Sottosegretario Di Stefano (M5S): “Crisi? Questo non è il momento per scherzare e fare teatrini politici”

“Partitini come Italia viva hanno bisogno di trovare un modo per far parlare di sé e allora minacciano la crisi di governo. La mini task force serve per evitare lungaggini burocratiche, ma i progetti li hanno fatti i politici non i tecnici”

Sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano, M5S

Il sottosegretario agli Affari Esteri Manlio Di Stefano (M5S), intervenuto su Cusano Italia Tv, sulla possibile crisi di governo ha detto: “Questo non è il momento per scherzare, per pensare a teatrini politici, per banalizzare il momento che stiamo vivendo. Grazie alla lotta fatta in particolare dal premier Conte, con la spinta del M5S, siamo riusciti a fare qualcosa che non si era mai fatto nell’economia, cioè creare per la prima volta un debito europeo comune che ci porta a poter accedere ai 209 miliardi del Recovery Fund. Per utilizzarli bene non ci possiamo mettere a fare teatrini sulla tenuta della maggioranza, a parlare di voto anticipato e quant’altro, questo è il messaggio che ha dato chiaramente il Presidente Mattarella e che io condivido pienamente”.

“Credo siamo in uno scenario in cui partitini come Italia viva hanno bisogno di trovare un modo per far parlare di sé e ovviamente ci riescono, ma è facile riuscirci quando minacci una crisi di governo in un momento come questo. Nella tenuta di una maggioranza ogni partito vale il suo peso, è evidente che c’è un rialzo di Renzi per far parlare di sé. Renzi non dice il vero. Il lavoro del Recovery Fund non parte mica ora, tutti i ministeri da prima dell’estate hanno messo giù tutte le proposte per il Recovery Fund che poi sono state filtrate, censite e normalizzate dal DPE guidato dal ministro Amendola. Il ministro di Renzi che è la Bellanova, i capi delegazione e i segretari hanno lavorato tutti a questo pacchetto. Ora si sta parlando di creare questa mini task force di 6 persone per la messa a terra di questi progetti. Chi come Renzi ha fatto il Presidente del Consiglio sa bene che a volte le lungaggini burocratiche dei ministeri possono rallentare parecchio le cose, siccome tempo da perdere non ce n’è forse questa task force può servire tanto quelle proposte le ha fatte la politica, non i tecnici”.

Sulla verifica di governo. “Il colloquio è stato a livello di capi delegazione, credo che il M5S abbia ribadito la nostra linea che è quella più ovvia: il Paese in questo momento ha bisogno di stabilità, quindi sosteniamo il Presidente Conte anche perché riteniamo che abbia fatto un lavoro egregio in questi anni, riteniamo che sia la persona migliore per portare avanti ad esempio l’utilizzo dei fondi del Recovery Fund. Siamo assolutamente contrari a qualsiasi ipotesi di rimpasto, questo non è il momento di parlare di poltrone. Anche noi rivendichiamo il fatto che siano i ministri a gestire l’agenda politica. Un po’ di maggiore centralità di Palazzo Chigi nelle dinamiche di questo momento serve ad avere tempi più rapidi”.

Sui 9 miliardi previsti per la sanità. “Premesso che è benvenuta da parte nostra ogni spinta per aumentare questa cifra, è evidente che la sanità negli ultimi 30 anni ha perso una media di qualche miliardo all’anno rispetto a com’era, compreso negli anni del governo Renzi. Si mettono 9 miliardi che è quello che oggi si pensa che serva e si possa mettere, ma nella conversione parlamentare possiamo aumentare questa cifra. Chi ha le chiavi del portafogli è il ministro Gualtieri, se lui pensa che si possa aumentare questa cifra ben venga”.

Sul Mes sanitario. “Quando uno va in banca a chiedere un prestito gli fanno firmare delle carte in cui ci sono scritti tutti gli impegni da prendere, anche nel Mes è così. Gli impegni del Mes oggi sul mercato finanziario sono peggiori delle condizioni che troviamo sul mercato. Oggi la nostra banca è il mercato, che ci presta soldi a tassi più convenienti del Mes, al momento quindi non ci conviene. Se poi quei soldi dovessero servire ovviamente si perderebbero, ma gli economisti sono tutti concordi nel dire che un Paese che prende il Mes è un Paese in default”.

Sui pescatori rapiti in Libia. “I pescatori in Libia sono in detenzione non da parte del governo di Tripoli, altrimenti sarebbero probabilmente già tornati a casa, ma sono in mano ad altre entità libiche, quelle che si riferiscono al generale Haftar, questo ovviamente complica le cose. Il problema reale è che queste persone oggi non ti chiedono semplicemente un percorso politico comune, ti chiedono altro. Non posso riferire i dettagli, perché è in corso un lavoro d’intelligence, anche da parte di altri Paesi, ma tutto ciò che si può fare si sta facendo. Non è solo una questione di soldi, c’è anche una questione di bilanciamento di poteri interni e del fastidio di chi li ha rapiti di vedere i pescherecci in acque libiche. L’obiettivo oggi è riportarli a casa, ma poi si dovrà anche discutere del perché succedono queste cose, perché non è né il primo peschereccio né l’ultimo che sarà sequestrato”.

Sulle proposte dell’opposizione. “Conte sente regolarmente i capi politici di tutti i partiti compresi quelli dell’opposizione, che però chiedono che i loro pacchetti di proposte siano inseriti nei decreti. Non è così che funziona, altrimenti sarebbero al governo loro. Ma poi come facciamo a fidarci di uno come Salvini che oggi dice apriamo tutto, domani chiudiamo tutto, dopodomani riapriamo tutto?”.