"E’ difficile dare la colpa a chi non c’era. Per restare alla metafora ricolfiana a Qui, Quo, Qua. Che sono disegnati come molto antipatici, ma – almeno nella rappresentazione disneyana – qualche problema lo risolvono. Zio Paperino è più simpatico ma non ne azzecca una. E soprattutto l’attuale classe dirigente assomiglia molto a Paperoga: dove tocca, sbaglia. Persino volenterosa, intendiamoci. Ma rompe e non paga. E accade da troppi anni". Si apre così una lunga lettera di Matteo Renzi alla Stampa nella quale il segretario del Pd replica all’editoriale di lunedì nel quale Luca Ricolfi ha paragonato la giovane segreteria del Pd ai nipotini di Paperino e fa il punto anche su quanto proposto finora dalla sua segreteria: "Presentando il JobsAct ho cercato di sottrarre ai soli addetti ai lavori la discussione sull’occupazione, per caricarla sulle spalle del Pd, il primo partito del Paese. Non si tratta infatti di materia semplicemente giuslavoristica, ma della principale sfida politica per una classe dirigente che finge di non vedere come la disoccupazione giovanile al 42% sia una sconfitta terribile per l’Italia. Ho citato una vecchia frase: ‘I professionisti hanno fatto il Titanic, i dilettanti hanno fatto l’Arca di Noè’ per dire come anche chi non legga tutte le riviste di diritto del lavoro abbia il do vere morale, la responsabilità di commentare il JobsAct, evitando che divenga il solito sfoggio di competenze su regole, codicilli, commi. Non a caso ho chiesto commenti, suggerimenti, spunti, ricevendo ad oggi circa duemila email da piccoli imprenditori, lavoratori, artigiani, pensionati desiderosi di dare una mano. Anche perché – qui sta il punto politico – io non credo che il problema del lavoro in Italia siano semplicemente le regole dei contratti o l’articolo 18. Ma la burocrazia, il fisco, le infrastrutture tradizionali e digitali e anche la mancanza di una prospettiva, di una visione capace di dare serenità alle famiglie e alle imprese. Per questi motivi abbiamo lanciato delle proposte, concrete".
"Siamo partiti dall’accelerazione – innegabile – su una legge elettorale che era finita a ‘Chi l’ha visto?’ e adesso ha scadenze certe alla Camera dei Deputati – prosegue Renzi -. Abbiamo chiesto di superare il Senato e le Province come le conosciamo adesso risparmiando soldi, ma anche tempi della procedura legislativa. Abbiamo proposto di eliminare l’assurda «materia concorrente» del Titolo V per dare linearità ai rapporti tra Stato e autonomie. Abbiamo chiesto che i consiglieri regionali riducano la loro indennità a quella del sindaco capoluogo di regione. Abbiamo proposto di abbassare di un miliardo i costi del la politica. E anche sul JobsAct abbiamo fatto proposte precise, di sistema: spostare la tassazione dal lavoro alle rendite finanziarie, diminuire del 10% il costo dell’energia elettrica alle piccole e medie imprese, eliminare ex nunc la figura del dirigente a tempo indeterminato in un Paese dominato dai capi di gabinetto, modificare l’impostazione delle Camere di commercio, presentare un progetto immediato di rilancio edilizio con cento gru in cento immobili pubblici dismessi e l’elenco potrebbe continuare. Ci siamo impegnati a destinare tutti i risparmi della revisione della spesa all’abbassamento delle tasse e non lo ha mai fatto nessuno. Certo, abbiamo detto di fare il Codice del Lavoro in otto mesi anziché in tre mesi come propone Ichino. Ok. Sono cinque mesi di differenza. Ma visto che è quarant’anni che aspettiamo prendersi cinque mesi in più è così grave?".
































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