italiani all’estero hanno colpito come sappiamo anche l’editoria e la televisione, oltre che la lingua e cultura italiana. Proprio per questo ritengo che i fondi che si hanno da destinare alle famose autoproduzioni, debbano essere utilizzati per format televisivi che abbiamo una forte identità per le tematiche di comune interesse e utilità per i nostri connazionali. Poi c’è questa eterna fissazione di volere svecchiare il canale…

Non sei d’accordo sul fatto che i giovani possano rappresentare una parte importante di utenza televisiva?

Certamente è un canale da rimodernare e non poco, ma è assurdo pensare che l’utente tipo sia il giovane emigrato. Se per giovani intendiamo i discendenti, soprattutto nel Sud America, allora è un altro discorso. A questo punto bisognerebbe sottotitolare i programmi. E’ un progetto, costoso, su cui si ragionava già ai tempi di Magliaro. Se si parla di giovani che si sono trasferiti in questi anni all’estero, posso affermare in base a una valutazione pratica fatta parlando con centinaia e centinaia di ragazzi italiani in giro per il mondo, che chi lascia ora il belpaese, utilizza tutti altri mezzi di informazione.

I social hanno totalmente stravolto le modalità attraverso le quali ci si mantiene in contatto con l’Italia e ci si informa ed è cambiato anche il modo attraverso il quale si accede alla visualizzazione dei programmi televisivi, non solo quelli Rai, sempre più spesso visti da Smartphone e computer. Non dimentichiamo che si parte quasi sempre già conoscendo la lingua e quindi si guardano spesso canali locali.

Queste affermazioni sono il frutto di un’esperienza pratica. Ho sempre creato programmi che prendessero spunto da lettere e email che ricevevo in redazione e per questo affermo con cognizione di causa che il pubblico giovane non rappresenta la grande fetta di telespettatori di questo canale. Giovani ai quali tra l’altro mi sento molto legata…

Ho seguito passo passo in “Sportello Italia” la Conferenza dei Giovani Italiani nel Mondo, organizzata dal Ministro Mirko Tremaglia e già quindici anni fa sempre nel mio amato programma di servizio, avevo creato lo spazio del “faccia a faccia” in cui mettevo a confronto due ragazzi della stessa età, dall’Italia e dal mondo.

Sembri molto esperta…

Non sta a me dirlo. Una cosa è certa. Ho sempre utilizzato i periodi di “pausa televisiva” per accrescere la mia esperienza verso le tematiche dell’emigrazione. Ho viaggiato per incontrare tanti nostri connazionali e durante questi viaggi, in cui ho tenuto decine e decine di incontri e conferenze, una delle più recenti a Buenos Aires presso l’Istituto Italiano di Cultura, ho avuto modo di ascoltare tantissimi telespettatori e conoscere da vicino le loro reali esigenze e richieste.

La televisione per il pubblico italiano all’estero va fatta con una visione da italiano all’estero. Piaccia o non piaccia, tra questi, una grande fetta dell’utenza di Rai Italia è ancora costituita dalla famosa “vecchia” emigrazione. Bisognerebbe arrivare a un giusto compromesso, ma non lasciare questa moltitudine di telespettatori orfani di una programmazione a loro dedicata e spesso da quanto mi dicono loro stessi si sentono proprio così.

Columbus Day a parte, cosa farà in futuro Francesca Alderisi?

Quello che ho già fatto in passato, ovvero in attesa che finalmente in Italia si arrivi alle elezioni, che porteranno di riflesso a una serie di cambiamenti ai vertici delle varie strutture Rai e quindi anche a Rai Italia, continuerò a incontrare i nostri connazionali all’estero durante una serie di eventi, per mantenere ancora più vivo il mio contatto con le comunità italiane nel mondo e accrescere la mia esperienza in materia.

Per me Rai Italia non ha mai rappresentato una sosta, un parcheggio in attesa di altri successi, magari su reti nazionali, anzi… Rai International, come con affetto mi piace definirla, è stata e rimarrà sempre parte di me e farò di tutto per potere continuare a esprimere la mia creatività a favore dei tanti telespettatori che instancabilmente, da ogni angolo del mondo, attraverso email e messaggi sul mio blog ProntoFrancesca e Facebook, mi dimostrano il loro affetto incitandomi a non mollare. A loro voglio mandare un grande abbraccio e messaggio di rassicurazione. Ci vorrà ancora un po’ di pazienza, ma state pur certi che io non mollo. Le persone forti trovano sempre una via, le persone deboli sempre una scusa!

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