Politica e banche

Il ministro Padoan pare sia arrivato da Marte. Le sue sono parole sacrosante, ma dov’era quando banche italiane crollavano a picco?

Ministro Padoan

“Il governo auspica che la giustizia faccia rapidamente il proprio corso e tutti coloro che hanno provocato danni alla collettività, alle comunità locali, ai risparmiatori e agli investitori vengano sanzionati”. Parole sante quelle del ministro Pier Carlo Padoan, che – disceso da Marte – non si è chiesto però chi sia da ormai tre anni il ministro che avrebbe dovuto controllare la crisi bancaria, né chi ha nominato i vari componenti pubblici nei Consigli di Amministrazione di quelle banche e tantomeno chi controlli (o dovrebbe controllare) Banca d’Italia e Consob.

Non solo, Padoan ha già dimenticato chi sia intervenuto (o non intervenuto) sulle crisi bancarie del recente passato – tutte minimizzate e “coperte” – e abbia causato di fatto il precipitare della crisi per le Banche Popolari con norme poi dichiarate parzialmente inattuabili e incostituzionali.

Soprattutto sarebbe interessante sapere se Padoan non conosca – per esempio – e abbia frequentato anche tale ingegner Carlo De Benedetti (orgogliosamente tessera n. 1 del PD nonché ufficiale finanziatore del partito!!) che in punto di morte (della banca) si è fatto gentilmente concedere 600 milioni di crediti dal Monte dei Paschi di Siena tramite disinvolte operazioni finanziarie garantite con “patacche” di aziende come Sorgenia, già facente capo appunto alla famiglia De Benedetti.

Attualmente il moribondo Mps – che pur in borsa va su e giù come le montagne russe permettendo però guadagni fantastici per chi ha giornalmente le “dritte” giuste – è così diventato azionista di Sorgenia con il 17% del capitale. Siena è anche socio di tante altre imprese in crisi, con debiti incagliati: è il primo azionista con il 7% di Cisfi, gruppo finanziario che fa capo a Gianni Punzo, azionista importante di Ntv (che gestisce “Italo”, i treni di Montezemolo e amici) e la stessa banca è azionista anche con il 22% della società che doveva realizzare il progetto immobiliare di Casalboccone, alla periferia di Roma, ma soprattutto è azionista di imprese pubbliche in crisi, controllate dalla Regione Toscana e da comuni tutti – da decenni – in mano al fu PCI ora PD. Esempi? Scarlino Energia, Fidi Toscana, l’Aeroporto di Siena, Bonifiche di Arezzo, Terme di Chianciano.

Le banche d’affari di solito investono nel capitale azionario di imprese sane, in crescita, non in imprese in perdita che rischiano l’insolvenza, ma stranamente sembra che Monte dei Paschi non ne ha infilata una giusta, anche se buona parte di queste aziende hanno appunto sede in Toscana e dintorni, strana terra patria anche di banca Etruria, ovvero i territori controllati strettamente da ex comunisti ora “democratici” e più recentemente dal fu premier Matteo Renzi, dalla fu ministra Boschi (ora badante ufficiale del governo) e relative famiglie: una sconsolante combinazione.

Quindi parliamoci chiaro: si incriminino e si processino alla svelta i banchieri che hanno fatto i furbi, ma anche i politici che li hanno coccolati, nominati e protetti e dai quali si sono fatti munificamente finanziare (o hanno fatto finanziare i loro amici), mentre la pubblicazione dell’elenco dei creditori insolventi più importanti e – quindi di chi ha abusato del credito – sarebbe ed è un sacrosanto dovere di trasparenza e correttezza.