Turismo, petrolio italiano che non riusciamo a valorizzare – di Antonio Gabriele Fucilone

Sempre meno italiani vanno in ferie e visitano i bei posti dell’Italia. La crisi ha colpito un settore in cui il nostro Paese è sempre andato forte. Secondo Federalberghi, il turismo è crollato di circa il 70%. Circa 30 milioni di italiani stanno a casa.

Certamente il maltempo ha contribuito a danneggiare il turismo, ma ci sono cause ben più profonde e che con la natura c’entrano poco. La prima è sicuramente il ridotto potere d’acquisto delle famiglie. A causa delle tasse elevate e degli stipendi bassi, le famiglie hanno tagliato tante spese. Se molte famiglie non arrivano più a fine mese, di sicuro, non possono andare neppure in vacanza. La seconda causa è il costo elevato delle località turistiche. Infatti, anche gli alberghi sono tassati. Gravati dalle tasse, questi ultimi sono costretti a tenere dei prezzi alti.

A meno che non abbia parenti o amici in luoghi di villeggiatura, una famiglia non si sposta.

Un altro motivo di crisi del turismo è la mancanza di infrastrutture adeguate. Per esempio, una città come Mantova avrebbe una vocazione turistica. Essa è città d’arte ed stata dichiarata Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO. Peccato, però, che non abbia infrastrutture tali da permettere un regolare afflusso di turisti. La crisi del turismo è una crisi che non danneggia solo i commercianti e gli albergatori, ma danneggia anche chi fa lavori stagionali negli alberghi e nei ristoranti.

Un esempio è rappresentato dal giovane che d’estate va a servire le pizze o fa il lavapiatti nelle pizzerie. Si è creato un circolo vizioso. La politica deve fare qualcosa.

Il nostro è uno dei più bei Paese del mondo, per non dire che è il più bello in assoluto. Ci sono città d’arte (come Venezia, Verona, Mantova, Genova, Firenze, Ancona, Roma e Napoli), luoghi di interesse naturalistico, luoghi di montagna e di mare.

Noi italiani abbiamo tutto, però se non riusciamo a valorizzarlo: a che ci serve?