Renzi, ‘cruciale salvare la Grecia. Poi pensiamo a nuova Europa’

Italian prime minister Matteo Renzi gives a press conference on April 23, 2015 at the end of a European Union summit at the EU Council building in Brussels. AFP PHOTO PHILIPPE HUGUEN

Matteo Renzi, in conferenza stampa con Enda Kenny, primo ministro irlandese, parla anche del caso Grecia. Per il presidente del Consiglio "la vera questione non si risolverà" con la riunione dell’eurogruppo o il consiglio europeo sulla Grecia. "Non si risolvera’ finche’ l’Europa non dira’ che c’e’ bisogno di un investimento in piu’ sulla crescita e di una discussione in meno sull’austerity".

"Penso che sia possibile un accordo sulla Grecia, e spero che sia possibile chiuderlo gia’ nella giornata di sabato", sostiene Renzi, che prosegue: “E’ assolutamente cruciale salvare la Grecia. Noi dobbiamo salvare il governo greco, con l’aiuto del governo greco perche’ senza e’ impossibile, ma nello stesso tempo dobbiamo definire una nuova idea di futuro dell’Europa e dei suoi obiettivi".

"Qualcuno dice che l’Italia e’ stata troppo prudente nella crisi greca. La posizione italiana e’ molto chiara. Il problema di cui stiamo discutendo oggi e’ importante e riguarda la Grecia. Noi speriamo che ci sia un accordo, sara’ un accordo non dissimile, non lontano da quello di cui si discuteva 15-20 giorni. E sara’ importante perche’ le sofferenze dei Greci ci stanno a cuore".

Per quanto riguarda l’Italia, “noi le riforme le stiamo facendo a casa nostra. Nessun paese in Europa ne ha fatte cosi’ tante, in cosi’ poco tempo. Una volta fatte le riforme possiamo dire o no che un’Europa che si basa solo sulle statistiche e sui parametri non ci piace? Nessuno pensi che l’Italia andra’ alle discussioni europee avendo la faccia soddisfatta. Una volta risolta la crisi greca rimane in piedi il tema del rapporto tra crescita e austerity. E noi vogliamo che l’Europa torni a essere la casa dello sviluppo e non delle statistiche".

Dunque, ribadisce il capo del governo, “dopo la fase della crisi greca, dobbiamo vedere come inizia la nuova fase in Europa. Ci sono stati i primi segnali, come il piano Junker, ma sono ancora molto timidi". "L’Italia ha messo in fila una serie di riforme; per anni si e’ considerata l’Europa il luogo dove andare a prendere la lezioncina su quelle da fare. Nel giro di un anno abbiamo cambiato il mercato de lavoro, data stabilita’ al sistema di voto, fatto un investimento sulla scuola e spero di chiudere la riforma della P.A a breve, ridotto le tasse sul lavoro”.

In Italia “abbiamo dei dati molto molto importanti sull’occupazione e sulla crescita. E’ l’ulteriore dimostrazione che facendo le riforme le cose cambiano. I dati dell’occupazione, della crescita e della produzione industriale sono ancora bassi perche’ siamo convinti che possano crescere. Ma sono comunque piu’ alti rispetto al passato. Perche’ quando fai le riforme, le cose cambiano".