Poco meno di 19 milioni di venezuelani sono chiamati a votare domenica prossima nelle prime elezioni dopo la morte di Hugo Chavez, nelle quali si affronteranno Nicolas Maduro, il delfino del ‘comandante presidente’, e Henrique Capriles, lo sfidante oppositore gia’ sconfitto da Chavez nell’ottobre scorso. La campagna elettorale piu’ breve della storia del Venezuela – formalmente di 10 giorni, in realta’ iniziata un po’ prima – e’ stata dominata dalla figura del defunto leader bolivariano, evocata costantemente tanto da Maduro, che si e’ definito ‘figlio di Chavez’, come da Capriles, che ha incalzato ripetutamente il suo rivale con lo slogan ‘tu non sei Chavez’. Non a caso nel suo oceanico meeting di chiusura, che ha paralizzato ieri sera il centro di Caracas, Maduro ha riproposto le immagini dell’ultimo intervento televisivo di Chavez, nel quale chiedeva ai venezuelani di votare per il suo delfino ‘se dovesse succedermi qualcosa’: la legittimita’ politica del candidato ‘chavista’ nasce da questa investitura diretta. Se la campagna di Maduro si e’ basata sulla fedelta’ quasi religiosa al leader scomparso – includendo un suo presunto incontro mistico con un uccellino che avrebbe incarnato lo spirito di Chavez stesso, benedicendo la sua candidatura – altre questioni si sono imposte nella sua agenda politica, come la violenza criminale, diventata un male endemico nel paese, e la difficile situazione economica.
L’erede di Chavez – che tutte le inchieste e i sondaggi danno per vincitore, con scarti che vanno dagli 8 ai 14 punti – ha lanciato gia’ dal primo meeting l’idea di una ‘missione nazionale’ contro la violenza, promettendo di andare personalmente nei quartieri piu’ pericolosi per disarmare le bande criminali. In quanto alla situazione economica, Maduro finora si e’ limitato ad accusare altri dei problemi di cui soffre il Paese: la svalutazione del 46% annunciata a febbraio e’ stata in risposta a un ‘attacco speculativo’, l’inflazione sopra il 20% e la scarsita’ dei beni di consumo sono da attribuire a ‘manovre destituenti dell’oligarchia’ e i continui black out elettrici si devono al ‘sabotaggio dei traditori’.
Da parte sua Capriles – che ha indugiato fino all’ultimo istante prima di presentarsi, a causa dei forti dubbi sulla costituzionalita’ della transizione istituzionale dopo la morte di Chavez – ha usato uno stile molto piu’ aggressivo di quello della sua campagna per le presidenziali dell’ottobre scorso.
Il quarantenne sfidante oppositore sa benissimo che con un paese ancora sotto shock per la morte di Chavez dopo 14 anni al potere le sue chance di vittoria sono quasi ridotte a zero, ma si e’ giocato tutte le sue carte per mantenere o forse anche fare crescere quel 44% di voti ottenuti ad ottobre e consolidarsi come leader dell’opposizione al ‘chavismo’, in vista di un anno che si annuncia difficile comunque, qualunque sia l’inquilino di Palacio Miraflores, la residenza presidenziale a Caracas.
































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