Prada: utile 6 mesi sale 308 mln, pesano cambi e fisco

Prada chiude il semestre con risultati in crescita ma che deludono la comunita’ finanziaria. Il colosso della moda e’ arrivato, infatti, al traguardo di fine luglio con un utile netto cresciuto del 7,6% a 308,2 milioni di euro inferiore alle previsioni degli analisti che si aspettavano un risultato netto di almeno 320 milioni. Ma per il patron del gruppo quotato alla Borsa di Hong Kong (oggi +0,7%), Patrizio Bertelli, i risultati sono assolutamente soddisfacenti.

I ricavi, saliti dell’11,7% a 1,72 miliardi, ”sono cresciuti in ogni Paese in cui il gruppo e’ presente e abbiamo anche migliorato i margini operativi”, ha detto. Inoltre, ”gli obiettivi raggiunti fino ad oggi, la flessibilita’ della nostra struttura e il costante monitoraggio dei mercati ci consentono di guardare con fiducia al prossimo futuro”. A pesare sull’ultima riga del conto economico di Prada soprattutto due elementi: la fluttuazione dei cambi e un gettito fiscale piu’ alto. Ma se si guarda all’utile operativo (Ebitda) allora si puo’ vedere che il risultato e’ salito del 17,4% a 551,1 milioni.

L’utile ante imposte (Ebit) e’ cresciuto invece del 16,1% a 458,3 milioni. Dal punto di vista patrimoniale, infine, la posizione finanziaria mostra una cassa di 195,6 milioni. Sotto l’aspetto commerciale il locomotore del gruppo si e’ confermato il canale retail, forte di una rete di 491 negozi a gestione diretta (Dos): il risultato nel semestre e’ stato di 1,42 miliardi, in miglioramento del 15,7%. A frenare, invece, e’ stata la vendita all’ingrosso con ricavi scesi del 3,3% a 285,1 milioni. Il rallentamento, spiega il gruppo, e’ legato soprattutto al cambiamento della strategia, adottata ormai da anni, nella selezione dei clienti indipendenti.

A livello geografico, come gia’ anticipato da Bertelli, il gruppo e’ cresciuto ovunque. Nell’area Asia Pacifico e, in particolare nella Grande Cina, le vendite sono aumentate del 17,9%, mentre l’America ha registrato un +13,4 per cento. Segnali confortanti sono arrivati anche dal mercato europeo (+5,6%) e dal Giappone (+16,4%), con quest’ultimo che ha risentito comunque dell’indebolimento dello yen. Guardando i singoli marchi, a fare da traino e’ come sempre il brand Prada che nel periodo ha confermato un trend di vendite solido e a doppia cifra (+14,3%). Seguono, quindi, Miu Miu (+4,1%) e Church’s (+5,4%), mentre spunta il segno meno davanti a Car Shoe, influenzato dalla contrazione del wholesale.